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Photo courtesy Camille Bidault Waddington
Photo courtesy Camille Bidault Waddington 

"Troppo impegnati a divertirci": la Cool Britannia nei ricordi della stylist Camille Bidault-Waddington

«Negli anni 90 sentivamo di non avere nulla da perdere». Inizia così il racconto della stylist francese, arrivata a Londra nel 1997 e diventata velocemente uno dei nomi di riferimento del sistema moda. Un gruppo di appassionati che si radunava a Shoreditch attorno a personaggi come Alexander McQueen, Hussein Chalayan, Katie Grand, Alasdair McLellan, e passava le serate a ridere, scherzare mentre pianificava la rivoluzione globale dello stile

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A Londra, per incontrare i personaggi della moda più di rilievo ai tempi della Cool Britannia dovevi evitare i bar chic e i ristoranti di lusso e puntare verso il Bricklayer’s Arms pub a Shoreditch, luogo in teoria tutt’altro che hip e cool. Eppure era lì che tenevano banco Alexander McQueen, Hussein Chalayan, Katie Grand, Alasdair McLellan e tutti gli altri. Gin tonic e birre in mano, passavano le serate a ridere, scherzare e pianificare la rivoluzione globale dello stile. «Ma non eravamo solo noi della moda: c’erano musicisti, artisti, scrittori. Ci confrontavamo, facendo a gara a chi aveva l’idea più esplosiva». Con il suo cognome “fintamente” anglosassone, Camille Bidault-Waddington sembra appartenere di diritto a quella tribù. E invece la stylist francese a Londra ci arriva per scelta nel 1997, diventando velocemente uno dei nomi di riferimento del sistema. 

La stylist Camille Bidault-Waddington in una polaroid con Jarvis Cocker alla metà degli anni Novanta. Photo courtesy Camille Bidault Waddington
La stylist Camille Bidault-Waddington in una polaroid con Jarvis Cocker alla metà degli anni Novanta. Photo courtesy Camille Bidault Waddington 

«Era la metà degli anni Novanta, io facevo l’assistente di Marie-Amélie Sauvé per Vogue Paris. Un bel ruolo, ma Parigi mi stava stretta, perché mancava del tutto la stampa indipendente, quella dove si poteva davvero sperimentare». Di titoli simili invece Londra era piena: i-D, The Face, Dazed and Confused (oggi Dazed). Anzi sono loro che dettavano legge, tanto nel Regno Unito quanto nel resto del mondo, dove la febbre per il Made in UK è a livelli mai toccati. E così, quando a una cena Katy England, il braccio destro di McQueen, e il fotografo Phil Poynter, le consigliano di tentare la fortuna a Londra, lei dà loro retta. E fa bene, sia perché da allora è considerata una delle migliori del settore, sia perché è così che incontra quello che diventerà suo marito, il leader dei Pulp Jarvis Cocker. Le foto del loro matrimonio, conclusosi nel 2009, mostrano un mix tra coolness britannica e allure francese che ha fatto scuola.  

«Era l’entusiasmo a colpirti di più. A Parigi qualunque proposta era accolta con scetticismo, da un “Ma sei sicura?”; a Londra invece la risposta era sempre “Divertente, provaci!”. E poi c’era la sensazione di essere una vera comunità: eravamo tanti gruppetti diversi divisi in base alle testate per cui lavoravamo, ma tra noi ci si considerava come una famiglia. Nessuno, non conta quanto importante, viveva in una torre d’avorio, così lo scambio era continuo. E non c’erano inibizioni e retropensieri. Mi ricordo la prima copertina di Pop Magazine, nel 2000, con Stella McCartney, Phoebe Philo e Luella Bartley che facevano pole dancing: ecco le designer più importanti della nuova generazione in versione sexy e provocante. Non riesco a immaginarmi una cosa simile oggi».  

Camille spiega quella libertà creativa con un’ingenuità di fondo comune, che da un lato permetteva loro di non porsi freni, e dall’altro attirava i colossi del settore. «Sentivamo di non avere nulla da perdere, quindi facevamo a modo nostro. Tipo trasformare una borsa in orecchino, o realizzare una foto sovrapponendo cinque paia di calze bucate. Una volta per uno shooting, per sbaglio, restrinsi il vestito di un brand molto importante: glielo rimandai che era in taglia 4 anni, lo stilista non poteva crederci. Ma poi, vista la foto, ha capito. Eravamo il tramite tra la vecchia scuola e i nuovi movimenti che dettavano le tendenze, e questo faceva gola. Ecco perché all’epoca giravano molti più soldi». Questo fai-da-te creativo non riguardava solo la moda “alta” e di concetto, ma anche quella più popolare: il vestito più celebre di quegli anni è quello cortissimo, scollatissimo e decorato con la Union Jack indossato da Geri Halliwell delle Spice Girls ai Brit Awards, il 24 febbraio del 1997: la bandiera in realtà è una tovaglietta da tè che la sorella le ha cucito su un abito di Gucci, perché il marchio si rifiutava di modificarlo. Non sarebbe mai accaduto altrove. 

La Cool Britannia per Camille finisce dopo sette anni, quando rientra a Parigi. «Abbiamo fatto tutti carriera, e così ognuno è andato per la sua strada. Ma quando ci capita di ritrovarci, è come tornare a casa sull’onda dei ricordi. Per fortuna all’epoca non c’erano i social media: nessuno passava il tempo a farsi foto e a preoccuparsi dei like. Eravamo tutti troppo impegnati a divertirci».