Segnale telefonico? C’è scritto sulla roccia

Erto e Casso, l’imbrattatore di montagne stavolta ha lasciato il segno del suo passaggio a Viezze Alte

ERTO E CASSO. Tradotto per esteso, in pratica c’è scritto: “Qui prendono i telefoni cellulari”. La scritta sulla copertura della telefonia mobile non è stata apposta lungo qualche strada trafficata o una via di città per motivi pubblicitari, bensì nel cuore del Parco delle Dolomiti friulane.

A segnare con una bomboletta spray rossa la roccia è stato l’ormai famigerato “imbrattatore alpino”.

In questo caso, l’ennesima bravata si è consumata a Viezze Alte, tra la Val Cimoliana ed Erto.

Non è la prima volta che l’ignoto autore di queste scritte sporca le pareti dolomitiche con segnali, indicazioni varie e persino appelli alla prudenza.

Nel caso specifico, è comparsa la stilizzazione di una cornetta, la T (forse riferita al telefono, forse al gestore Tim), la scritta “cell” e una freccia. Praticamente, un invito, in situazioni di emergenza, a recarsi sino a quel preciso punto della croda ertana per allertare i soccorsi.

L’iniziativa ha scatenato, come già avvenuto in passato, una serie di durissime prese di posizione da parte degli alpinisti iscritti al Cai, ma non soltanto. La vicenda è ora al vaglio dell’ente Parco per un’eventuale denuncia contro ignoti per danneggiamento di luoghi soggetti a tutela paesaggistica.

Nel 2009, un escursionista di Maniago, Paolo Beltrame, ammise la propria responsabilità sostenendo di averlo fatto a scopo sociale. Secondo la versione fornita all’epoca da Beltrame, chiunque ha diritto di salire in quota, conoscendo rischi e vie da percorrere. Ne sono nate due scuole di pensiero, con Beltrame (in minoranza) a difendere le scritte sulla roccia e il Cai, Parco e associazioni varie a condannare.

E si arriva al 2014, quando un gruppo di volontari guidati da Luca Visentini da Cimolais hanno “bocciardato” per ore cenge e ferrate. Con questo insolito verbo si intende l’azione di scalpellamento della roccia sporca per rimuovere le schegge imbrattate. Ma qualche settimana dopo, l’ignoto writer aveva già colpito negli stessi punti bonificati dal club alpino. Ne seguì anche una denuncia ai carabinieri, con l’allora eurodeputato veneto del Pd, Andrea Zanoni, pronto a lanciare una taglia web di 500 euro.

Oggi il problema si ripete, ed è una volta di più Vicentini a lanciare l’allarme dalle proprie pagine Facebook.

Ma lo stesso Parco è pronto ad azioni giudiziarie, soprattutto dopo che guardie e volontari hanno dovuto perdere tempo e denaro per bonificare alcuni dei luoghi più turistici e suggestivi della montagna pordenonese.

Intanto, almeno sino a che qualcun altro volontario non si prenderà la briga di bocciardare e ripulire anche quella porzione di roccia, gli escursionisti che affronteranno la salita a Viezze Alte non potranno sbagliarsi su dove sostare per una chiacchierata al telefono.

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