Cyberbullismo, il nemico invisibile che “rapisce” i ragazzi

Pordenone, i segreti del poliziotto scrittore intervenuto al Rotary day: «Così famiglia e scuola possono tutelare il futuro dei nostri figli»

PORDENONE. «Ogni volta che postiamo un’immagine ne perdiamo il controllo». «Quando un servizio è gratis, il prodotto sei tu».

«Nel 2017 due persone su tre saranno assunte attraverso un reclutamento su internet basato non solo sulle competenze acquisite durante il proprio percorso formativo, ma anche su cosa hanno postato sul web. Quanto tempo dedichiamo alla scelta della scuola per i nostri figli e quanto a tutelare la loro web reputation, a ciò che si può scoprire su di loro semplicemente facendosi un giro sui social network?».

Domenico Geracitano, ospite al Don Bosco dei 4 Rotary provinciali (Pordenone, presieduto da Luca Turrin, Pordenone Altolivenza, da Chiara Brisotto, Maniago Spilimbergo, da Luciano Consalvo, e Sacile centenario, da Marina Pitter) nel 111º Rotary Day, è un poliziotto scrittore, ma non solo.

Promessa del mezzofondo e allenatore di campioni in erba, ha trasferito questa competenza su un altro terreno di gioco: quello della tutela dei minori e delle loro famiglie da quel nemico invisibile che sempre più spesso penetra nelle nostre case, nelle nostre scuole e nelle nostre vite senza che nemmeno ce ne rendiamo conto.

Cyberbullismo è una parola ostica, non genera voglia di approfondire. Piove in una platea perlopiù di “immigrati digitali”, persone nella vita delle quali i telefonini intelligenti sono arrivati solo a un certo punto delle loro esistenze. Chi più chi meno stanno cercando di mettersi al passo con i tempi.

Dimenticano il telefonino acceso durante la conferenza, storcono gli occhi di fronte ai nomi ostici, spesso in inglese, di giochi on line e social network, e al contrario dei ragazzi scelgono ancora il bar in base alla bontà delle brioches, anzichè alla presenza del wi fi.

Poi, vicino a loro, ecco i “nativi digitali”, i ragazzi venuti al mondo dal 1993 in poi, quelli che non hanno mai vissuto un’esistenza priva di internet e delle sue possibilità.

«Sempre più bambini di 8 anni hanno uno smartphone». Sì, avete capito bene, 8 anni. Ma perchè regalarglielo così presto? «Perchè i loro compagni ce l’hanno». O perchè «in fondo un telefonino può essere utile».

Il problema è che non è (solo) un telefonino. E’ una finestra sul mondo. Un prolungamento del tuo corpo che ti fornisce qualsiasi risposta in tempo reale; ti mette in contatto h24 con persone lontane da casa e da scuola, spesso sconosciute; ti consente di creare personaggi che ti rappresentino in giochi on line in cui la discriminazione e la violenza sono il principale sistema per accumulare punti e affermarsi nella comunità virtuale.

Certo, il denaro aiuta anche qui, perchè basta sottrarre la carta di credito al genitore, fotografarla fronte retro e acquistare ciò che non si riesce a ottenere con la fatica o l’abilità. Il gioco lo permette, anzi lo consiglia.

Bella lezione... «Quando vostro figlio o un vostro alunno parla con voi e gli brillano gli occhi, e poi il suo telefonino vibra, e la felicità lascia spazio a un’ombra di tristezza, ecco, chiedetevi cosa è successo, cosa è arrivato e chi l’ha mandato». Nel sito ww.perunavitamigliore.it e nei tre libri che Geracitano ha scritto, manuali indispensabili per genitori, dirigenti scolastici e insegnanti, troverete molte risposte.

Ma è la mentalità alla radice, quella sulla quale la società deve lavorare forte, dalle famiglie alle scuole, per cambiare davvero le cose.

«Quando regaliamo una bicicletta a un bambino gliela acquistiamo su misura e gli spieghiamo come usarla. Quando gli doniamo uno smartphone spesso non ci rendiamo nemmeno conto di quale strumento gli stiamo mettendo in mano e soprattutto non gli forniamo le istruzioni, perchè non le conosciamo nemmeno noi».

La regola d’oro? Pensare per postare. Le tre P. E la capacità di chiedersi se davvero tutte le emozioni vadano condivise sul web, perdendone il controllo.

E’ così che il volto di un bambino che soffia le candeline su una torta rispunta, riprodotto, in un sito pedopornografico, perchè c’è gente che fa questo per mestiere.

Ma come possiamo insegnarlo ai nostri ragazzi se prima non lo impariamo noi?

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