Ex Sivocci, il cantiere deve fare i conti con il rischio amianto

Montereale, la vasta area dismessa diventerà residenziale Demolizione a scuole chiuse per evitare inalazioni tossiche

MONTEREALE. A Montereale Valcellina sono iniziati i lavori di demolizione dei capannoni industriali della ex Sivocci Est, che sino agli anni Duemila aveva prodotto guarnizioni in amianto per motori. Una volta abbattute le strutture e asportati, secondo le regole dettate dall’azienda sanitaria, ben mille 400 metri quadrati di eternit (copertura dei capannoni), l’intera area di 12 mila 600 metri quadrati sarà destinata a edilizia residenziale. Saranno costruite 20 unità fra case a schiera, bifamiliari e villette, con un’altezza massima pari a due piani. Tutte le abitazioni saranno a elevato risparmio energetico, con una superficie non inferiore a 120 metri quadrati.

I lavori di demolizione della ex Sivocci sono stati momentaneamente interrotti: riprenderanno all’inizio della settimana prossima, una volta chiuse le scuole. L’ex impianto industriale sorge infatti a ridosso degli edifici dell’istituto scolastico comprensivo Padre David Maria Turoldo, in particolare a quelli delle elementari. Lo smantellamento delle coperture in eternit e delle strutture murarie è bene che avvenga ad aule vuote, in quanto le fibre di amianto si volatilizzano e si disperdono a largo raggio. Gli accorgimenti imposti dall’azienda sanitaria per smaltire quella gran quantità di eternit serviranno appunto a scongiurare eventuali inquinamenti da fibre di amianto di scuole, abitazioni e del vicino complesso comunale di impianti sportivi, in particolare il palazzetto, struttura sempre molto frequentata.

La ex Sivocci è stata acquistata dalla Roberto&Diego Immobiliare. «Allo stato attuale – affermano i progettisti, architetto Maurizio Martinuzzi e geometra Nicola Di Bon –, l’amministrazione comunale ha concesso l’autorizzazione preventiva alla ristrutturazione urbanistica dell’area. L’intervento – continuano – si configura con la demolizione totale dell’opificio, la verifica dell’area sotto gli aspetti igienico-sanitario e la realizzazione delle infrastrutture: strade, marciapiedi, parcheggi, reti di energia elettrica, acqua, gas, linee telefoniche e illuminazione esterna».

La Sivocci Est, fallita nel 2010, è assurta alle cronache nazionali per aver smaltito per decenni sul greto del Cellina gli sfridi delle guarnizioni in amianto dei motori, in parte disperse dalle piene del fiume, in parte interrate negli argini. Difficile prevedere se scarti in amianto siano stati interrati anche nell’area interessata dalla demolizione dei capannoni e dalla successiva costruzione delle villette. Il piano particolareggiato sarà fiscale, in merito alla qualità della bonifica dell’area. Per ora, il circolo locale di Legambiente Prealpi Carniche, con il portavoce Mario De Biasio, sostiene che l’obiettivo da perseguire dev’essere «la bonifica dell’intera area, anche del sottosuolo, da eventuali residui di amianto».

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