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illustrazioni di Amyisla McCombie
illustrazioni di Amyisla McCombie 

Le parole che raccontano il nostro tempo

Ci sono termini che sono bussole per orientarsi in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo. A patto di saper dare loro il giusto valore, e di coglierne appieno il significato. Abbiamo chiesto alla direttrice del Vocabolario Treccani di sceglierne dieci: ecco la sua selezione

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Autostima

La parola cominciò a circolare a metà degli anni Ottanta del secolo scorso, per indicare la “valutazione positiva, la sicurezza di sé, che esprime la misura in cui una persona si considera capace, importante e di valore”, ma è stata registrata nei vocabolari della lingua italiana solo a partire dalla fine del secolo (Edoardo Sanguineti la inserì nel 2004 nel suo elenco di neologismi). Tra i primi a  occuparsene fu, alla fine dell’Ottocento, il filosofo americano William James, ma il termine si è diffuso ed è diventato popolare soprattutto grazie ai dibattiti femministi degli anni Sessanta e Settanta. A diffondere ulteriormente la parola autostima è stata, in particolare, Gloria Steinem, leader del femminismo americano, che ha messo il concetto al centro della sua riflessione per valorizzare la voce delle donne, nel libro Revolution from within, tradotto in italiano nel 1992 come Autostima. La rivoluzione parte da te.


Concordia

La parola latina concordia ha al centro cor, cuore. Ma cor significava anche “sede dell’intelligenza, dei sentimenti, della passione, della volontà”. Nell’antica Roma la Concordia era rappresentata (come la Pace e la Salute), dalla personificazione in una divinità: il suo tempio si trovava alle pendici del colle Campidoglio e rappresentava il simbolo della virtù e dell’armonia necessarie nell’attività politica. Nel passaggio dal latino all’italiano il termine ha conservato sia il significato di “accordo, conformità” (concordia di opinioni, di giudizi), sia quello di “armonia di sentimenti, di idee, di opinioni tra due o più persone” (vivere in concordia, mantenere la concordia in famiglia). La frase latina in varietate concordia, cioè “unità nella diversità” è alla base del motto dell’Unione Europea, scelto tra le proposte inviate da studenti di tutti i Paesi membri e accettato nel 2000 dalla presidente del Parlamento europeo Nicole Fontaine. 


Equità

Sia la parola sia il concetto derivano dal latino aequitatem. Nel  diritto il termine ha il significato di “giustizia che applica la legge in modo non rigido, tenendo conto dei casi particolari e delle circostanze umane concrete non previste dalla legge”. In senso più generale, e nel linguaggio comune, equità è usato come sinonimo di giustizia, di uguaglianza, di imparzialità: non a caso papa Francesco si è servito di questa parola quando, nel discorso del 12 settembre 2020, ha detto che «esigiamo scelte politiche che coniughino progresso ed equità, sviluppo e sostenibilità per tutti, perché nessuno sia privato della terra che abita, dell’aria buona che respira, dell’acqua che ha il diritto di bere e del cibo che ha il diritto di mangiare». Ai significati tradizionali si è aggiunto, più recentemente, quello di “inclusione”, quando si parla di equità e pari opportunità per le donne nel mercato del lavoro, e di equità di genere, quella che dovrebbe eliminare le asimmetrie nell’organizzazione sociale.


Impatto

Per capire il significato della parola bisogna risalire all’inglese impact, che a sua volta derivava dal latino impactus. Il termine cominciò a circolare in italiano solo dagli anni Cinquanta del secolo scorso: i giornalisti che descrivevano gli effetti devastanti della bomba di Hiroshima adattarono l’inglese impact nell’italiano impatto. Da allora il termine si è diffuso per indicare l’urto di un corpo in movimento (una bomba, un missile, un proiettile, un veicolo) contro una superficie, e più tardi anche il posarsi sul suolo di un veicolo spaziale. In usi figurati impatto indica un contatto brusco (l’impatto con un nuovo ambiente, con una realtà difficile) o anche l’influenza esercitata da qualcosa (l’impatto dei social sui ragazzi). Grazie alla forza maggiore che esprime, impatto ha sostituito sempre più spesso contatto o incontro, affermandosi nel campo dell’ecologia con espressioni diventate familiari anche nel linguaggio comune (impatto ambientale; a impatto zero).


Merito

Abbiamo ereditato la parola (e il concetto) dalla lingua latina. In latino meritare significava “guadagnare un salario, servire”: nel passaggio all’italiano il termine ha indicato “il diritto alla lode, alla stima, oppure alla ricompensa (materiale o morale) dovuta alle qualità, alla capacità o alle opere di una persona”. Negli anni Settanta del secolo scorso si è diffuso il termine meritocrazia, dall’inglese meritocracy. La parola era stata coniata nel 1958  dal sociologo inglese Michael Young, con allusione negativa al rischio di una valutazione rigida basata sul merito, che avrebbe portato a una disuguaglianza sociale ancora più marcata. Nel passaggio alla lingua italiana la parola ha perso la connotazione negativa, e si è diffusa nel linguaggio comune per indicare la concezione secondo la quale le responsabilità direttive, e specialmente le cariche pubbliche, dovrebbero essere affidate ai (e soprattutto alle) più meritevoli, a chi dimostra di possedere in maggior misura doti e capacità personali. 


