Pordenone, nasce una zuffa: giovane profugo rischia di essere lapidato

Avrebbe insidiato un connazionale alla casa della Madonna Pellegrina. Salvato da un compagno, indagano i carabinieri

PORDENONE. Zuffa fra quattro profughi nel cortile della Casa della Madonna pellegrina, un giovane afghano di 23 anni finisce al pronto soccorso, con lievi escoriazioni alla testa e a un braccio. Se non fosse stato per il provvidenziale intervento di Shafique Butt, immigrato che funge da custode nella struttura, il pestaggio a suon di pietre sarebbe proseguito.

«Avevano in mano delle pietre, lo stavano praticamente lapidando – racconta Butt –. Sono arrivato e li ho fermati: loro mi ascoltano. Ho spiegato che è una cosa grave, queste cose non si devono fare». Fra i profughi accolti nella struttura, in virtù della sua anzianità Butt è molto rispettato. È bastato un suo cenno per placare gli animi, piuttosto accesi.

Subito i tre aggressori hanno gettato a terra le pietre che avevano in mano. Il 23enne sanguinava dal volto e da un braccio: in fronte aveva un grosso ematoma, un rivolo di sangue gli colava dalla piega delle labbra. Erano le 16.30 quando è partita la telefonata al 112.

Sul posto sono accorse una pattuglia dei carabinieri del Radiomobile di Pordenone e l’ambulanza del 118, che ha accompagnato il ferito in ospedale. Prima dell’arrivo dei carabinieri, però, gli aggressori avevano fatto in tempo a fuggire.

Nella collutazione il giovane profugo si è procurato unicamente lievi escoriazioni. Non ha sporto denuncia, né le lesioni sono tali per poter procedere d’ufficio.

Fino a lunedì sera non erano emerse ipotesi di reato concrete dai primi accertamenti condotti dai militari dell’Arma. Il caso sarà sottoposto al vaglio dell’autorità giudiziaria.

Restano, tuttavia, da chiarire i contorni della vicenda e soprattutto le ragioni per le quali è scoppiata la bagarre nel giardino della struttura di accoglienza. Tutti e quattro i giovani afghani coinvolti nella zuffa sono arrivati due settimane fa alla Casa della Madonna Pellegrina, come richiedenti asilo.

Dalle prime testimonianze raccolte sul posto, un diciannovenne afghano avrebbe asserito fra le lacrime di essere stato oggetto di molestie e minacce da parte del 23enne connazionale e che gli altri giovani, due ragazzi di 21 anni, avrebbero cercato di difenderlo, armandosi di pietre. Una versione che dovrà essere sottoposta alle opportune verifiche.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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