Inchiesta per mafia: a Pordenone e Aviano confiscate due palazzine, terreni e conti

Sono beni, per milioni di euro, riconducibili a una società di un imprenditore palermitano con sede a Roraigrande

PORDENONE. Appartamenti, rimesse, terreni, automobili, conti correnti bancari e postali e quote societarie. La sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo ha disposto, attraverso la Dia siciliana, la confisca di beni riconducibili all’imprenditore edile palermitano Francesco Pecora, deceduto il 3 maggio 2011, e ai suoi eredi.

Ecco la mappa dei beni confiscati realizzata da Confiscati Bene (dati dell'Agenzia nazionale dei beni sequestrati e confiscati)

Parte delle proprietà si trovano tra Pordenone, dove aveva sede una delle società (il ragioniere Salvatore Fiumefreddo 55 anni, palermitano, era ritenuto l’addetto al controllo dei conti della srl pordenonese), ed Aviano, a due passi dalla piazza.

La maxi-retata. La Dia ha definitivamente sottratto beni per oltre 100 milioni di euro (quasi 2 nel Pordenonese, il più importante mai realizzato in Friuli Venezia Giulia per questo tipo di reato) all’imprenditore edile morto a 77 anni, e ai suoi eredi.

Nello specifico, confiscati 168 immobili (appartamenti, ville, magazzini, terreni), tre società di capitale e tre di persone, rapporti bancari. Francesco Pecora era ritenuto dagli investigatori personaggio di spicco di Cosa Nostra.

Il tribunale lo descrive con «un preciso profilo di pericolosità sociale; sin dai primi anni Settanta, praticamente all’inizio della sua carriera imprenditoriale, ha trattenuto rapporti con esponenti di Cosa Nostra». Fu coimputato in diversi processi con soggetti come Pippo Calò, Antonino Rotolo, Tommaso Spadaro e Giuseppe Ficarra.

La figlia Caterina è invece la moglie di Giovanni Motisi, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi. Pecora, inoltre, è consuocero di Salvatore Sbeglia, costruttore edile condannato per mafia e socio di Raffaele Ganci, boss del quartiere Noce di Palermo.

Secondo le indagini, l’imprenditore e le sue società svolgevano un ruolo di interfaccia e di canale di collegamento tra la mafia e l’imprenditoria legale, gestendo i capitali illeciti anche fuori dalla Sicilia (un’azienda confiscata, infatti, ha sede a Pordenone).

In sostanza, per l’accusa, i soldi della mafia siciliana venivano riciclati in regione attraverso la società di costruzioni, che non ha mai concorso per appalti pubblici.

La società a Pordenone. L’Edilizia Friulana Nord srl venne costituita nel 2000 a Udine, quindi trasferita a Pordenone due anni più tardi, in via Gerolamo Rorario (nell’elenco telefonico compare tuttora il numero, che risulta però disattivato): 15 mila euro di capitale sottoscritto da Maurizio Pecora e Maria Cirivello, rispettivamente figlio e moglie di Francesco Pecora.

La società, tra il 2002 e il 2003, aveva cominciato la realizzazione di un complesso immobiliare di 18 appartamenti a Vallenoncello, poi venduti, ma «il consulente – scrive il tribunale di Palermo – omette di chiarire i costi affrontati e l’origine delle risorse per coprirli».

Per altre due iniziative condotte dalla società, un immobile ad Aviano e un altro a Pordenone, «si fa riferimento al ricorso integrale al credito bancario».

I beni confiscati. Richiamando il provvedimento di sequestro del 5 e 11 giugno 2009, il tribunale ha disposto la confisca di due terreni a Pordenone e di un edificio ubicato in via De Zan ad Aviano costituito da cinque rimesse, due abitazioni, un laboratorio, e di quattro terreni – uno spezzone e tre seminativi – ubicati a Pordenone in via Castelfranco Veneto, beni riconducibili all’Edilizia Friuliana Nord srl.

Della stessa società sono state confiscate le quote: 7 mila 500 euro intestate a Maurizio Pecora e altrettante a Maria Cirivello.

Confiscati, inoltre, due mezzi – una Smart coupè e una Bmw X5 – due conti correnti (uno con 7 mila 337 euro intestato a Immobiliare Pecora srl e uno con 806 euro intestato a Francesco Pecora costruzioni edili srl) all’ufficio postale di Pordenone 2, nonché due conti correnti bancari alla filiale di viale Trento, in città, della Banca Intesa San Paolo, l’uno col saldo attivo di 2 mila 600 euro, l’altro con 8 mila 600 euro, intestati rispettivamenet a Maurizio Pecora e alla società con sede a Roraigrande.

Confiscata, infine, con altri sei complessi di beni aziendali, la Edilizia Friulana Nord srl, con sede a Pordenone.

Sequestri revocati. Il tribunale di Palermo ha disposto, viceversa, la revoca di alcuni beni sequestrati il 5 e 11 giugno 2009. Tra questi figurano due terreni in via Griet, a Pordenone, una rimessa e un’abitazione civile in via De Zan ad Aviano, un conto corrente con 1.250 euro aperto all’ufficio postale Pordenone 2 e cointestato con Maria Cirivello.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Focaccia integrale alla farina di lenticchie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi