“Diplomificio” al Parini: tutti a giudizio i dodici indagati

Pordenone, dovranno rispondere di associazione a delinquere, falso ideologico e truffa. Provincia e Regione si sono costituite parte civile. Processo al via a settembre

PORDENONE. Il gup Roberta Bolzoni ha rinviato a giudizio tutti i 12 indagati nell’ambito dell’inchiesta della Guardia di finanza sul cosiddetto “diplomificio” all’istituto Parini.

Viene contestata a vario titolo l’associazione per delinquere. Per tutti ci sono le accuse di truffa aggravata e di concorso in falso ideologico. Provincia e Regione si sono costituite parte civile a fronte dei finanziamenti pubblici erogati all’istituto.

Gli imputati sono Pasquale (Lino) Mungari, di Roma, secondo l’accusa «formalmente responsabile dell’offerta formativa» il quale ha peraltro sempre sostenuto che i diplomi erano regolari; Daniela Zani, di Portogruaro, legale rappresentante dell’Ansi, ente no profit che ha gestito l’istituto fino al primo giugno 2012; Danilo Mungari, legale rappresentante dell’Ansi, gestore dal primo giugno 2012; Federica Barbieri, di San Quirino, addetta alla segreteria; Claudia Andreazza, di Sacile, insegnante; Teresa Carocuore, di Roma, moglie di Mungari, segretaria amministrativa; Michele Mungari, di Roma, insegnante; Giuseppe Sirianni, di Azzano Decimo, coordinatore didattico. Quindi gli insegnanti Gianluca Stoico, di Fontanafredda; Nevila Velaj, di Pordenone; Massimo Vendruscolo, di Polcenigo; Anna Maria Bonarrigo, di Cordenons.

Mungari e i familiari sono difesi dall’avvocato Maurizio Mazzarella che ieri ha commentato a proposito del fatto che all’inizio l’inchiesta coinvolgesse 25 indagati: «Ci chiediamo perché in 13 siano “spariti” dal fascicolo pur avendo, in partenza, le stesse accuse a carico».

Gli altri avvocati difensori sono Rovere, Da Ros, Di Stefano, Ioncoli, Sansonetti e Magaraci. I difensori eccepiranno sulla costituzione dei due enti come parti civili.

A tutti gli imputati viene contestata l’associazione per delinquere, dal settembre 2011 sino al 26 luglio 2013, data di notifica del decreto di revoca della parità scolastica. Secondo l’accusa gli insegnanti e la segreteria «abitualmente consentivano agli studenti di preparare a casa i compiti in classe, oppure in classe fornivano le soluzioni o permettevano di copiare».

Nelle prove orali «la sufficienza era comunque garantita». Gli insegnanti, sempre secondo l’accusa, «attestavano falsamente l’idoneità degli studenti a essere ammessi alle classi superiori». Per quanto riguarda l’ipotesi di truffa, avrebbero «tratto in inganno i funzionari del ministero dell’Istruzione consentendo agli studenti di conseguire indebitamente il diploma di scuola superiore».

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