CASAMATTA
La prima storia è pronta
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La prima storia è pronta

Discorsi di cinema a Venezia

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Venezia durante la Mostra del cinema si apre un poco, non troppo, e rivela storie come questa. Cena in occasione di un progetto di collaborazione italo francese di cui tra poco vi parlerò. Dodici a tavola, in una grande sala ricavata dalla navata centrale di una chiesa. Altare trasformato in divano da grandi cuscini, affreschi sul soffitto. In fondo al corridoio un refettorio, sul retro un chiostro circondato da alte mura. Un tempo c’era l’orto – racconta il padrone di casa – le suore vivevano di quel che producevano. Quella che oggi è una casa unica al mondo era un tempo la piccola chiesa di Santa Maria del Soccorso e il suo convento: il luogo dove Veronica Franco aveva raccolto “donne perdute” – si chiamavano allora – donne costrette a dare in adozione i loro bambini, prima prostitute poi suore. 
La storia di Veronica Franco, poeta musicista poliglotta, donna di profonda cultura passata alla storia come cortigiana, amata dal re di Francia, ha suscitato la massima attenzione di Emmanuel Carrère, lui pure tra gli ospiti. È del resto, la vita di Veronica Franco, una trama da film. Carrère diceva come il racconto della realtà sia motore di letteratura, ha raccontato la storia di Flaubert e di Madame Bovary. Aveva scritto, Flaubert, un libro ampolloso. Lo aveva sottoposto ai suoi due più cari amici che, dopo averlo letto, gli avevano detto bello, sì, forse un po’ faticoso. “Perché non racconti una storia che conosci? Perché non racconti della farmacista di Rouen?”. A questo, del resto, servono gli amici. La “farmacista di Rouen” era in realtà la giovane bellissima moglie del medico condotto, Delphine Delamare. Le vennero attribuiti molti amanti, nel piccolo paese, si suicidò avvelenandosi a 26 anni. Madame Bovary, abbiamo di seguito avuto. Del resto anche Tolstoj aveva letto su un giornale del suicidio di Anna Pirogova, 35 anni, che vestita in maniera elegante e con un cambio di abiti in borsa, si era gettata sotto un treno a causa di un abbandono. Anna Karenina. Per discrezione nessuno ha parlato di Limonov, durante la cena, era un sottotesto. Il film è in lavorazione, del resto. Rallentato dalla guerra, ma si farà. E così siamo tornati a parlare di cinema. 
L’occasione dell’incontro era la presentazione di un docufilm di Francesco Ranieri Martinotti, Passione cinema, che documenta con interviste ai protagonisti di quella stagione e spezzoni di film che cosa sia stata l’età dell’oro in cui Italia e Francia producevano capolavori. Jules e Jim, Ascensore per il patibolo, Rocco e i suoi fratelli, Otto e mezzo, La Famiglia, Effetto notte, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. Qualche tempo fa un’intesa fra presidenti – Mattarella e Macron – ha siglato un trattato che prevede, tra l’altro, di tornare a finanziare questa collaborazione. Ha fatto il primo passo Enrico Castaldi, avvocato d’affari con la passione, appunto, del cinema, che ha prodotto insieme a Conchita Airoldi, Laurentina Guidotti ed Anne Derré, francese, questa antologia di immagini e parole che sarebbe da distribuire nelle sale e mandare sulle piattaforme. Speriamo che accada. Poi si è tornati a parlare di Veronica Franco. La prima storia, come si dice in questi casi, è buona e già pronta.