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Violenza

Violenza

10 scrittrici e scrittori per 10 racconti inediti che partono da una parola. Paolo Cognetti ha scelto Violenza. Leggete il suo racconto e poi scoprite gli altri a questo link

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Non so se ci sia stata un’epoca non segnata dalla violenza, questa parola accompagna la storia dell’uomo. A volte penso che potrebbe definire bene l’antropocene: l’era violenta. Ma mi colpisce quanto poco ci riflettiamo, sulla violenza intorno a noi e sulla nostra, come il tema della violenza sia assente dal discorso, lei e il suo contrario che è la gentilezza.

È accettata da tutti, di questi tempi, anzi è diventata un dogma indiscutibile, l’idea che alla guerra si debba reagire con la guerra. Ovvero: la violenza si sconfigge solo con una violenza superiore. Secondo la stessa logica, ogni persona violenta dovrebbe essere gonfiata di botte per smettere di nuocere. A un uomo che picchia una donna andrebbero rotte le ossa. Un bambino che picchia un suo compagno, preso a cinghiate. Per fortuna la pedagogia, almeno quella, ha fatto dei passi avanti nel corso del Novecento, e ora siamo tutti abbastanza convinti (spero) che un bambino violento avrà subito violenza a sua volta, e che per farlo smettere serve l’esatto contrario delle cinghiate, cioè i baci e le carezze. Quel bambino va educato da persone gentili alla gentilezza, altrimenti non se ne esce più. Ma se esprimi lo stesso concetto riguardo alla guerra, ne ricavi un sorrisino di compatimento. Vecchio hippie che sei. Ma chi ha sconfitto Hitler alla fine, Gandhi o Stalin? Il pacifismo, come ha detto il cancelliere tedesco, è passato di moda da un pezzo.

Ci scandalizziamo e ci indigniamo ogni volta che in America un tizio entra in un posto e con un fucile d’assalto si mette a sterminare gente a caso. Ah, l’America! Ma com’è possibile che si vendano fucili accanto alle bistecche? (l’ho visto con i miei occhi, in Alaska). Be’, è semplicemente il principio della violenza superiore applicato alla vita quotidiana: dato che il mondo è un posto violento, io ho il diritto di essere armato. Se qualcuno mi assale gli sparo, come succede in guerra. Il mondo è una guerra.

Ma non ci interroghiamo mai, mi sembra, sulla grande diffusione delle tecniche di lotta, delle scuole dove si insegna a picchiare (ti dicono: a difendersi. Sì, anche chi si compra il fucile la pensa così). Due picchiatori ammazzano di botte un ragazzino per strada, la notizia ci sconvolge e ci indigna, però non ho letto riflessioni sul fatto che quei due fossero campioni di lotta. Cioè, che qualcuno gliel’avesse insegnato, ad ammazzare una persona a mani nude. Ci vuole il porto d’armi per comprare una pistola, ma non ci vuole il certificato di uno psicologo per iscriversi a un corso di MMA (Mixed Martial Arts). Chi impara a picchiare in quel modo è come se avesse un’arma. Se la gente facesse più yoga e meno pugilato, io sono convinto che avremmo molti meno problemi.

Usiamo violenza sulla terra e sugli animali, e discutiamo di crisi climatica con una bistecca nel piatto. È un tabù dire – lo sanno in tanti ma non lo dice mai nessuno – che per riforestare il pianeta e fare qualcosa di buono per il clima dovremmo diventare tutti vegetariani. Non tira, politicamente, quest’idea. Così come ci sembra meglio non spiegare a un bambino che per mangiare un hamburger bisogna uccidere una mucca: il bambino, del resto, lo capisce anche da solo, ma come tutti preferisce non pensarci. Mi sa che è proprio l’ora di pensarci, invece. Cominciamo a essere gentili con la Terra, a vedere la violenza che le facciamo. Se fossimo tutti vegetariani il pianeta starebbe molto meglio.

Abbiamo uomini che uccidono le donne perché non sono stati educati alla libertà e alla gentilezza. Forse qualcuno gli ha detto che l’amore è una guerra, e si vince con la violenza superiore.

Abbiamo politici violenti, di violenza è intriso il loro parlare, sono impregnate di violenza le loro facce, violenti i loro insulti reciproci. Sono politici giustissimi per chi gira armato, per chi è capace di picchiare a morte, per chi uccide le donne, per chi violenta la Terra, per chi crede che la violenza sia utile e necessaria.

Io no. Credo nella gentilezza e vorrei vivere tra persone gentili. Elon Musk, quand’è che mi porti via?


Premio Strega nel 2017 con Le otto montagne (Einaudi), Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978, ma ora vive in Valle d’Aosta. Il suo ultimo romanzo è La felicità del lupo (Einaudi, 152 pagine, 18 euro), storia di Fausto che ha il coraggio di cambiare vita.