Diventare “gli altri” Storie di chi ha scelto di vivere in montagna

Ventiquattro racconti raccolti in un libro da Tanja Ariis Viaggio in Carnia e nel Pordenonese fra artisti e ristoratori

TOLMEZZO. Nelle montagne della Carnia e del pordenonese, dove lo spopolamento è quasi inesorabile, c’è ancora qualcuno che crede nella possibilità di costruire un futuro migliore. Molto spesso arrivano da fuori per inventarsi una nuova vita. Amano l’ambiente e il carattere duro dei montanari. Sono i nuovi abitanti della montagna friulana: artisti, gestori di strutture turistiche e agricoltori che hanno deciso di cambiare o di enfatizzare i loro vissuti nei luoghi dove sono nati.

Ventiquattro le storie raccolte nel libro «La montagna degli altri. Diventare montanari e inventarsi un lavoro», scritto dalla giornalista Tanja Ariis in collaborazione con la cooperativa Cramars. È un racconto che accompagna i lettori a Sauris, ad Ampezzo, Ovaro, Rigolato, Arta Terme, Sutrio, Resia e Moggio Udinese. A Tramonti di Sotto, Clauzetto ed Erto e Casso. È un viaggio nei luoghi e nel tempo che invoglia a recuperare la memoria delle cose antiche, «azioni e sentimenti che vanno trasmessi alle nuove generazioni, avvicinando i figli fin da piccoli alla montagna in modo spontaneo». Sono le parole di Simone Franzoni e Jolanda Van Der Voort i gestori del “Hike & Bike Hotel” e del ristorante “Borgo degli Elfi”, a Sauris. Hanno lasciato il lago di Garda, partecipato a un bando pubblico e iniziato a gestire una struttura inventandosi servizi a misura di turisti.

Il padovano Sebastiano Crivellaro, invece, ha scelto di ammirare le montagne dalle vetrate del suo negozio ricavato nel vecchio stavolo acquistato, nel 1993, dai genitori a Sauris di Sotto. Con in tasca un diploma di perito elettrotecnico è partito da zero pur di vivere in un posto magico come sa essere Zahre.

Anche Sergio Scalet e Nadia Squarci hanno lasciato Milano, per andare oltre a Oltris di Ampezzo. Sergio e Nadia, lui copywriter, lei art director, hanno unito i loro talenti e creato i Podmork, piccole creature tutte da scoprire.

Pure i friulanissimi Nevia D’Odorico di Bicinicco, e Alessandro Gorasso, di Zugliano, vivono con il figlio Giacomo di dieci anni, a Ronc di Ovaro dove gestiscono un agriturismo.

Dal Val Degano il viaggio prosegue verso Rigolato, qui Samuele Secchiero di Pasian di Prato gestisce la farmacia del paese. Era chiusa da anni, lui l’ha riaperta nel 2011 svolgendo un servizio sociale.

Nell’altra vallata, ad Arta Terme, Ervin Rama, partito da Durazzo (Albania), ha seguito le tracce di Giosuè Carducci e ora gestisce l’albergo ristorante «Al Comune Rustico».

Originaria di Asolo, ma cresciuta a Udine, anche Chiara Fantinato ha sentito il richiamo della montagna o meglio di un montanaro: con il marito gestisce l’azienda agricola Riù dal Mus. «Coltiva melissa – scrive Ariis –, menta, erba luigia, calendula, fiordaliso, monarda, camomilla, dragoncello, salvia, rosmarino, timo, issopo, santoreggia, origano, maggiorana, erba cipollina, alchemilla. Raccoglie erbe spontanee, come sambuco, ortiche, achillea, arnica e tutte le piante mangerecce di primavera, come silene e tarassaco».

Dell’Umbria Giuliano Fiorini, uno dei fondatori di Vivi Stolvizza, conserva volentieri i ricordi e li racconta ai turisti che accompagna tra i boschi della val Resia. Turisti che fanno base nelle camere messe a disposizione da Maria Giuseppina Semonella, nata in queste valli, e da Graziano Carlo Lurati, di Lugano. La coppia gestisce l’affittacamere «Alle Erbe» a San Giorgio di Resia.

Anche Eliane Simone Zanetti con il marito, Denis Filaferro, a Moggio Udinese, gestisce il ristorante osteria «Agli Artisti», mentre Loretta Di Gallo, ex infermiera, e Federico Scarso, di Vicenza, accolgono i turisti al rifugio Grauzaria.

I nuovi abitanti non mancano neppure a Dordolla, la frazione di Moggio Udinese dove vivono 50 anime scarse. È il caso di Kaspar Nickles che con la moglie Marina Tolazzi ha creato l’azienda agricola Tiere Viere Agrikulturalpina.

La montagna degli altri è anche quella pordenonese. A Tramonti di Sotto Amalia Fernandez, argentina, ha riaperto il «For Sociâl» e con il marito Guido Carrara, di Rivignano, ha iniziato a sfornare, tutte le mattine, pane fresco. Gregorio Piccin di Sacile con la compagna Anna Lisa, invece, gestisce il campeggio Valtramontina lungo il greto del torrente Meduna. Sempre a Tramonti di Sotto, Amanda Ciri con il compagno Gilberto Macaluso, ha creato l’azienda agricola a conduzione familiare Sottosopra. Alleva pecore da latte di razza sarda e questo ha consentito al Comune di riaprire la latteria sociale. Sigrid Fischer, diplomata in Pedagogia sociale in Germania, è la titolare del bar ristorante «Las Strias».

Dalla Sardegna ha scelto di vivere a Sghittosa, un’altra frazione di Tramonti di Sotto, pure Mauro Mesina il pastore che non riesce a stare senza le sue pecore. A Pradis di Sopra, frazione di Clauzetto, invece, si ispira lo scultore italo-argentino Pablo Augusto Garelli. Qui dalla Dannimarca è arrivato Svend Liimakka Laue che con Luisa Siena gestisce il ristorante «Il Furlanetto». A Clauzezzo la giornalista ha incontrato il pastore Alessandro Colusso e Marco Groppi il promotore del «progetto di autosussistenza alimentare: uno stile di vita semplice ed ecosostenibile, fatto di verdure coltivate con le sue mani nel suo orto così come delle uova che gli riservano ogni giorno le sue galline». E dall’azienda agricola di Fabiola Mereghetti e Alessandro Castiglioni a Erto, il viaggio si ferma nelle case sugli alberi di Renzo Grava, a Claut.

Storie semplici, ma significative per una montagna che cerca la riscossa. Per una montagna che non vuole morire.

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