Landini: «Modello Electrolux da replicare in altre aziende»

Il segretario generale della Fiom promuove l’accordo che evita i licenziamenti. Positiva «la redistribuzione del lavoro attraverso i contratti di solidarietà»

«L’accordo azienda-sindacati, che ha permesso di evitare i licenziamenti all’Electrolux, applicando una ridistribuzione del lavoro attraverso i contratti di solidarietà, dovrebbe diventare un modello da replicare anche in altre realtà aziendali». Così Maurizio Landini, segretario generale della Fiom Cgil ha commentato ieri a Mestre, a margine di un incontro sindacale, quanto avvenuto con l’accordo interno in Electrolux, azienda che dopo il rischio di tagli sta riconquistando quote di mercato importanti.

«Grazie all’intesa sottoscritta, tutte le maestranze continuano a lavorare e nessuno stabilimento della multinazionale ha chiuso – ha aggiunto –. La strada di ridistribuire il lavoro che c’è e la richiesta all’azienda di investire sono fattori importanti ed è rilevante che siano arrivati dopo 150 ore di sciopero dei dipendenti». Secondo Landini, «il grande problema che si sta aprendo è che le imprese chiedono di abbassare i salari, licenziare, ridurre diritti e secondo la politica del governo una persona, per lavorare, deve accettare qualunque condizione. Una logica che non ha senso», ha commentato il segretario della Fiom.

Sul fatto che l’intesa raggiunta per la multinazionale di elettrodomestici rappresenti un modello per gestire altre crisi aziendali non ha dubbi nemmeno il governatore del Veneto, Luca Zaia. «La soluzione trovata all’Electrolux di Susegana è un grande modello da tenere in ampia considerazione anche per tante altre situazioni – ha detto –. Una risposta reale ai nodi di una crisi che si affronta facendo squadra. Il mercato del lavoro è in grande trasformazione e innovazione, come dimostra anche il recente accordo alla Ducati. Serve anche un sindacato capace di accogliere l’innovazione e, all’Electrolux come alla Ducati, le forze sociali dei metalmeccanici hanno dimostrato di essere capaci di raccogliere la sfida. Le dichiarazioni del segretario Landini ne sono la dimostrazione».

Nella vicenda Electrolux, le istituzioni hanno quindi trovato «un sindacato senza barricate, che ha lavorato per risolvere, e un’azienda collaborativa che non soltanto è saputa tornare sui suoi passi iniziali, ma che è pure tornata a investire – ha aggiunto –. Oltre a lavoratori che hanno scioperato quando c’era da protestare, usando con intelligenza questo strumento di democrazia e divenendo poi protagonisti principali dell’accordo di rilancio. Questa è l’economia che ci piace e la fabbrica che ci piace. Il modo giusto per uscire dalla crisi. Da questa parte del Veneto credo sia partito un messaggio chiaro e forte a tutta Italia».

Anche i sindacalisti Giuliana Pigozzo (Cgil), Roberto Zaami (Uil) e Gianni Piccinin e Arturo Pellizzon (Cisl), nei mesi scorsi, analizzando la portata della crisi in provincia, aveva rilevato come «il metodo concertativo utilizzato per il caso Electrolux abbia prodotto risultati apprezzabili e debba essere preso come modello per gestire le varie situazioni di crisi aziendale, che riguardano tutti i settori. Sul modello di quanto messo in atto per Electrolux – avevano detto – è necessario elaborare un progetto strutturato per uscire da questa situazione di grande difficoltà, che veda la sinergia tra pubblico e privato».

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