Preoccupazione

Strana la storia di questa parola,  derivata dal latino praeoccupationem, cioè “occupazione precedente”, dal verbo latino praeoccupare, cioè “occupare prima”. Quindi, in origine, la preoccupazione era “l’occupazione di un posto fatta prima di altri”. Ma il significato moderno, col senso di “pensiero che occupa la mente determinando uno stato di apprensione, di inquietudine, di ansia, per il timore che possa verificarsi un fatto spiacevole o doloroso” è arrivato nella lingua italiana attraverso la lingua francese, direttamente da préoccupation. Tra i primi a usare la parola con questo valore è stato Alessandro Manzoni, che di stati d’ansia se ne intendeva: nei Promessi Sposi si è servito del termine per esprimere lo stato di turbamento di vari personaggi, da don Abbondio all’Innominato. Per non trovarci impreparati di fronte alle preoccupazioni che ci avvolgono da ogni parte, dal clima alla salute, dal lavoro  alla guerra, il rimedio è tutto nell’etimologia: occuparsi del problema in tempo. 


Resilienza

Nato come termine filosofico a metà del Settecento, resilienza (in latino il verbo resilire significa “rimbalzare”) cominciò a circolare un secolo dopo, per indicare in fisica e in ingegneria la capacità di un materiale di resistere a deformazioni e rotture, e  in psicologia la capacità di reagire di fronte a traumi e difficoltà. Dagli anni Ottanta del secolo scorso il termine si è diffuso col senso più generico ma meno corretto di “capacità di superamento delle difficoltà”. Alla popolarità mondiale della parola ha contribuito il discorso del presidente Obama dell’11 settembre 2011 These past 10 years tell a story of our resilience. Il 6 aprile 2020 il presidente Sergio Mattarella, riferendosi al terremoto dell’Aquila e alla pandemia da Coronavirus, ha detto: «L’Italia dispone di energia, di resilienza e di una volontà di futuro che ha radici antiche». Nel 2021 il ministero dello Sviluppo economico la lanciato il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. La parola è entrata definitivamente nel lessico degli italiani nel periodo della pandemia.


Sorellanza

La parola esisteva già alla fine dell’Ottocento: indicava il rapporto tra sorelle, o il legame di affetto che le unisce. Poi ha indicato anche il legame reciproco tra cose simili, e quello tra due o più cose che hanno la stessa origine o le stesse caratteristiche. Solo a partire dagli anni Settanta del Novecento sorellanza si è imposta con un valore del tutto nuovo: “reciproca solidarietà tra donne”. Nel 1970 la scrittrice statunitense Kate Millett propose sisterhood per indicare un’unione sociale tra le donne che scavalcasse le differenze di classe, di religione, di appartenenza etnica. E qualche anno dopo Marcela Lagarde (l’antropologa messicana che ha coniato il termine femminicidio) aggiunse al valore della parola la sfumatura di complicità necessaria per superare le disparità di genere. Sorellanza è registrata da tempo in tutti i dizionari della lingua italiana, col significato di “sentimento di reciproca solidarietà fra donne, basato su una comunanza di condizioni, esperienze, aspirazioni”.


Sviluppo

All’origine di sviluppo c’è il verbo sviluppare, cioè “districare un viluppo, un intreccio disordinato e confuso”. La parola ha fatto la sua prima apparizione solo alla fine del Cinquecento, in un dizionario italiano-inglese pubblicato in Inghilterra da John Florio. Poi i significati si sono estesi e accumulati: dal “processo attraverso il quale una persona raggiunge la sua forma fisica e psichica definitiva” (l’età dello sviluppo), a quello di “trattazione, tema, svolgimento”(lo sviluppo di un’idea), fino ai valori assunti in musica, geometria, analisi matematica, biologia, fotografia ecc. Ma la parola evoca soprattutto, e in senso positivo, l’accrescimento, l’incremento, l’espansione, la crescita (lo sviluppo economico, i Paesi in via di sviluppo, lo sviluppo sostenibile, il piano di sviluppo, i modelli di sviluppo), e talvolta è usata per tradurre l’inglese empowerment, cioè il processo di crescita personale e professionale. 


Tempo

Se la parola latina tempus esprimeva solo il significato cronologico, con la parola italiana tempo si indica sia quello cronologico (il trascorrere del tempo) sia quello atmosferico (il tempo tende al bello). Solo nella seconda metà dell’Ottocento l’espressione tempo libero è stata registrata per la prima volta in un vocabolario, dando spazio a un concetto e a una realtà non esistenti nella società preindustriale. Se il tempo libero finisce per inserirsi nella catena di montaggio della produzione consumistica, con l’espressione tempo liberato (che evoca il tempo ritrovato di proustiana memoria) si allude a qualcosa di diverso, al tempo liberato non solo dal lavoro, ma anche dal consumo. In una visione diversa della distribuzione del tempo come valore sono nate le banche del tempo, quelle nelle quali le transazioni sono basate sullo scambio reciproco del proprio tempo, con prestazioni varie calcolate sulla base del tempo impegnato per svolgerle, e non sul denaro. 


Valeria Della Valle, romana, ha insegnato Linguistica italiana all’Universita La Sapienza di Roma. È socia corrispondente dell’Accademia della Crusca e socia ordinaria dell’Arcadia. Autrice di saggi sulla storia dei dizionari, sulla prosa contemporanea, sulla terminologia dell’arte, sui neologismi, ha firmato con Giuseppe Patota 14 libri divulgativi sull’italiano (Sperling & Kupfer) e con lui ha diretto sia la trasmissione Le parole per dirlo (Rai3) sia il dizionario Il Nuovo Treccani del 2019 e quello in uscita a settembre.