«Pordenone non viene rispettata»

Marchiori (Confcommercio): «Risposta immediata e unanime sulla Prefettura. Sull’ente camerale la strada è stretta»

PORDENONE. La legge sulla pubblica amministrazione, che taglia Prefettura e Camera di Commercio – ma solo a Pordenone – «conferma le preoccupazioni che esprimo da sempre. Ma sia chiaro, io non ci tengo a rallegrarmi del fatto che “Io l’avevo detto”».

Alberto Marchiori, presidente provinciale e regionale di Confcommercio invoca un’azione «immediata» e «corale» per ribadire che «la Prefettura non può essere tagliata, non fosse altro per la presenza della Base di Aviano».

Quanto alla Camera di commercio «è difficile sottrarsi alla fusione con Udine dopo che si è promossa, senza averne titolo, quella tra Gorizia e Trieste». Ma la preoccupazione maggiore è dovuta al fatto «che questa provincia non viene più rispettata da nessuno».

Presidente partiamo da Camera di commercio che ultimamente è la sua spina nel fianco. Soccomberà?

«La razionalizzazione è inevitabile, ma credo che la nostra posizione dovesse essere chiara: un’unica Camera regionale. Invece alcuni hanno voluto sostenere la fusione tra Gorizia e Trieste senza averne titolo. Mi chiedo come potranno fare a sostenere ora che Pordenone e Udine non debbano fondersi. E mi pare evidente che noi avremo la peggio».

Qualcuno la accusa di essere dalla parte degli udinesi...

«Guardi io non credo affatto che Udine voglia sopraffarci, non è questo l’interesse. E dirò di più. Il presidente Da Pozzo tempo fa mi chiese di poter incontrare Agrusti (Unindustria) per ragionare assieme del futuro. In quell’incontro furono prospettate una serie di ipotesi, ma noi a quelle ipotesi non abbiamo risposto in alcun modo. La visione di Udine non è annettere Pordenone, ma ragionare assieme per pesare in un contesto che ormai è il Nordest, è l’Europa, non il giardino di casa nostra».

Anche perché la guerra in casa ce la facciamo già da soli: quello che sta succedendo tra le categorie è emblematico...

«Purtroppo sono cose di piccolo cabotaggio».

Certo che anche il suo attacco al consorzio universitario non ha aiutato...

«Affermare che il Consorzio universitario è fuori dal tempo non offende nessuno. Non ho messo in discussione il lavoro fatto da Amadio, ma dobbiamo essere onesti su quello che la nostra università può offrire, lo dobbiamo ai nostri ragazzi. Dove hanno mandato i loro figli a studiare i paladini del Consorzio? Vogliamo difendere le peculiarità? Benissimo: due anni fa avevo proposto una fiera mondiale del design, che avrebbe dato senso a Isia e alla storia manifatturiera del territorio. E’ rimasta lettera morta. Sia chiara una cosa: a me interessa solo che questo territorio continui a essere un luogo in cui la qualità della vita per cittadini e imprese sia elevata».

Non le interessa la presidenza della Camera?

«So che c’è chi sostiene questo, ma io ricordo che non solo ho ritirato la mia candidatura, avanzata dall’associazione che rappresento, quando ho visto che non c’era convergenza sul mio nome. Ho anche chiesto ufficialmente a Confindustria che indicasse un candidato giovane, nuovo. Lo avremmo appoggiato».

La rottura tra lei e gli industriali, Agrusti e Pavn nello specifico, è cosa nota. Avete mai pensato, come associazione, di lasciare la Camera?

«No perché noi rappresentiamo il 35 per cento delle imprese e la battaglia la facciamo da dentro per cambiare le cose che non vanno. Sono ben altri che dovrebbero pensare di andare via».

Ma non si sente don Chisciotte?

«Devo dirle che in principio mi sono sentito solo. Poi però ho trovato associati, solitamente molto critici, e persone che nemmeno conoscevo che mi hanno incitato ad andare avanti. E allora mi sono detto: forse non sono così lontano dal giusto».

Ora gli under 40 di Oggi Pn chiedono di entrare anche in giunta camerale. Favorevole?

«Io so che avevo proposto che Camuccio facesse il presidente, tanto sono convinto dell’importanza del cambiamento. Il problema qui è che rischiamo di non rappresentare più nessuno: mi riferisco alle categorie ma anche alla politica».

Si candida? Nel 2011 era tra i papabili candidati sindaco...

«Non ci penso nemmeno. Però mi aspetto dal prossimo sindaco, Pedrotti o chiunque sia, un cambio di passo. La Provincia non c’è più, se il capoluogo non fa sentire la sua voce siamo perduti».

Sulla Prefettura cosa si aspetta?

«Subito un’azione congiunta delle categorie e della politica del territorio. Che non si perdano mesi come avvenuto per la nomina del prefetto, altrimenti non abbiamo imparato niente. Non possiamo più stare fermi».

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