Le opere del De’ Sacchis in Pinacoteca Ambrosiana

Libro e rassegna visitabile fino al 29 maggio all’ombra del duomo meneghino Il professor Villata: «Non lo scopro io, ma da voi non ha il riscontro che merita»

Milano accoglie l’estro e la creatività del Pordenone.

Fino al prossimo 29 maggio sarà, infatti, possibile ammirare circa una ventina di disegni del pittore pordenonese presso la Pinacoteca Ambrosiana.

Il curatore della mostra è il professor Edoardo Villata, autore anche del libro sul pittore pordenonese “Giovanni Antonio de' Sacchis si pone ai vertici del Rinascimento italiano”.

“Minimalismo della terribilità. I disegni del Pordenone in Ambrosiana”. Con questo titolo Milano ospita, dunque, presso la Pinacoteca Ambrosiana del capoluogo lombardo, circa una ventina di disegni appartenenti o riconducibili ad Antonio Giovanni de' Sacchis, detto Il Pordenone. Il celebre pittore del nostro territorio diventa così protagonista di una mostra all'interno di uno dei punti nevralgici della cultura a Milano, grazie al professor Edoardo Villata, docente di Storia dell'arte moderna presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e curatore della mostra aperta al pubblico lo scorso 22 marzo e visitabile fino al 29 maggio.

Chiunque andrà a visitare le opere esposte alla Pinacoteca potrà trovare due sale allestite appositamente per i disegni del Pordenone e in possesso proprio della Pinacoteca, che espone così al pubblico un vero e proprio tesoro del Rinascimento.

Ma da dove nasce questa mostra? «E’ stata una mia proposta fatta all’Ambrosiana ed è una sorta di mostra a chilometro zero, con opere provenienti direttamente dal museo che le tira fuori per esporle al pubblico – ha raccontato al Messaggero Veneto il professor Villata –. Per me poi personalmente era l'occasione per approfondire ancora di più la figura del Pordenone, che ho studiato nel corso della mia carriera accademica. Naturalmente non sono io a scoprire de' Sacchis come grande artista, ma con questa esposizione volevo contribuire ad accrescere la notorietà - non ancora adeguata a mio avviso - di un pittore che sta sicuramente ai livelli di Lorenzo Lotto e Correggio e che si pone ai vertici del nostro Cinquecento».

Una notorietà non ancora adeguata per il calibro del nostro pittore dovuta probabilmente anche a un po’ di distrazione e leggerezza nel valorizzare appieno le sue opere.

Curioso, infatti, come Il Pordenone, storicamente accostato a pittori del livello di Raffaello e Michelangelo, trovi spesso maggiore riscontro fuori dal nostro territorio - in questo caso a Milano - piuttosto che nella sua terra natia.

In passato sul Messaggero Veneto era stato evidenziato, con un’inchiesta a firma del vicedirettore Giuseppe Ragogna, come le tantissime opere di de' Sacchis fossero ostaggio nelle chiese - il più delle volte chiuse e quindi inaccessibili al pubblico - sparse per la provincia, senza dimenticare poi la strigliata ricevuta da Vittorio Sgarbi in uno dei suoi tanti viaggi a Pordenone.

In questo senso può essere d’aiuto una recente pubblicazione di Francesco Boni De Nobili, “Il Pordenone. Giovanni Antonio de' Sacchis”, una sorta di guida alle opere del pittore dove, chiesa per chiesa, sono indicati orari di apertura e numeri di telefono per permettere agli appassionati d'arte di ammirare tali opere.

Ma sicuramente si dovrebbe fare di più. Ed ecco che il professor Villata a maggio porterà in gita gli studenti di un suo corso monografico dedicato proprio al Pordenone: «Pordenone è una città piccola ma estremamente bella e accogliente. Ci vado sempre volentieri e per il Friuli devo dire che ho un debole. E’ l’occasione per far conoscere agli studenti de' Sacchis: andremo a vedere le opere che ci sono al Duomo e al museo civico, ma gireremo anche la provincia per visitare le tante chiesette che lo ospitano».

Insomma Il Pordenone trova nel professor Villata e nel pubblico della Pinacoteca quel riscontro che il suo estro e la sua creatività - dai quali nasce il termine “terribilità” nel titolo della mostra - meritano e che Pordenone non riesce ancora a dare appieno.

E in ultimo ecco ancora le parole di Villata: «Nel mondo dell’arte e della cultura si parla sempre delle stesse cose, degli stessi musei, delle stesse opere, degli stessi pittori e scultori. Invece la nostra storia è così complessa e ricca che la nostra identità andrebbe meglio approfondita e conosciuta: il rischio, se no, è perderne dei pezzi per strada». Appunto.

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