Giannelli: "Questa città va trasformata"

L’architetto risponde a Zanolin: "Non diventeremo più piccoli, ma dobbiamo saper interpretare i grandi fatti urbani"

PORDENONE. La città piccola non gli piace e rifiuta che sia il nostro futuro. Perché «le crisi finiscono sempre, la storia ce lo dice. Pordenone non diventerò più piccola, si trasformerà ancora una volta. Ed è per questo che la sfida è interpretare questa trasformazione».

La cornice. Giannelli parte dall’idea di città di Gianni Zanolin – che a fronte della crisi economica e dell’invecchiamento della popolazione ipotizza una città più piccola, ma proprio per questo con l’ambizione di diventare più bella – per contrapporre la propria. «La crisi del ’29, quella del Dopoguerra, quella petrolifera del ’73, ci hanno dimostrato che c’è sempre una ripresa dopo, un cambiamento. Ecco perché non posso condividere l’approccio pessimistico e visionario di Zanolin, ma immagino una città che si trasformerà diventando migliore sotto il profilo energetico, più tecnologica, sempre a misura d’uomo».

Fatti urbani. Se questa è la partenza, la città di Giannelli si costruisce attorno «ai grandi fatti urbani». Un esempio? «L’ospedale è senza dubbio un fatto urbano. Dobbiamo immaginare non una fortezza chiusa in sé ma magari una strada pedonale che passi in mezzo al nuovo edificio e lo apra così alla città. Per non parlare della rigenerazione delle caserme di via Montereale».

Le piazze. In questo contesto Giannelli delinea una mappa di ambiti da valorizzare che diventano i tasselli della nuova città. Il cuore della Pordenone è antico ed è piazza della Motta «con il nobile interrompimento da ricreare», una piazza libera dalle auto «grazie alla realizzazione di due piani di parcheggi sotterranei» e la creazione di un’area per mercati o manifestazioni. Parcheggi sotterranei anche in piazza XX Settembre «che sopra va trasformata in una piazza alberata».

Il lungofiume. Se il fiume è uno degli elementi che caratterizzano la città, «Il lungofiume deve essere vissuto e non possiamo pensare che lo sia chiudendo semplicemente la strada. Come avviene in tutte le città in cui ci sia un fiume, pensiamo alla vicina Treviso, questo ambito naturale viene fatto vivere portando negozi e residenze. Dobbiamo immaginare portici con attività commerciali e locali».

Il Bronx. Anche il centro direzionale va ripensato e qui Giannelli non esclude abbattimenti immaginando una torre immersa in un parco, immaginando però un fatto urbano in cui ancora una volta residenze e negozi convivano.

Ex Amman. Il perimetro della città va poi esteso ricomprendendo l’ex cotonificio Amman. Da sempre il sogno di Giannelli è quello di farne un mercato coperto. L’immobile era proprietà di una cooperativa andata in liquidazione e attualmente sarebbe sotto “l’ala” delle banche.

La governance. Secondo l’architetto non sono poi i poteri straordinari agli amministratori – il modello post terremoto evocato da Zanolin – la soluzione, ma un piano regolatore che non si limiti a essere «un tema svolto bene» bensì che fornisca strumenti utili e facili per favorire la trasformazione. In questo contesto bisogna pensare agli utenti del futuro – «sempre più anziani e immigrati per cui il social housing diventa centrale» – e anche alle banche: «Dovranno tornare presto a rifinanziare le imprese, solo questo potrà rimettere in moto il sistema».

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