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CARTA D’IDENTITÀ
Gli invisibili tra noi
CARTA D’IDENTITÀ

Gli invisibili tra noi

2 minuti di lettura

Ogni volta che mi imbatto in persone come Fioralba mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se non fossi nata in Italia e si insinua un sottile disagio. È quella sensazione che mi fa sentire una privilegiata anche se in fondo non lo sono: anch’io ho atteso anni prima di diventare cittadina, ma la differenza tra di noi è che lei  non ci è ancora riuscita perché non è nata qui. 
A 32 anni, nonostante abbia passato più tempo da noi che in Albania, non è italiana e non può neanche fare domanda per diventarlo. So benissimo che la sua situazione è comune a tanti altri, cresciuti qui e poi dimenticati, ma ascoltarla mi serve per poi provare a tradurla altrove, in quei luoghi in cui ancora si pensa che la necessità di cambiare questa legge sia solo una questione ideologica. E invece è molto di più: è la difficoltà nel quotidiano, è frustrazione di fronte al legittimo desiderio di riconoscersi guardando la propria carta d’identità, è la consapevolezza di avere meno opportunità per il futuro. Fioralba è di origine albanese ed è arrivata in Italia all’età di 11 anni. Cresciuta a Roma, ha fatto tutte le scuole in Italia e poi l’università. Oggi vive tra Italia e Albania, Paese con cui ha mantenuto legami ed è in attesa di due gemelli che nasceranno in Italia, ma saranno stranieri  perché suo marito è albanese come lei.  Saranno una terza generazione di stranieri. 
Fino a oggi Fioralba non ha potuto fare domanda di cittadinanza perché tra studi universitari e lavori precari non ha mai raggiunto i requisiti di reddito. Presa consapevolezza della sua condizione di italiana-non-italiana, ha deciso di attivarsi in prima persona per chiedere una nuova legge. Mi racconta che si è decisa per sua sorella Artemisa, tre anni più piccola, arrivata in Italia con lei a 8. Ha impiegato solo tre mesi a imparare la lingua, ogni anno trascorso qui si sente sempre più italiana, e l’accento romanesco ha ormai cancellato la sua cadenza originaria. “Guardandola in tutta la sua italianità ho iniziato a desiderare che tutti la vedessero per quello che è, una ragazza italiana”. È così che ha cominciato la sua attività di volontaria per il Movimento italiani senza cittadinanza. È con loro che, a partire dal 2015, si è mobilitata per una riforma della legge che all’epoca sembrava tanto vicina, ed è sempre con loro che ha condiviso la cocente delusione di una proposta che poi è naufragata al Senato. 
Dopo qualche anno di silenzio, oggi sembrano riaccendersi di nuovo le speranze che qualcosa si muova, in Parlamento si sta discutendo una proposta di legge che potrebbe favorire l’acquisto della cittadinanza da parte dei minorenni di origine straniera a seguito di un ciclo scolastico. Nella proposta non si parla di chi come loro è già adulto, ma Fioralba ci spera lo stesso. Lei rappresenta gli italiani invisibili alla conta dell’Istat, quelli che diamo per scontato ormai siano cittadini e che invece cominciano a trasmettere anche ai loro figli la loro condizione di italiani senza cittadinanza. O, se preferite, la loro non cittadinanza per ius sanguinis.