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Essere o non essere fedeli?

Essere o non essere fedeli?
Mi scrive un lettore per ragionare sul senso della fedeltà in amore al giorno d'oggi. Se l'osservazione delle coppie ci dice che l'infedeltà è la norma perchè continuare a mantenere un patto difficile, o impossibile, da mantenere? 
Per scrivermi una storia o la vostra storia: maria.corbi@lastampa.it
3 minuti di lettura

Cara Maria
ti faccio una domanda. Ha ancora senso essere fedeli? E cosa significa? Sono un uomo di 50 anni, sposato da 25 con una mia compagna di scuola. Una donna che amo moltissimo e senza la quale non riesco a vedere la mia vita. Nonostante questo la tradisco, da qualche anno. Per meglio dire ho una storia parallela, una mia collega con cui condivido non solo la vita professionale ma anche il letto. E molto di più. Ci concediamo dei viaggi di lavoro, ma anche dei week end rubati quando si può e con lei mi è tornato l’entusiasmo. La amo? Forse si, sicuramente tra noi c’è chimica, passione e il letto diventa un parco giochi.
Poi c’è mia moglie, che adoro. La tradisco, lo so, almeno secondo il significato convenzionale che si da a questa parola. In realtà io le sono «fedele», perché non desidero passare la mia vita con nessun’altra e mi vedo invecchiare con lei. La nostra famiglia è sacra non solo perché ci sono 3 bellissimi ragazzi (un maschio e due femmine) ad allietarla, ma perché io e mia moglie ci amiamo e stiamo bene insieme. Solo che dopo tanti anni è una «familiare», non riesco più a vederla come un’amante. Lei credo sia d’accordo anche se non ne abbiamo mai parlato. Dormiamo abbracciati, ci facciamo le coccole, ma niente sesso. Farlo per forza sarebbe una violenza per entrambi. Ma il fatto che non ci sia più «quel» desiderio non significa che ci sia passata la voglia. Io con la mia «amante», anche se mi disturba definirla così, faccio del gran sesso e non so se anche mia moglie si tolga qualche soddisfazione fuori casa. Non lo voglio sapere perché so che ci starei male, ma vista la situazione penso sia una cosa non solo possibile ma corretta. Un rapporto a due non si basa sul sesso, ma sull’amore, o affetto profondo, cosa ben diversa dalla passione. Questa finisce per forza, è statistica. Tra i miei amici non ne conosco nessuno che dopo 20 o 30 anni ancora si diverta ad andare a letto con la moglie. E non certo perché le cerchiamo «più giovani». Ti precedo in questa osservazione perché le cose stanno diversamente. Tanto che la mia amante è una coetanea, di due anni più grande di mia moglie. Il problema è l’abitudine, ma anche la confidenza, la convivenza. Sono queste le armi killer del desiderio.
Il tempo passato insieme, la costruzione di una vita, l’assistenza ai figli, le difficoltà, le inevitabili divergenze fanno si che alla sera, quando ti corichi a letto e guardi tua moglie provi tenerezza, riconoscenza, sollievo, ma non certo trasporto sessuale. Se lei volesse potrei anche cimentarmi ma sarebbe un falso, una bugia, un semplice atto ginnico. E anche per lei sarebbe solo accondiscendenza. Non voglio una donna che mi faccia un piacere, ma una che mi desideri quanto io desidero lei. Non so se sto riuscendo a spiegarmi. Non voglio mitigare il senso di colpa che dovrei provare, ma solo essere onesto in un mondo bigotto costruito su principi assoluti che nessuno rispetta ma che tutti ipocritamente proteggono. L’essere umano non è monogamo, almeno sessualmente. 
Fare sesso è bello, può venire la voglia in qualsiasi momento, magari con una sconosciuta o uno sconosciuto. E’ un incontro di corpi non per forza un incontro di anime. Che c’è di male anche in «una botta e via»?: E come vedi non ne faccio una questione «maschile». Parlo per tutti i generi, biologici o di scelta. Provare desiderio, appagarlo è una delle cose più belle della vita. Come anche provare un sentimento. Io amo tutte e due le mie donne, solo che ho fatto la promessa del «per sempre» solo a una di loro, la madre dei miei figli. 
Tante famiglie si sfasciano per questo, perché non si accetta l’inevitabile ossia che a un certo punto la fedeltà perde di senso ma non la lealtà, l’amicizia, la responsabilità. Io credo nella formula «in salute e in malattia, in ricchezza e in povertà». E sono parole che nulla hanno a che fare con l’obbligo di fare sesso tutta la vita con la stessa persona. Sono imposizioni religiose che appartengono a tempi andati. E invece ancora oggi se uno/a tradisce è colpito dallo stigma. Essere liberi è un esercizio faticoso ma necessario.
Grazie dell’attenzione
un tuo lettore infedele

Caro lettore,
la tua lettera non fa una piega. Racconti la realtà. In amore l’infedeltà è diffusa, da sempre. La fedeltà è una regola sociale, culturale, religiosa, a tratti filosofica. Una necessità, anche, quando si pensa alla famiglia come una continuità genetica. Una aspirazione morale. O anche un sentire intimo. Su tutto questo si innestano sentimenti positivi e negativi. Come la lealtà e la gelosia. Insomma il concetto è ampio e certamente rientra in quelle gabbie dentro cui una società si sente più protetta. E anche noi. 
Il pensiero si perde mentre ti rispondo e percorre rivoli inattesi. Mi viene in mente, per esempio, che si può essere fedeli al compagno/a tradendo se stessi. Quando ci impediamo di seguire il nostro istinto, il desiderio, la fantasia. E ragionando mi accorgo che in fondo, anche non volendo, ti sto dando ragione. Perché in fondo penso anche io che una coppia di lunga durata non si regga sulla fedeltà sessuale ma su un altro patto, anche questo difficile da mantenere, quello che passa dalla lealtà, dal rispetto dell’altro, dal lasciarsi liberi, dal mantenere affetto profondo coltivando la complicità. Credo nelle coppie che non fanno sesso. Mentre non credo nelle coppie che non comunicano, che non si divertono insieme, che non si spalleggiano. Stare insieme «nel bene e nel male», in «salute e in malattia». Questa è la vera fedeltà. Che si creda o che non si creda.