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Addio a Stefano Guerra,“re” delle disco

Il noto dj è morto a Malta, dove gestiva un locale. Aveva 49 anni ed era malato da tempo. «Introdusse la house a Nordest»

2 minuti di lettura

PORDENONE. «Sole, mare, sogni, speranze... Una buona giornata a tutti, amici miei». Sotto, la foto di un tramonto, del mare calmo, di un marinaio sulla sua barca. Era il 21 maggio, ed è stato questo l’ultimo post su Facebook di Stefano Guerra.

“Il guerriero” – colui che portò la musica house nelle più rinomate discoteche del nord e centro Italia, l’assoluto “re dei dj” nel Pordenonese e nella riviera veneta tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta – si è spento ieri mattina a Malta, dove si era trasferito da un paio d’anni. In giornata sono partite per l’isola la madre e le due sorelle. Avviato l’iter per il rientro della salma in Italia.

Stefano Guerra era malato dalla fine dello scorso anno. In primavera alcuni amici pordenonesi gli avevano fatto visita: sapeva di non avere più molto tempo davanti, ma ha lottato sino alla fine. Il 10 maggio, il penultimo post: «Sembra che anche questi giorni di tormenta se ne stiano andando».

Nel social si era presentato in maniera goliardica, pur riservato e discreto, nonostante la lunga frequentazione del popolo della notte: studente all’università della strada, «che non è meno importante di quella sui banchi».

Nato il 3 marzo 1967, da ragazzo lavorava in centro, a Pordenone. «Lo conobbi – scrive Carlo Prataviera – quando da ragazzino lavorava dietro il banco del Good Music di Flavio Gruppi: fui anche il suo sottotenente mentre faceva la leva a Cordenons, era una persona molto sensibile».

Un caposaldo della musica: così lo descrivono i colleghi di allora. Aveva cominciato all’Oasi Club di Pordenone, poi al Papillon, quindi il “salto” all’Arena di Bibione. «Aveva portato la musica di tendenza – va indietro con gli anni il dj Massimo Armani – ed era seguitissimo, perché molto bravo. Una persona buona e ingenua e proprio per questo uscì di scena. Prima, però, era stato il dj più pagato e famoso a Nordest».

“Lanciato” a Pordenone, il successo nei locali più rinomati: oltre all’Arena di Bibione – dove era tornato, meno di dieci anni fa per una serata amarcord con i dj dell’epoca –, il Cocoricò e il Biblos di Rimini, il Divina Follia di Bisceglie, il Matilda di Jesolo, il Mr. Charlie di Lignano, ancora Arezzo e molte altre città italiane; per un po’ di tempo fu anche dj a Tpn hit energy.

Quando aveva detto stop alla musica (era peraltro un appassionato di batteria), il radicale cambio di vita. Prima, restauratore di hotel e ville con Maura Persello, l’amica di una vita che l’ha accompagnato sino all’ultimo giorno, poi titolare di un locale a Venezia e di un altro che aveva imbastito a bordo di uno yacht.

Due anni fa, un’altra svolta, dopo una piccola parentesi con il movimento dei Forconi: si era trasferito a Malta, dove aveva aperto e avviato il ristorante “Lido di Venezia”, locale in riva al mare a Water park Bugibba e dove “esportava” la gastronomia e i vini italiani. «Tanti cambiamenti, ma altrettanti successi», aggiunge Antonio Vena, che in primavera era tornato a Malta dal “vecchio amico”: «Nonostante fosse debilitato dalle terapie, mi ha riservato molta energia. Giorni indimenticabili».

Luca Calenda ricorda una serata al Papillon, nel 2004: «Con le lacrime agli occhi e le mani tremanti sei salito in consolle, hai messo due dischi e mi hai detto: Luca non ce la faccio! Poi, con il tuo classico sorriso, hai chiuso gli occhi e sei partito facendoci sognare come ai vecchi tempi. Quando sei sceso hai detto: mi hai fatto il regalo più bello».

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