Viabilità a Pordenone, si scatena la battaglia sulle piste ciclabili

I ciclisti: «Siate civili». Gli automobilisti: «Larghe come piste d’atterraggio»

PORDENONE. Due scuole di pensiero opposte, due filosofie parallele, pochi punti in comune: tra ciclisti e automobilisti, soprattutto con la nuova viabilità pordenonese, è duello a tutto campo.

I primi, che prediligono la bicicletta per i propri spostamenti, sono soddisfatti per le recenti modifiche: meno parcheggi in strada e più piste ciclabili, larghe e comode, come in via Caboto e via Oberdan. I secondi si sentono sempre marginalizzati e costretti a code interminabili e a un fluire del traffico sempre più lento.

«Ci sono tanti posti a disposizione in struttura, spesso vuoti – ha dichiarato Luana Casonatto, presidente di Fiab Aruotalibera -. Chi è abituato a parcheggiare l’auto sotto casa si ritrova disorientato, ma è solo questione di tempo e di cambio di mentalità. Si tratta di una crescita culturale: c’è chi arriva prima e chi dopo».

Casonatto ha evidenziato come sempre più città, anche vicine a Pordenone, abbiano già chiuso il centro al traffico: Udine, Treviso e Vicenza, per esempio.

E in questo modo non abbiano affatto affossato il commercio, anzi. «La distanza da un estremo all’altro del centro di Pordenone – ha osservato la presidente di Aruotalibera – è di due chilometri: già troppo anche in bicicletta, si percorre a piedi. Perchè voler ostinarsi a raggiungerlo in auto?».

Casonatto non nasconde che l’obiettivo auspicato dall’associazione, in linea col Comune, è quello di un centro tutto a 30 kmh, dove tutti coloro che vivono la strada abbiano lo stesso “potere”. «Quello a cui stiamo assistendo – ha concluso Casonatto – è un risultato a cui stiamo collaborando da 15 anni: il biciplan che l’associazione ha proposto risale al 2005: i primi risultati si vedono ora».

Diversi i giudizi sull’altro fronte. «Sono state favorite le piste ciclabili – ha affermato Cristiano Piva dell’autoscuola Grigoletti -, ma, attenzione, i ciclisti non sono sempre così ordinati e attenti. Inoltre, ci sono pochi attraversamenti dedicati alle due ruote e spesso c’è chi attraversa sulle strisce pedonali in sella alla bici anzichè spingendola a mano».

E poi i punti critici: la rotonda tra Pontebbana e via Montereale, «troppo stretta per il carico di traffico, ma che speriamo migliori dopo i lavori in corso»; viale Grigoletti, dove la carreggiata è stata ridotta a una sola corsia, riservando la seconda alla svolta alla Conad.

«In certe ore della giornata la fila che si forma è interminabile». E ancora via Oberdan, dove «la pista ciclabile è larga come una pista d’atterraggio». E poi piazza Duca d’Aosta: «Più volte ho dovuto fermarmi provenendo da via Cavallotti perchè da viale Dante c’è chi arriva come un missile».

Ancora, la pericolosità dei parcheggi a ridosso degli attraversamenti pedonali: spesso le auto tolgono visibilità e gli automobilisti non vedono i pedoni se non all’ultimo momento. Infine i paradossi.

Come quello evidenziato da Fabio Maset, dell’autoscuola cordenenonese, spesso in città per le guide pratiche: «Ho visto un camion dover fare due manovre alla rotonda di viale Martelli per non andare addosso alle auto parcheggiate. Si può?».

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