Smaltivano le alghe ributtandole in mare

Pordenonese denunciato a Grado insieme a due siciliani. I filmati girati dai carabinieri non lasciano spazio a dubbi

Erano pagati per raccogliere e smaltire i depositi di alghe della spiaggia Costa Azzurra di Grado. Avrebbero dovuto portarli a Lignano, nell'apposito centro di smaltimento, e invece li gettavano nuovamente in mare. Sono stati alcuni filmati, girati dai cittadini, a incastrarli.

La segnalazione è arrivata ai carabinieri della stazione di Grado che, martedì mattina, hanno immediatamente interessato i colleghi del Noe, Nucleo operativo ecologico di Udine dei carabinieri, intervenuti a seguito di una denuncia per smaltimento illecito di rifiuti spiaggiati in mare. Nei guai è finita una ditta siciliana incaricata dal Comune di Grado, dopo aver vinto una gara, di operare nell’area demaniale non in concessione.

I gestori degli stabilimenti balneari, tre su quattro, inoltre, avevano stipulato contratti individuali per la gestione del servizio. I filmati consegnati alle forze dell'ordine sono inequivocabili. Si vedono le ruspe e il camion mentre scaricano in mare le alghe che, come detto, avrebbero dovuto prendere la via di Lignano.

Verso le 5 la motovedetta dei carabinieri di Grado si è recata sul posto, sempre su segnalazione di alcuni gradesi, per monitorare la situazione.

I militari dell'Arma, appurato ciò che stava accadendo, sono intervenuti anche via terra. Gli operai incaricati dalla ditta sono stati colti sul fatto. Sono stati fermati dai carabinieri e portati in caserma. Stando a quanto si è appreso, hanno provato a giustificarsi, ma le immagini dei filmati sono chiarissime.

Sono tre, due siciliani e un pordenonese, le persone denunciate a piede libero nell’ambito dell’operazione. Per tutti l’accusa è gestione illecita di rifiuti speciali per smaltimento a mare.

Nei guai sono finiti P.A., presidente del consiglio di amministrazione della “New System Service Scarl”, ditta siciliana incaricata dal Comune di operare nell’area demaniale non in concessione (i gestori degli stabilimenti balneari, tre su quattro, avevano stipulato contratti individuali per la gestione del servizio), S.G.G., operaio della ditta, e il pordenonese M.C., titolare di un’azienda riconducibile alla New System Service Scarl.

Le indagini sono ancora in corso. La titolare dello stabilimento Costa Azzurra, Eleonora Marin, ha segnalato quanto stava accadendo. «Non ho mai avuto alcun tipo di rapporto contrattuale con la ditta ora oggetto di accertamenti da parte dei carabinieri del Noe – ha spiegato –. Nonostante mi fosse stata segnalata dal Comune, ho preferito rivolgermi ad un’altra azienda. Durante l’estate, numerose persone hanno segnalato la presenza di una grande quantità di alghe a mare. Alcuni clienti hanno riferito di aver notato che, durante le operazioni di pulizia del materiale spiaggiato, le alghe venivano riversate in mare. Ho ritenuto doveroso denunciare quanto stava accadendo. Saranno gli inquirenti a stabilire a chi imputare responsabilità ed eventuali omissioni».

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