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Un esempio della nail art di Mei Kawajiri, il suo account Instagram è @nailsbymei. Foto Ag. Lalaland Artists - Nails by Mei Kawajiri 
Un esempio della nail art di Mei Kawajiri, il suo account Instagram è @nailsbymei. Foto Ag. Lalaland Artists - Nails by Mei Kawajiri  
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Manicure: gli smalti sono sempre più un accessorio identitario che rifiuta di farsi formattare

Sfilate, star, social e mercato confermano: la manicure è un’arte a tutti gli effetti. Un gioco di libertà espressiva capace di diventare statement. E la costante esposizione di queste opere lillipuzziane sui social media (che già hanno un nome: nailsfies) è il principale motore del successo del "nail care"

2 minuti di lettura

Rouge is back. Lo proclama sul suo profilo Instagram, corredando l’annuncio con foto di lunghe unghie carminio lavorate in 3D, Mei Kawajiri alias @nailsbymei, tra le nail guru del momento. Giapponese trapiantata a New York, capelli rosa confetto e outfit da cosplay, è diventata una presenza fissa nei backstage di moda e nei camerini di popstar come Dua Lipa e Rosalía. 
Eppure, anche se si nota un ritorno all’intramontabile rosso, questo settore resiste, oggi più che mai, a qualsiasi tentativo di chiudersi in una tendenza. Gli smalti sono sempre più un accessorio identitario che rifiuta di farsi formattare. Lo spiega in modo provocatorio Clare Varga, responsabile dei beauty trend nell’agenzia americana Wgsn: «Per la Gen Z le unghie sono come un gateway drug: la sperimentazione comincia da lì per poi sfociare in altre forme di dipendenza – ma in questo caso positiva, visto che si parla di espressione di sé attraverso il makeup». 
Ecco perché la cifra artistica è in netto aumento: le unghie oggi vengono affrescate, scolpite, ingioiellate, incoraggiano a oltrepassare i limiti. La rapper e attrice americana Cardi B ha impiegato tre ore per farsi decorare le sue, affilatissime (con l’applicazione di due extension) e rivestite di bijoux. E pazienza c’è voluta anche nel backstage della sfilata parigina di Vivienne Westwood, dove ogni modella/o ostentava unghie diverse, in piena sintonia con la collezione e nello stesso tempo capaci di offrire un supplemento di personalità. Una manicure molto commentata in rete è stata quella dell’ultimo fashion show di Miu Miu, realizzato proprio da Mei Kawajiri: su ogni unghia era stato disegnato a mano il logo del brand. «No, non sono sticker, li ho dipinti uno a uno», ha scritto lei sul suo account.

Un esempio della nail art di Mei Kawajiri, il suo account Instagram è @nailsbymei. Foto Ag. Lalaland Artists - Nails by Mei Kawajiri 
Un esempio della nail art di Mei Kawajiri, il suo account Instagram è @nailsbymei. Foto Ag. Lalaland Artists - Nails by Mei Kawajiri  

La costante esposizione di queste opere lillipuzziane sui social media (che già hanno un nome: nailsfies) è il principale motore del successo del nail care. Secondo l’analisi dell’agenzia Transparency Market Research, il settore – che l’anno scorso ha realizzato 10,9 miliardi di dollari a livello mondiale–, dovrebbe raggiungere i 23,1 miliardi di dollari nel 2030, con un tasso medio di crescita annuale dell’8%. Un dato notevole se si pensa che gli smalti sono tra gli articoli di makeup più economici. Lo stesso report mostra come oggi la ricerca dei laboratori cosmetici per i prodotti per le unghie sia focalizzata soprattutto sulle nuove fasce di pubblico: la clientela senior, che non vuole rinunciare a manicure da star, e quella maschile, in costante aumento. 
Le unghie, infatti, proprio perché customizzabili all’infinito, sembrano capaci più di altri trucchi, di piacere agli uomini, rompendo quel muro che li separava dal maquillage. Anche qui, sulla scia di qualche idolo delle nuove generazioni, come il cantante Machine Gun Kelly che lo scorso ottobre ha sfoggiato ai Billboard Music Awards una manicure costata 30 mila dollari con tanto di diamanti – poi recuperati per farne una collezione di gioielli del marchio Marrow Fine, che ha deciso di venderli per beneficenza.

D’altronde non è la prima volta che le mani sono veicolo di messaggi. C’è chi si ricorda ancora quelle decoratissime della sprinter statunitense Florence Griffith-Joyner quando volava sui 100 metri in 10,54 secondi alle Olimpiadi di Seul (1988), esibite sia come un’affermazione di femminilità in un mondo molto maschile sia di rivendicazione sociale, con un rovesciamento dei canoni del ghetto. Sulle sue orme si è mossa la campionessa di tennis Serena Williams, che ha addirittura preso un diploma di nail technician e le cui esplosive creazioni esibite nelle competizioni hanno suscitato sempre molti commenti. 

A Parigi, intanto, si è fatta notare (anche sui social, @cam.t.artist) la nail artist ventinovenne di origine vietnamita Cam Tran: sue sono le unghie di Kendall Jenner per la campagna pubblicitaria di Jacquemus e quelle elaboratissime della passerella primavera/estate 2023 di Schiaparelli. Ben lontana dall’immagine della manicurist tradizionale, ama definirsi  addirittura scultrice perché realizza nail art in 3D. «Sono sempre stata appassionata d’arte e di pittura», racconta. «A un certo punto mi ha incuriosito l’idea di poter usare le unghie come tela su cui dipingere. La mia prima nail art, infatti, è stata ispirata da uno dei celebri quadri di Claude Monet, le Ninfee». Scoperta su Instagram da uno stylist che l’ha prontamente ingaggiata, ha cominciato a farsi conoscere nel mondo della moda, dove è sempre più apprezzata. «Oggi tutto è possibile perché la manicure ha smesso di essere la ciliegina sulla torta, ma è diventata accessorio e statement, per esprimere la propria identità».