Già pronte le “barricate” in difesa del punto nascita

«Dal 2002 al 2014 siamo stati gli unici ad avere un incremento delle nascite» Nel reparto lavorano una quarantina di persone. Il loro futuro sarebbe incerto

Impossibile, secondo Maurizio Sist, presidente del Policlinico San Giorgio di Pordenone, pensare alla sua struttura senza la maternità. «La prima cliente - ha ricordato - è stata proprio una donna che ha partorito».

Eppure la riforma regionale prevede che il punto nascita sia chiuso quando sarà pronto il nuovo ospedale di Pordenone. Nei mesi scorsi la Regione ha cercato di accelerare i tempi: chiusura anticipata in cambio di posti per la riabilitazione. Proposta declinata dal Policlinico. Il 2015 si è chiuso con 698 parti, sopra la soglia si sicurezza dei 500 l’anno prevista dalla legge. «Dal 2012 al 2014 - ha spiegato Sist - la nostra è stata l’unica struttura regionale ad avere un incremento di nati. Nel 2015 è toccato anche a noi invertire». Febbraio si è chiuso con 58 bambini nati.

Il 95 per cento delle donne che si rivolge al Policlinico per partorire è di Pordenone e della zona tra Pasiano, Prata e Azzano Decimo. Tutto è stato rifatto recentemente con un notevole investimento. Il viaggio comincia dalla sala di attesa: attesa in tutti i sensi perché è quella riservata a padri e familiari che aspettano la nascita. Sala riservata e con macchinette per il “sostentamento” nei momenti così delicati. Ci sono poi le tre sale travaglio/parto: «Sono tre - ha spiegato il direttore sanitario Giovanni Del Ben - perché siamo misurati sui mille parti l’anno».

Una delle tre stanze ha anche la vasca per il parto in acqua: nel 2015 ne sono stati fatti una quarantina. «Spesso – ha proseguito Del Ben – le donne trascorrono solo il travaglio in acqua, ma poi al momento di partorire decidono di stendersi sul lettino».

A pochi metri c’è la sala operatoria per i cesarei: attrezzata come prevista, ha anche un pannello con diversi colori che cambiano. I parti cesarei sono circa il 20 per cento dei complessivi, ma quelli relativi al primo nato sono attorno al 15 per cento, al di sotto dei limiti stabiliti dalla legge. È un reparto certificato Iso 9001 anche considerato amico della donna, col bollino rosa. Le ostetriche sono 13 e ogni turno ne garantisce almeno 2. Alle donne vengono forniti anche i corsi di formazione e preparazione.

Ma è un reparto che potrebbe avere gli anni contati. «Intendiamo difendere con forza il nostro punto nascita – ha affermato Maurizio Sist –. Abbiamo fatto un investimento notevole, strumenti e macchinari hanno 3 o 4 anni di vita. Pensare a una chiusura anticipata rispetto al termine fisiologico è buttare un grande investimento e una grande esperienza». Da qui al termine del nuovo ospedale potranno accadere tante cose «ma noi lavoreremo per mantenere in vita il nostro punto nascita», che occupa 40 persone «che – ha concluso Sist - si troverebbero senza lavoro». (d.s.)

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