«Cloe sarà salvata». Ma gli animalisti non ne sono convinti

Rassicurazioni dalla presidente del Rifugio di Villotta su cane che ha ucciso Astrid. La Lav chiama in causa i proprietari: «Vanno educati»

CHIONS. Era assediata dalle telefonate dagli enti di protezione animale, ieri mattina, Aurora Bozzer, presidente del Rifugio di Villotta. Enti che si sono attivati dopo avere letto il parere di due esperti, Flavio Puppin e Gianfranco Cimò, presidenti delle Sas di Pordenone e San Vito, secondo i quali il cane Cloe «verosimilmente verrà abbattuto dopo il periodo di quarantena».

Gli enti si stavano muovendo «per un presidio per salvare il cane – ha riferito Bozzer –. Ma non verrà abbattuto: è tutelato dalla legge. È qui, docile, buono. Spesso i cani vengono disorientati dal linguaggio incomprensibile dei bambini. Da noi non c’è pericolo che venga abbattuto. Non esiste che paghi con la vita. Essendo il più grande canile della regione, abbiamo continuamente avuto sequestri di cani che hanno attaccato persone e non sono mai stati abbattuti. Restano da noi: abbiamo un veterinario comportamentista. Eventualmente, se giudicati idonei, possono essere adottati».

Ieri Cloe, mansueta come osservato da Bozzer, scodinzolava e camminava nella sua gabbia. Sul suo futuro è prudente il direttore sanitario del canile, Guido Roma.

«E’ sotto sequestro, in attesa delle decisioni del magistrato – ha ricordato –. Il cane è iperimpaurito. Per dieci giorni sarà sottoposto a vigilanza per la rabbia, secondo la normativa dell’Azienda sanitaria. A noi spetterà valutare come si comporta. L’Azienda sanitaria valuterà dal punto di vista comportamentale se può rimanere in una famiglia, decidendo su rischi e pericoli».

Al Rifugio la veterinaria Antonella Gallorini, che segue un master in medicina comportamentale, riferisce di avere osservato «la femmina di pastore belga per pochi minuti: si nota che è disorientata, perché fuori del suo ambiente. Si avvicina alle persone, in questo momento non è minacciosa. Va capita la dinamica dell’incidente, in particolare cosa facevamo le bambine attorno al cane. Se c’era cibo, può essere stata una causa del suo comportamento».

Intanto, la Lav ritiene, in una nota, «inquientante» il cartello (“Attenzione: questa area è difesa da cani da guardia addestrati, non avvicinarsi, non entrare”) affisso al cancello dell’abitazione dove è avvenuta la tragedia.

«E’ anche contrario alla legge, al divieto di farsi giustizia da sé e a quello di addestrare cani per esaltarne l’aggressività – continua la nota –. Con tutto il rispetto per la sofferenza della famiglia e per quella creatura che non c’è più e ha pagato con la vita le omissioni altrui, è a questo punto doverosa (come si sente dire in casi in cui, loro malgrado, a rispondere per la morte di un bambino sono i familiari) l’iscrizione nel registro degli indagati del proprietario del cane e di qualsivoglia altra persona per non aver fatto nulla per impedire l’evento».

Guido Iemmi, responsabile Lav, dichiara che «i cani non hanno alcuna colpa del loro comportamento, sono i proprietari che vanno educati alla loro gestione equilibrata, particolarmente se il cane è di tipo dominante, ma non soltanto, perché spesso è la situazione a fare scattare il pericolo. Infatti, in questo caso, il cane avrebbe attaccato la bimba nell’atto di sottrazione del cibo».

Da qui l’invito a rivolgersi a veterinari comportamentisti e a frequentare corsi specializzati: al bando le “improvvisazioni”.

Sulla sorte di Cloe, «si può essere certi – è il parere di Iemmi – che da parte di chi di dovere verrà dichiarato “pericoloso per l’uomo”, condannato a morte o con l’autorizzazione al proprietario a sopprimerlo». Secondo Iemmi è l’addestratore a dover essere «dichiarato “pericoloso per gli animali”».

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