Pordenone: addio a Oliviano Spadotto, l’avvocato imprenditore

Aveva 84 anni ed era presidente della Claber spa. Fu tra i fondatori del consorzio universitario e del polo tecnologico

PORDENONE. La passione per l’avvocatura l’aveva portato a incrociare una strada che avrebbe percorso per tutta la vita, in parallelo, quella imprenditoriale. Costellata, però, da due pilastri che non sono mai venuti meno, anche quando gli impegni erano davvero tanti, delicati e onerosi: la famiglia e i giovani.

Aveva 84 anni, Oliviano Spadotto, ma la sua “curiosità di sapere” ha azzerato sino all’ultimo quello che è rimasto solo un dato anagrafico. L’avvocato imprenditore si è spento nella tarda mattinata di venerdì all’ospedale di Agordo, attorniato dalla moglie Silvana Baracchi e dai figli Dario e Gianluigi, dai numerosi nipoti e dai fratelli Mario e Laura.

Era stato colto da malore lunedì, mentre si trovava nella sua casa di Santa Fosca, località di villeggiatura dove amava ritrovare gli amici e andare a funghi. Trasportato nella clinica della località del Bellunese, non si è più ripreso né, a causa della gravità del quadro sanitario, è stato possibile trasferirlo altrove.

Figlio di una umile famiglia di panificatori, trascorse l’infanzia nel piccolo forno di Torre, i cui proventi erano appena sufficienti al sostentamento. Ma lui, ancora bambino, aveva una marcia in più, tanto che i genitori “strinsero la cinghia” dandogli modo di frequentare gli studi superiori, quindi giurisprudenza e la laurea. Per alcuni anni praticò a tempo pieno la professione.

Un giorno gli venne affidato il fascicolo relativo alla successione in una piccola azienda a seguito dell’improvvisa morte per incidente stradale di un socio, Claudio Bertolo. Nominato curatore, si appassionò e lo sdoppiamento tra avvocato e imprenditore fu automatico e naturale.

Quella piccola Claber (dalle iniziali del socio defunto) che operava in una “casetta” coperta da pochi metri quadrati di lamiere ondulate a Borgomeduna e che contava due dipendenti, divenne la Claber spa di oggi: leader nelle soluzioni per il giardinaggio e l’irrigazione, 180 dipendenti tra gli stabilimenti di Fiume Veneto e Maniago e filiali commerciali dirette in Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti ed Emirati arabi.

Dalla toga a capitano d’industria. Era il 1968. «Viveva per questa azienda – dicono i figli – che ha saputo condurre con tanta energia e, soprattutto, lungimiranza». Per un periodo, ricorda il presidente della Camera di commercio e amico personale dell’imprenditore Giovanni Pavan, «l’aveva aperta alla collaborazione di esterni, ma quando le cose non andavano come voleva, aveva saputo riprenderne pienamente il timone. Anche questa è una dote non da tutti». Presidente sino all’ultimo giorno, amministratore delegato la moglie, i figli in azienda.

Le vacanze, a lui, servivano per recuperare forza e vigore, anche a 84 anni, in vista di riunioni e viaggi di lavoro all’estero che facevano dimenticare l’età. Un ritmo pesante, senza dubbio, ma che non lo scoraggiava. La montagna gli dava tempo di ricaricare le batterie e di dedicarsi agli amici, per “tirare”, poi, altri undici mesi.

Vita piena, la sua, e, nonostante tutto, ha trovato tempo da dedicare ai giovani. Gli anni passavano, ma non tramontavano la sua curiosità di sapere e trasmettere il sapere e la determinazione perché tutti i giovani (è stato il primo a introdurre l’asilo nido aziendale per i dipendenti) intraprendessero con coraggio le sfide dell’innovazione.

Si era sempre tenuto lontano dalla politica, non dal sociale. É stato tra i fondatori e presidente dal 1996 del consorzio universitario di Pordenone, che avrebbe portato nella Destra Tagliamento il primo corso di laurea in scienze multimediali. Ne aveva mantenenuta la guida dal sino al 2004.

Giovani e studenti, erano il suo chiodo fisso, con la marcia in più della lungimiranza. Il consorzio, nel suo disegno, doveva essere il primo di tre tasselli: il secondo era il polo tecnologico, del quale aveva idealmente posato la prima pietra, in Comina, e del quale fu primo presidente.

Due passi in vista del terzo, ovvero la creazione di una sorta di “politecnico del nordest” nella città dove le potenzialità dell’industria andavano accompagnate da una formazione specializzata. Ecco che al Kennedy aveva dato vita all’indirizzo di plasturgia, a Pasiano alla scuola dell’acqua, nel vecchio opificio recuperato, dove gli incontri di storia sulla struttura si trasformavano in workshop sui sistemi di irrigazione. In Unindustria Pordenone – di cui è stato uno dei fautori dell’unificazione con l’Api – era componente del collegio dei provibiri.

Quello che pensava, non lo mandava a dire, con pacatezza: si è sempre speso, ad esempio, per una sanità forte, a Pordenone, mettendo in guardia da una supremazia di Udine.

Era l’avvocato Oliviano Spadotto, «uomo generoso e saggio» che dispensava utili consigli di vita. Doti sugellate dall’onorificenza, conferita il 2 giugno 2012, di cavaliere della Repubblica.

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