Moda
Rambaldi 

Sperimentazione e artigianalità: 5 nuovi brand di maglieria da conoscere

La maglieria, spesso associata a un'eleganza convenzionale, sorprende e sperimenta: ecco cinque brand che hanno saputo, tra artigianalità e innovazione, dare nuova forma e sostanza alla maglieria

4 minuti di lettura

Spesso la maglieria viene associata a capi non particolarmente innovativi - per usare un eufemismo, magari di qualità ma in fondo convenzionali, come fossero cristallizzati in forme e caratteristiche prevedibili. Eppure non mancano i marchi che fanno del knitwear una tela bianca su cui riversare la propria creatività, sbizzarrendosi con colorazioni sorprendenti, lavorazioni innovative e sperimentalismo tout court. Ecco allora i cinque nomi di giovani creativi, che hanno coniugato saper fare, stile e innovazione.

Marco Rambaldi

Classe 1990, bolognese, vincitore nel 2014 del concorso promosso da CNMI Next Generation, tra i finalisti dell’edizione 2017 del contest Who is on Next?, Marco Rambaldi lancia il brand che porta il suo nome quattro anni fa, segnalandosi subito come uno degli stilisti italiani di maggior talento. La sua estetica è frutto di una collisione creativa tra due mondi in teoria agli antipodi, ossia i codici vestimentari della borghesia anni Settanta e un’estetica radicalmente contemporanea, nuova, graffiante, che attinge spesso e volentieri ai topoi dei movimenti giovanili o underground, siano il punk, vecchie fanzine musicali o storiche battaglie LGBTQ. In tutto ciò la maglieria, perlopiù all’uncinetto o smacchinata, gioca un ruolo fondamentale, ponendosi come trait d’union tra stile perbene e sperimentazione materica. L’elemento che più attrae Rambaldi è la possibilità di cambiarne la destinazione d’uso, modificando il significato che riveste solitamente nella costruzione di un look. Si spiega così come pullover, cardigan e affini si ricoprano, di volta in volta, di statement politici, scritte irriverenti, intrecci variopinti effetto collage. Nella collezione mista Manifesto Paradisiaco Fall/Winter 2021, svelata con un corto sulle note della hit anni ‘80 Total Eclipse of the Heart (stravolta al punto da suonare come una nenia disturbante) spiccano cuori (intarsiati o stampati in technicolor), sinuosi dress in lana, golf abbottonati in sfumature zuccherose e, per lui, maglioni zippati dai toni pastello e canotte patchwork slim fit.

Alanui

Trasformare un maxi cardigan jacquard nell’oggetto del desiderio dei modaioli più smaliziati sembra un’impresa ardua, eppure è esattamente quanto successo al marchio Alanui, italianissimo a dispetto del nome (“lungo percorso” in hawaiano), nato da un regalo fatto nel 2016 da Nicolò Oddi alla sorella Carlotta, già fashion editor di Vogue Japan, quando scova in un mercatino di Pasadena una maglia over dal gusto folk, stretta in vita dalla cintura. I fratelli fanno del modello in questione il perno della neonata label, proposto via via in un numero crescente di nuance, fantasie e lavorazioni. Nel cardigan, del resto, è condensata l’idea stessa di moda dei fondatori, racchiusa in pull voluminosi e avvolgenti dal fascino etno-chic, con i bordi sfrangiati, confezionati rigorosamente in Italia con le migliori fibre (cachemire in primis) e ricorrendo a procedimenti degni di un atelier, che richiedono fino a 15 ore di lavoro; cardigan dalla fattura impeccabile, che si prestano a innumerevoli abbinamenti, pensati per accompagnare a lungo chi li indossa, caricandosi di ricordi ed emozioni. Principi che sono alla base anche della collezione F/W 2021 di Alanui, ispirata al deserto cileno di Atacama: i suoi paesaggi irripetibili, scanditi da altopiani, lagune e distese di sabbia, le tonalità calde (dal beige all’ocra, dal rosso al giallo intenso) e altre suggestioni visive della regione vengono traslate sul capo simbolo della griffe, tra scorci naturali riprodotti su stoffa, figure stilizzate di alpaca e pattern geometrici.

Cancellato

Elevare il knitwear a una forma di creatività prossima alla couture, dallo spiccato côgreen che passa attraverso lo studio meticoloso dei volumi (condicio sine qua non per realizzare articoli destinati a durare), i tessuti certificati e la taglia unica dei modelli, così da evitare sprechi di materiale: è questo, in sintesi, l’obiettivo di Cancellato. Il brand è stato fondato da Diletta Cancellato al termine di un percorso accademico iniziato al Politecnico milanese e terminato alla Parsons School of Design newyorchese; i riscontri ottenuti da stampa e buyer con il défilé di laurea per l’istituto americano la spingono nel 2017 a mettersi in proprio, facendo della maglieria ad alto tasso di sperimentazione il proprio atout. Per riassumere l’identità del marchio la stessa designer parla di «sculptural softness», un’estetica in cui l’aspetto scultoreo dei capi viene bilanciato dalla morbidezza delle forme, dei filati (tra cui lana merino di eccezionale finezza, lino e viscosa) e dalla qualità, sublimata nell’unione tra sapienza artigianale e tecnologie avanzate.

