Pordenone, scatta l’inchiesta sul Deposito Giordani

Sabato via libera al concerto metallaro per ragioni di ordine pubblico, ma dalla domenica diventa esecutivo il sequestro. Fatali le lamentele dei vicini

PORDENONE. Articolo 659 del codice penale: disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone. Questo il motivo dei sigilli che ieri intorno alle 11 sono stati apposti dalla polizia municipale all’ingresso del Deposito Giordani.

L’indagine è scaturita da un esposto di alcuni residenti nel quartiere, uno in particolare, per il volume degli spettacoli e gli schiamazzi dei frequentatori della struttura al termine delle esibizioni. Bocche cucite da parte dei vigili, ed è comprensibile, sull’indagine in corso, a maggior ragione perchè ieri non è stata una giornata facile.

Era infatti in programma, in serata, il concerto dei Death, gruppo metallaro con un pubblico di 500 persone non tutte ritenute dalle forze dell'ordine tranquillissime. Al momento dei sigilli erano già arrivati gli artisti, che dovevano accedere ai camerini. Sarebbe stato necessario un presidio d’ordine per spiegare agli spettatori come mai il concerto non si sarebbe più tenuto.

Di fronte a queste difficoltà, per ragioni di ordine pubblico, le autorità hanno deciso di lasciare effettuare lo spettacolo , rinviando di qualche ora la nuova apposizione dei sigilli.

L’inchiesta è nata dopo le rilevazioni acustiche eseguite il 20 febbraio al concerto dei SoulFly. Il volume della musica, nell’occasione, sarebbe stato giudicato eccessivo. Ulteriori problemi di rispetto dell’ordine pubblico si sono aggiunti l’1 e il 2 aprile scorsi dopo i concerti dei Tre allegri ragazzi morti e dei Negrita.

L’inchiesta sul Deposito Giordani, che pure è una struttura in periferia e ha spostato l’ingresso sul lato più lontano dalle case, è destinata a riaprire il dibattito sulla città della musica e quella del silenzio.

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