«No a una città più piccola: nasca la banca dei metri cubi»

Pontarolo (Ance) a Zanolin: sì agli abbattimenti, ma per trasformare l’esistente. Kowalski (Proprietari): «Bisogna far tornare le persone a vivere in centro»

PORDENONE. La premessa non gli piace, ma sul futuro, sulla possibilità di abbattere edific, magari approfittando di poteri straordinari per conservare le costruzioni qualitativamente migliori, apre. Purché abbattere significhi trasformare e compensare: liberare un terreno da un vecchio edificio energivoro e spostare i volumi in un altro ambito.

Come? «Con la banca “dei cubi”». Valerio Pontarolo, presidente regionale dell’Ance (l’associazione che riunisce i costruttori), parte dall’analisi di Gianni Zanolin ma rilancia e prova a disegnare in modo diverso il futuro delle politiche abitative.

«Non mi sento di accettare la premessa di una città più piccola – mette subito in chiaro il presidente dei costruttori –. Pur in questo momento congiunturale difficile, dobbiamo credere che ci sia una possibilità per il nostro territorio. Per cui partiamo dall’idea che si mantenga l’esistente per un po’, in attesa di una vera ripresa. Se questa è la partenza bisogna ragionare su come ristrutturare l’esistente e già qua dobbiamo fare un salto nel ragionamento». Perché ristrutturare «non può voler dire rifare i serramenti, il cappotto e dare una mano di bianco».

Secondo Pontarolo il Friuli Venezia Giulia va visto come «un’unica città diffusa da 1,2 milioni, in cui anche i paesi vanno considerati quando si parla di riqualificazione urbanistica».

Riqualificare l’esistente per l’imprenditore significa ripensare all’abitare nel rispetto delle nuove tipologie sociali, delle nuove esigenze: progressivo invecchiamento della popolazione, nuclei meno numerosi di una volta, maggior numero di automobili e via discorrendo.

«Riqualificare il contesto urbanistico ci offre senz’altro la possibilità di aggiustare gli obbrobri che chiamano vendetta solo a guardarli e che hanno invaso il suolo. Mi riferisco soprattutto al patrimonio anni ’60 – precisa Pontarolo – Se l’urbanistica suggerisce che un condominio sia sostituito da un parco perché non creare le condizioni?». Nell’ottica del costruttore, però, questo non può avvenire a discapito del proprietario.

«Creando una banca dei “cubi”, che in Italia non c’è ma in altri paesi sì, ci sarà un terreno che da zona costruito diverrà parco e un altro che sarà reso a sua volta edificabile. E ci sarà chi, perdendo la propria costruzione, venderà quei metri cubi a chi deve costruire. Parliamo di perequazione urbanistica» aggiunge Pontarolo.

Il punto più critico oggi appare quello dei proprietari che hanno visto vanificare i loro investimenti nel mattone, trasformatisi più che altro in fonte di spesa: dalle tasse ai costi di gestione di immobili che restano sfitti.

«Non ci sono soluzioni miracolose, ma la strada degli abbattimenti mi pare difficilmente realizzabile – commenta il presidente dell’Uppi Ladislao Kowalski –. Anche perché può andarci bene finché non riguarda la nostra proprietà. Io insisto nel dire che il recupero della città passa attraverso il ritorno delle persone in centro. Palazzi vuoti, saracinesche abbassate sono viatico di degrado e abbandono. E’ altrettanto chiaro, però, che il ritorno provocherà lo svuotamento di altre zone perché non siamo in grado di invertire gli effetti di un trend demografico che ha cause complesse».

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