In occasione della S/S 2021, anziché presentare una nuova proposta stagionale, la designer ha lanciato Re-Generations, progetto artistico volto a creare consapevolezza e senso di partecipazione per un reale cambiamento, in chiave sostenibile, nel settore del fashion, concretizzatosi in creazioni emblematiche della visione di Cancellato ricoperte simbolicamente di foglie, frutti e fiori, sferruzzate o lavorate all’uncinetto da volontari. L’iniziativa si è poi strutturata in un progetto itinerante cui ha partecipato un numero sempre maggiore di persone, selezionato dalla Camera della Moda per la sezione Designers for the Planet dell’ultima edizione di Milano Moda Donna P/E 2022, in cui l’installazione di Re-Generations è stata esposta al Museo della Permanente. 

Vitelli

Dietro un nome abbastanza curioso (scelto, come spiega lo stesso founder Mauro Simionato in quanto «parola piena d’italianità» nonché «tributo ai Vitelloni di Fellini») si cela un collettivo capitanato da Simionato e Giulia Bortoli, deciso a stravolgere la nozione comune della maglieria, rendendola la divisa d’elezione di una community eclettica, curiosa, immersa appieno nel fermento culturale odierno. Sin dalla nascita nel 2016, Vitelli guarda alla cosiddetta “Cosmic Youth”, movimento anti-ideologico dedito alla club culture diffusosi in varie discoteche italiane dagli anni ‘80, al punto che ogni collezione è un’iterazione del progetto originario denominato, appunto, Gioventù Cosmica.
La cifra poliedrica, a tratti lisergica della griffe, trova espressione in maglioni dalla vestibilità rilassata - quando non oversize - che presentano intrecci multicolor e texture corpose.
Divisa tra l’ufficio stile di Milano e il distretto di Schio, dove è concentrata la produzione, l’etichetta porta avanti una pratica upcycling chiamata “Doomboh” che, grazie a un’esclusiva tecnica di agugliatura, dà nuova vita ai filati di recupero.
La collezione F/W 2021 evoca la dimensione straniante dei recenti lockdown, mostrando la quotidianità di un gruppo di giovani che, costretti nello stesso spazio, si lasciano andare a una danza liberatoria, vestiti (ovviamente) Vitelli, nello specifico con maglioni, pull a collo alto, cappe e coat dalle forme XXL sfilacciati ad arte, in una palette che spazia tra colori neutri e tocchi energici di arancio o bluette.

Christian Wijnants

Riconosciuto come uno dei più talentuosi new names belgi, Christian Wijnants si distingue per il peculiare senso grafico che trasferisce nella maglieria, animata da cromie vivide e stampe elaborate. Originario di Bruxelles, il designer si trasferisce 17enne ad Anversa per studiare alla Royal Academy of Fine Arts; la sua collezione di laurea gli vale il Grand Prix al prestigioso Festival di Hyères, fucina dei migliori talenti dell’industria fashion. Si forma quindi alla corte di uno dei massimi esponenti dei mitici Antwerp Six, Dries Van Noten, lavora per Angelo Tarlazzi e nel 2003, infine, vara il marchio eponimo, posizionandolo nelle boutique e department store di riferimento (da Le Bon Marché a Isetan, al colosso del luxury e-commerce Farfetch) e continuando a fare incetta di riconoscimenti quali lo Swiss Textiles Award, il premio Andam e l’International Woolmark Prize.

Il knitwear è da sempre una parte importante nelle sua linea, fino alle ultime collezioni F/W 2021 Women e Men. La prima, presentata nelle sale deserte del Museo di Belle Arti di Anversa, attinge alla ricca iconografia e alle caratteriche del luogo, posando su capi in maglia dalle linee scivolate stripes di vari spessori (ispirate al motivo chevron del parquet) oppure fiori sovradimensionati che ricordano un arazzo. In quella maschile, invece, Wijnants dà forma ai ricordi d’infanzia che per primi plasmarono il suo gusto: le strisce delle cravatte indossate dal padre, alterate nelle proporzioni e manipolate liberamente, diventano così il leitmotiv degli outfit, stagliandosi su cardigan, dolcevita e maglie in lana o mohair, proposte in una tavolozza che alterna le nuance profonde del bordeaux o verde foresta a tonalità soft come azzurro cielo, lavanda e panna.