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Artwork di Marcus Harvey, “Myra”, 1995/©SIAE
Artwork di Marcus Harvey, “Myra”, 1995/©SIAE 
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Sensation, 1997: la mostra londinese che aprì a una nuova generazione d'artisti sulle vibrazioni del Britpop

Storia dell’evento che lanciò gli Young British Artists e dell’uomo che scommise su di loro, risvegliando il pubblico “con opere che potreste trovare sgradevoli”

3 minuti di lettura

Se il successo si misura dal rumore, con la mostra Sensation alla Royal Academy of Arts di Londra, nel 1997 si raggiunsero vette altissime. Lo storico museo londinese a due passi da Piccadilly Circus aveva messo le mani avanti: “Ci saranno opere d’arte esposte che alcune persone potrebbero trovare sgradevoli…”, avvertiva l’annuncio all’ingresso. Nonostante il disclaimer, Myra (1995) di Marcus Harvey – un dipinto realizzato con le impronte di mani di bambino che riproducevano, ingigantita, l’immagine segnaletica di un’infanticida seriale (Myra Hindley) – venne salutato con lancio d’uova e inchiostro. La presenza dell’opera era stata anticipata dai giornali e quattro membri dell’Academy si erano dimessi in segno di protesta. Il resto del repertorio teneva testa: dall’estremo close-up di un cranio spaccato realizzato da Mat Collishaw, ai manichini con genitali dislocati fantasiosamente dei fratelli Jake e Dinos Chapman, fino alla mucca fatta a fette ed esposta in 12 teche da Damien Hirst ed Everyone I Have Ever Slept With, la tenda nella quale erano applicati i nomi di tutti quelli con cui Tracey Emin era andata a letto – opera che divenne bersaglio prediletto dei media.
La raccolta apparteneva al magnate della pubblicità e vorace collezionista Charles Saatchi e risvegliò di colpo il mondo dell’arte inglese. «Negli anni Ottanta la scena artistica locale s’era ridotta a una manciata di gallerie. Difficile per un giovane artista trovare qualcuno che lo rappresentasse», racconta Matthew Slotover, attuale chairman di Turner Contemporary e già co-fondatore di Frieze nel 1991, magazine che ha generato l’omonima fiera. «Toccava arrangiarsi». Così nel 1988 Damien Hirst, studente a Goldsmiths, organizzò negli uffici portuali dismessi a Sud Est di Londra la mostra Freeze, e mandò un taxi a prendere il Segretario generale della Royal Academy, Norman Rosenthal. Negli anni successivi ci furono altri episodi dello stesso tipo e quegli artisti cominciarono a essere conosciuti come Young British Artists (Yba). «Era un crescendo. Per questo quando Sensation venne annunciata e discussa, a noi non sembrava nulla di nuovo; ma quelle stesse opere sono diventate “roba grossa”». La mostra causò ulteriori controversie nelle successive tappe a Berlino e a Brooklyn, dove The Holy Virgin Mary (1996), il dipinto della Madonna con inserti di sterco d’elefante di Chris Ofili, spinse il sindaco di New York, Rudolph Giuliani, a togliere i sussidi al museo.

Il poster di Sensation, mostra della collezione di Charles Saatchi alla Royal Academy of Arts di Londra nel 1997. In apertura, Myra (1995) di Marcus Harvey.
Il poster di Sensation, mostra della collezione di Charles Saatchi alla Royal Academy of Arts di Londra nel 1997. In apertura, Myra (1995) di Marcus Harvey. 

Ma gli Yba non erano i primi ribelli, e dunque cos’è che li rendeva speciali? «Hirst diceva che voleva fare solo arte che potesse piacere alla sua mamma», prosegue Slotover. «Non gli interessava impressionare dieci accademici, ma aveva intenzione di farsi notare dalla gente, come il resto del gruppo. I temi cambiarono abbracciando politica, cronaca nera, cultura popolare». La nuova arte risuonava con le vibrazioni del Britpop. E poi c’era l’altra variabile: Saatchi. Slotover ricorda l’intervista in cui Hirst, che nella mostra Freeze esponeva i suoi collage non memorabili, dichiarò: «Prenderò uno squalo e lo metterò in un acquario e sarà molto figo». Fu il celebre ed elusivo pubblicitario a sostenere le spese dello squalo tigre in formaldeide (50 mila sterline), oggi probabilmente il più noto lavoro dell’artista. Saatchi ha promosso la sigla Yba esibendo gli artisti nella sua galleria e acquisendone i lavori quando non interessavano a nessuno. «Nella sua mente un supporto così cospicuo avrebbe avuto un ritorno finanziario al momento di vendere le opere alla fine del tour di Sensation», ha scritto The Art Newspaper. Si dice che con la foga di comprare (e vendere), Saatchi abbia inventato la figura del collezionista moderno, guadagnandosi peraltro l’appellativo di “specullector”. Qualcuno arriva a dire che abbia fatto e distrutto carriere, ma Slotover non è del tutto convinto. «Il mercato dell’arte è molto grande e veloce anche per la rapidità con cui le informazioni viaggiano su Internet e non penso si possa ricondurre a un uomo solo. Ma Saatchi, certo, ha reso possibile qualcosa che forse per l’arte inglese non lo sarebbe mai stato».  

A inizio anni Duemila la scena era trasformata. «Aveva aperto la Tate Modern e gallerie come Gagosian o Sprüth Magers fioccavano in città, meta internazionale». Galvanizzati dal fermento, nel 2003 Slotover e la socia Amanda Sharp lanciano la fiera Frieze, che oggi comprende Frieze London e la concomitante Frieze Masters, Frieze New York, Los Angeles, Seul. Damien Hirst e compagni oggi sono ormai artisti di mezza età e hanno perso la carica rivoluzionaria. La materia dell’arte di Hirst sembra il mercato: nel 2008 ha venduto 223 lavori all’asta totalizzando 200 milioni di dollari. L’ultimo exploit? Mettere in competizione le sue opere: Nft contro realtà. Intanto la fiera londinese è diventata «destinazione imperdibile nel calendario dell’arte», dichiara l’attuale direttrice di Frieze London, Eva Langret. Erano 160 le gallerie presenti lo scorso ottobre più le 120 alla sorella Frieze Masters. Insieme hanno avuto 90 mila visite, con galleristi che vantavano vendite a sei zeri proprio negli stessi giorni in cui i giornali inglesi si chiedevano ironicamente: “Dura più un governo di Liz Truss o un cespo d’insalata?”.
 
Per il momento il panorama artistico in Gran Bretagna sembra godere di miglior salute della politica. «Brexit ha aggiunto costi e complicazione», lamenta Slotover, «è stata una pessima, pessima idea. Ma a Londra ci sono musei, gallerie, artisti, critici, collezionisti e tutto ciò non svanirà in una notte. Perciò resto piuttosto ottimista».