Beauty
Isamaya Ffrench ritratta da Steven Klein
Isamaya Ffrench ritratta da Steven Klein 
Beauty

Ffrench (R)Evolution

Il suo make-up anticonformista rende omaggio alle sottoculture. Perché Isamaya Ffrench si rivolge a tutti quelli che non temono il cambiamento

2 minuti di lettura

Ha solo 33 anni Isamaya Ffrench, ma ha già contribuito a una piccola rivoluzionare estetica. Labbra carnose, ciglia folte e capelli che passano facilmente dal nero al platino, la make-up artist britannica è essa stessa incarnazione di una bellezza provocatoria, anticonformista, talvolta persino drammatica. Ama giocare con la sua immagine perché il trucco è l’espressione della sua identità, in costante cambiamento. «Non voglio dire alle persone come dovrebbero apparire. Il make-up, al contrario, dovrebbe servire a tornare se stessi». Da quando è entrata nel beauty business, ha truccato Rihanna, Madonna e Bella Hadid – giusto per citare alcuni nomi – è stata consulente di Ysl, Tom Ford e Christian Louboutin, recentemente ha curato la prima linea trucco del marchio Byredo. Oggi è direttore global di Burberry Beauty e lo scorso giugno ha lanciato Industrial, la sua collezione di debutto che sintetizza così: «Pelle e lattice, piercing e gomma, forza e autocontrollo, per gli amanti del trucco che non vogliono conformarsi». Dalla campagna creata con il famoso fotografo Steven Klein, emergono look industriali, atmosfere dark e allusioni alla cultura Bdsm (sigla che si riferisce a pratiche sessuali basate sul dolore e il disequilibrio di potere, ndr). La prima collezione è composta da cinque pezzi che celebrano l’empowerment: una palette di 14 ombretti (la Industrial Colour Pigments), un mascara, un gel per sopracciglia, un siero per labbra e uno per il viso che crea un innovativo effetto pelle di vetro. Tutti sono “vestiti” da accessori metallici, che a sorpresa diventano piercing da indossare. 

La cover del kit di 14 ombretti del brand IsamayaFoto di Dan Tobin Smith/courtesy Isamaya
La cover del kit di 14 ombretti del brand Isamaya
Foto di Dan Tobin Smith/courtesy Isamaya 

Com’è nata la sua prima linea di make-up? 
«Non era in programma, ma negli anni ho lavorato come consulente creativa e ho sviluppato prodotti per altri marchi. Mi è piaciuto così tanto che ho creato un mio brand, con regole mie e senza compromessi».
Qual è la sua sfida?
«Rendere omaggio a tutte le preziose sottoculture che vengono lasciate fuori dal mainstream e rivolgermi a persone che raramente si identificano con un marchio di bellezza. E questo è possibile sviluppando diverse collezioni ogni anno».
Potere e dominazione, alla base della cultura Bdsm, hanno ispirato la sua collezione?
«Potere sì, ma non dominazione. Io voglio dare potere alle persone, dar loro fiducia. Nessuno dovrebbe stare al di sopra o al di sotto degli altri».
La sua è una collezione genderless?
«Contrariamente a quanto si pensa, la bellezza non ha genere. Tutti vogliono essere belli, no? Io progetto prodotti che suscitano emozioni, non importa se in un uomo o in una donna. Voglio raggiungere le persone che non hanno paura. O le persone che si sentono pronte ad abbandonare le loro paure e a separarsi dallo stupido concetto di cosmetici di genere».
Cosa rappresenta il make-up per lei?
«Uno strumento per valorizzare al meglio se stessi, per esaltare le proprie caratteristiche, per esprimere un aspetto specifico della propria personalità in base all’umore del giorno. Non dovrebbe mai essere un mezzo per nascondersi o per cercare di assomigliare a qualcun altro. Il paragone è tossico».
Com’è nata la sua passione per il trucco?
«Avevo 7 anni quando mi sono immersa nel meraviglioso mondo del make-up artist Kevyn Aucoin, che ho scoperto comprando il suo libro Making Faces. L’ho letto e ho osservato ogni sua immagine centinaia di volte, ma il primo pennello professionale l’ho preso in mano solo dieci anni dopo».
Ha truccato Marilyn Manson, Rihanna, Björk... Quale look l’ha più soddisfatta?
«Il fatto di lavorare con persone straordinarie è più importante del trucco in sé. Non riesco proprio a sceglierne uno. L’esperienza sta nel progetto, nelle conversazioni, nel modo in cui si entra in sintonia con l’artista».
Come crea il make-up giusto?
«Non insisto su un’idea se non convince. Voglio che il mio interlocutore si senta bene prima di tutto, quindi parlo molto con lui per capire come conciliare le nostre idee».
Quali sono le prossime tendenze beauty?
«Gli ideali di bellezza funzionano a cicli e più ci abbandoniamo a un’estetica, più la controreazione sarà forte. Ora piace un glam da starlette di fine anni 90, probabilmente frutto di due anni senza vita sociale e di una nostalgia per un’epoca spensierata. Presto passeremo al contrario di tutto ciò».
Non si stanca mai di essere un’artista in costante trasformazione?
«Direi più in evoluzione. Sono molto curiosa, mi piace crescere sempre. Ciò che impari cambia le tue convinzioni, la percezione della vita e quindi te stessa. Ci si libera della vecchia pelle per scoprirne una nuova».