Un giovane regista fa rivivere l’Iso Rivolta

Un marchio italiano degli anni Cinquanta, un’auto per pochi ormai dimenticata, otto mini documentari girati in provincia

PORCIA. Di storie il mondo è pieno, basta saperle vedere. E per saperle vedere bisogna essere curiosi, pronti a catturare i segni che le storie distrattamente lasciano dietro di sé.

Edoardo Vojvoda è un raccoglitore di storie molto particolari, quelle che gli altri trascurano. Le fiuta, le insegue, le stana: e poi con la sua cinepresa le raccoglie per poi raccontarle.

L’ultima storia ha per protagonista un’automobile talmente straordinaria che oggi nessuno - o quasi - se ne ricorda più, la Iso Rivolta.

Un marchio italiano che per un ventennio a partire dagli anni Cinquanta produsse un’auto destinata a pochi, un’auto con un motore americano e tutto il resto realizzato dalle sapienti e amorevoli mani di meccanici e artigiani italiani, innamorati del loro mestiere, un’auto tecnicamente superiore perfino ad una Ferrari o a una Lamborghini.

L’azienda di Bresso, in provincia di Milano, fu costretta a chiudere dalla crisi petrolifera dei primi anni Settanta ma oggi sembra pronta a rinascere.

Edoardo Vojvoda si è imbattuto in questa storia di un “made in Italy” autentico e irriproducibile e ci è caduto dentro. Lui è un regista di quasi 28 anni, nativo di Porcia (ma la sua famiglia paterna ha origini istriane), appassionato di cinema fin da piccolo: studente del Dams di Bologna, ha vinto una borsa di studio ed è volato nel cuore del cinema mondiale, la California, per concludere i suoi studi.

Qui, oltre a svolgere il suo tirocinio presso un produttore indipendente, partecipò come montatore alla realizzazione di un documentario, “Ripped off”, sulla crisi del sistema universitario californiano ai tempi del governatore Arnold Schwarzenegger e del suo progetto di aumentare le tasse dei college. “Ripped off” fu premiato per il miglior montaggio in un concorso organizzato da due produttori americani.

Un’altra formidabile esperienza durante il suo soggiorno negli States fu entrare a far parte dello staff di un regista di fama internazionale. Richard Linklater, pluricandidato all’Oscar, che ha diretto un film cult come “Boyhood”, durante le cui riprese Edoardo ha lavorato come assistente al produttore di linea.

«Il periodo trascorso in America mi ha mostrato la strada - racconta oggi Edoardo - che è quella del regista di documentari o, per essere più precisi, di “story telling”, storie di luoghi e di persone che non devono essere per forza inchieste di denuncia od offrire una morale finale, la sponda per un giudizio. Ho scoperto di essere bravo a far parlare le persone e poi a dare una struttura interessante alle interviste».

Edoardo lavora con il suo gruppo, composto da giovani come lui: il fratello Riccardo, ingegnere del suono, il fotografo Alessandro Venier, spesso anche con il fotografo sacilese Mattia Balsamini con il quale ha realizzato un racconto fotografico sulla regione argentina di Formosa e sulle sue comunità indigene e uno splendido documentario, “Hotel Turismo”, girato in contemporanea al reportage.

Edoardo e Riccardo, con Alessandro Venier e il produttore Edoardo Pedrotti, stanno ultimando la lavorazione di “An italian garage”, la serie di 8 mini-documentari sulla Iso Rivolta che sarà pubblicata nel prossimo giugno, a puntate settimanali su Internet.

Finora la serie è stata girata sia a Pordenone - a Villa Cattaneo - e nella sua provincia (in particolare a Maniago e sul ponte di Ravedis); sia in Lombardia (dove l’azienda della Iso Rivolta aveva sede), tra le province di Bergamo, Milano e Lecco.

Ogni puntata avrà per protagonisti di volta in volta gli ex operai, artefici di un’autombile davvero fuori dal comune, e i collezionisti che se la coccolano come una persona di riguardo.

«E’ un filone interessante - spiega Edoardo - che ti consente di rivolgerti ad un pubblico selezionato ma su vasta scala, che è quella on line, e di attirare investitori privati interessati a veicolare i loro prodotti all’interno delle varie puntate.

Da tre anni siamo su Internet con un altro documentario, “Porsche Ferrari Bizzarrini e altre fondamentali tappe della vita”, storia di Luciano Rupolo, collezionista e restauratore di auto d’epoca di Caneva, che si è imbattuto in una Porsche con il numero 004 di telaio e non ha potuto fare altro che innamorarsene».

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