«Dalle parole si passi ai fatti» per il rilancio di Pordenone

Il sindaco e l’ex presidente della Provincia pungolano la Regione dopo l'approvazione in consiglio a Trieste

PORDENONE. L’unità di intenti piace ma non basta. Nemmeno al sindaco e presidente della Provincia Claudio Pedrotti che, pur riservandosi di leggere i contenuti della mozione approvata dal consiglio regionale su Pordenone, pur giudicando la trasversalità «un fatto positivo e non scontato», si aspetta di più: obiettivi concreti che veda Pordenone strategica per l’intero Friuli Venezia Giulia.

Più esplicito Alessandro Ciriani, ex presidente della Provincia e probabile candidato sindaco nel 2016: «Di documenti, tavoli, buone intenzioni, siamo pieni. E’ tempo di obiettivi, risorse e tempi certi».

La mozione. L’atto approvato dal consiglio regionale martedì, dopo una discussione di tre ore, è il frutto dell’unione di intenti di tutti i consiglieri del territorio: il primo atto politico depositato, che era stato promosso dalla consigliera del misto Mara Piccin e da Valter Santarossa (Autonomia responsabile), è stato unito a quello del Pd e dei Cittadini.

Ne è uscito un documento che impegna la giunta regionale a garantire attenzione e risorse al pordenonese, senza però declinare impegni concreti. E sono questi che ora chiedono i rappresentanti politici del territorio.

Il sindaco. Claudio Pedrotti è diplomatico ma non accondiscendente. «Non ho avuto ancora modo di leggere il testo della mozione – spiegava ieri sera –, ma lo spirito unitario è senz’altro un aspetto positivo e non scontato. Resta il fatto che dobbiamo ragionare su aspetti concreti che, come ho già avuto modo di declinare in consiglio comunale, riconoscano a Pordenone un ruolo di riferimento regionale su alcune competenze che esprime e che vanno riconosciute come eccellenze».

Due su tutte quelle indicate da Pedrotti: «L’agenzia regionale del lavoro vogliamo o no farla a Pordenone?». Il primo luglio le competenze dei centri per l’impiego torneranno in capo alla Regione, ma ci saranno due anni di tempo per costruire il nuovo soggetto. Secondo elemento, non per importanza, è il centro di riferimento oncologico di Aviano. «Vogliamo o no riconoscerlo come eccellenza pordenonese?».

Ciriani. L’ex presidente della Provincia è più drastico. «Sono esercizi di buona volontà, apprezzabili, ma non bastano. Ci sono ritardi storici che riguardano Pordenone. Sono anni che si discute di perequazione, abbiamo pile e pile di carte, abbiamo fatto tavoli, incontri, ora è tempo di agire».

E Ciriani non perde occasione per dimostrare «la debolezza contrattuale che ha la maggioranza regionale e chi dovrebbe rappresentare questo territorio. Ma è normale che una maggioranza che ha come rappresentanti territoriali il vicepresidente della Regione, che ha preso 10 mila preferenze, e l’assessore che sta conducendo la riforma più importante della legislatura, debba ricorrere a una mozione per impegnare se stessa? Sia chiaro io non sono per il tanto peggio, tanto meglio, però sono diventato come San Tommaso, finchè non vedo non credo».

La road map. Alcune priorità il territorio Pordenonese le aveva declinate quando Ciriani era presidente. Per esempio in materia di viabilità. «Avevamo previsto investimenti per 9 milioni di euro per opere come la gronda est e la Bannia San Vito per esempio. Quelle risorse dove sono? Non credo che manchi la consapevolezza di quelli che sono gli obiettivi e i bisogni del territorio. Servono semmai tempi certi e denari certi, altrimenti non andremo molto lontano».

Un approccio che secondo Ciriani deve valere per tutto, che si tratti di sanità o di Consorzio universitario. «E non si tratta di fare la guerra tra poveri ovvero di farsi la guerra tra territori ma di ragionare su scelte strategiche per i vari territori».

Una visione, quest’ultima, che accomuna Ciriani e Pedrotti e che in fondo è la linea tracciata anche dalle categorie economiche. Una visione, insomma, che richiama tutti a alla capacità di superare i campanilismi senza però perdere la consapevolezza di quelle che sono le carte che un territorio può giocare per il bene comune. Con tempi e modi, però, che mai come oggi devono essere certi.

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