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PORTFOLIO

"Nessuna donna è perfetta": la fotografa Harley Weir contro gli stereotipi

Autoritratto dell’artista Harley Weir
Autoritratto dell’artista Harley Weir 
Fotografando nel suo nuovo libro difetti e pieghe della pancia, Weir ci vuole dire che nessuno è perfetto come appare su Instagram. Da Kim Kardashian a Bella Hadid l'artista racconta tutte le bambole del mondo che i social propinano come modello estetico
3 minuti di lettura

La moda, per la fotografa inglese Harley Weir, è connessione con la verità della vita. Come in un movimento armonico i fatti e le fasi che compongono la nostra esistenza si susseguono con naturalezza: la giovinezza si alterna alla vecchiaia, l’erotismo all’ironia, un corpo gracile a uno oversize, un seno che allatta a uno segnato dalle cicatrici di chi ha scelto di cambiare sesso. Pur spingendo su una sperimentazione complessa di forme, colori e immaginari, i suoi scatti restano contraddistinti da un’umanità che ti accoglie, facendoti sentire parte di un progetto condiviso. 

Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro). 
Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro).  

Nel suo ultimo libro, Beauty Papers, racconta per paradosso la sempre più diffusa tendenza verso una bellezza artificiale.
«Siamo invasi da immagini sexy, soprattutto su Instagram, totalmente edulcorate. Le ragazze posano scegliendo con estrema cura l’angolo di ripresa, si offrono con precisione a chi guarda e, ormai, oltre a trucco e Photoshop fanno un uso disinvolto anche della chirurgia. Con il mio libro volevo che le donne realizzassero quanto quelle immagini e quelle persone semplicemente non siano vere e come sia possibile intervenire su noi stessi modificandoci completamente».
L’idea di una bellezza manipolata non è solo accettata, sta diventando paradigma. Pensiamo a Bella Hadid, tra le top model più famose al mondo, che ha fatto dichiaratamente uso della chirurgia estetica.
«Credo sia difficile per le donne non identificarsi con un’immagine artefatta e ancora più arduo non sentirsi inadeguate. Per questo nei miei scatti ho voluto mostrare, oltre il glitter, angoli sbagliati, difetti, pieghe della pancia. Ma è importante notare che la moda sta spingendo affinché si vedano anche corpi reali».

Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro). 
Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro).  

Da una parte dunque un’idea di bellezza modificata, dall’altra maggiore libertà di mostrarci per come siamo. Dove stiamo andando?
«A volte penso al dilagare di una certa cultura giapponese e mi chiedo se ci stiamo muovendo verso un tipo di bellezza cyborg. È davvero difficile prevederlo. Viviamo dentro dei trend: quando ero ragazzina c’era la bellezza androgina di una come Kate Moss, oggi ci sono le sexy dolls alla Kardashian. È un momento interessante anche per la compresenza di modelli opposti».
Cos’è la bellezza?
«È imperfezione, ciò che ci caratterizza e rende unici. Quando ero piccola avevo una macchia rossa sul viso che disegnava una stella. A sedici anni l’ho rimossa. All’epoca si vedevano solo immagini di donne con la pelle levigatissima, lunare. Ora, se potessi, la rivorrei».
Lei è nata nel 1988: quanto è importante lo sguardo femminile dentro un mondo maschile come quello della fotografia di moda?
«Fondamentale. Dieci anni fa era raro per una donna fare questo mestiere, oggi siamo tante. Ed è anche questo il motivo del cambiamento e dell’arrivo di un’idea di bellezza più tollerante e inclusiva».

Autoritratto dell’artista.
Autoritratto dell’artista. 

Il libro è stato dedicato a tutte le bambole del mondo.
«Un modo per giocare sul preconcetto maschile che ci vede tutte bambole e un omaggio a mia madre che lavorava per Cindy Dolls, versione meno famosa di Barbie. La fascinazione per il travestimento viene da lì».
Crede che voler apparire come una hot girl sia una forma di sottomissione della donna all’immaginario maschile? 
«Le ragazze apprendono dai social, senza mettere in questione ciò che vedono, seguono il modello di massa».
In molti scatti ha usato se stessa. Lavorare sul suo corpo le ha concesso di sperimentare più liberamente? 
«Come artista è naturale usare il corpo altrui: operazione mai facile. È stato liberatorio non doversi preoccupare di come la persona davanti a me si sentisse. Un modo per esplorare meglio la mia identità».

Autoritratto dell’artista.
Autoritratto dell’artista. 

Nel libro si vedono maschere, corpi reali e fittizi…
«La maschera è un veicolo molto interessante. Può aiutarci a essere in contatto più autentico con la nostra vera identità, perché la protegge. In molti scatti è difficile dire se la persona sia vera o no, se sia una maschera o un volto reale. Tutto è costruito per creare un senso di ambiguità».
Un autoscatto la vede adagiata in una sorta di bara…
«È un gioco sull’idea che siamo tutti mortali. C’è poi un riferimento alla scatola nella quale vengono vendute le bambole».
Nella sezione Mer-people alcune immagini vedono corpi segnati da cicatrici, silhouette marcate da spine di rose. Cosa raccontano?
«Una riflessione sul genere attraverso la metafora della sirena: essere in stato trasformativo. Un riferimento alla sofferenza dei corpi fluidi e alla loro fragilità».
Lei, oltre alla moda, ha realizzato anche un progetto sui rifugiati, uno sullo spreco della plastica e uno sull’arte come terapia per i giovani. Quanto conta l’attivismo? 
«È fondamentale, dà senso al mio lavoro. La moda è un prezioso veicolo per il cambiamento, ma spesso è astratta. Restare con i piedi per terra è importante. All’inizio della carriera mi dicevano di restare nel mio campo. Come essere umano credo invece che sia fondamentale dare qualcosa indietro alla collettività».  

Autoritratto dell’artista.
Autoritratto dell’artista. 

Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro). 
Nelle foto di questo servizio, scatti tratti dal libro Beauty Papers, della fotografa inglese (classe 1988) Harley Weir (Idea Books, 208 pagine, 60 euro).