Rete solidale sollecita un vero centro di accoglienza

Chi ha portato da mangiare, chi da bere (non alcolici, tassativamente) e chi ancora ha suonato

Chi ha portato da mangiare, chi da bere (non alcolici, tassativamente) e chi ancora ha suonato. E’ stata una festa per una settantina tra richiedenti asilo e volontari della Rete solidale il presidio di ieri pomeriggio che s’è svolto nell’area verde di fronte a Casa Zanussi, in via Interna. Sullo sfondo si poteva scorgere il prefabbricato di via San Quirino, già sede dei Servizi sociali. Il presidio, infatti, sebbene con i toni dell’allegria, era stato pensato e organizzato per sensibilizzare al tema dell’accoglienza e della necessità di un centro per senzatetto e per mettere in luce la presenza di molteplici luoghi comunali inutilizzati e pronti all’uso. Nonché per togliere dal sagrato della chiesa una cinquantina di profughi.

A sostenere ciò anche il candidato sindaco Alessandro Ciriani, che commenta così la situazione che si è venuta a creare all’ingresso della chiesa del Beato Odorico. «Un Comune serio non permetterebbe di trasformare l’ingresso di una chiesa o di qualsiasi altro edificio in un bivacco o in una latrina», ha affermato. E propone di «caricare gli ospiti su una corriera e portarli in una palestra o edificio libero. Non sono spazi con destinazione d’uso specifica? Neanche l’ingresso della Chiesa lo è».

La Rete solidale, come altra ipotesi, conta di riavere il prefabbricato di via Piave, chiuso a fine settembre, da dove sono stati sgomberati oltre sessanta profughi. Quella sede è ancora chiusa per le operazione di disinfezione e pulizia dei locali, ma sarà difficile che i sodalizi vengano traslocati. «La Rete non molla – afferma Luigina Perosa – e continua a chiedere l’apertura di un centro di prima accoglienza, di un luogo aperto in modo che chi arriva, italiano o straniero che sia, non debba dormire per strada rischiando di morire di freddo».(l.v.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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