Olimpiadi, vigilia choc per la Trost: l’allenatore sta male

Già assente agli Europei, Chessa non potrà essere ai Giochi. Il saluto alla saltatrice sua allieva: «Soffrirò davanti alla tv»

PORDENONE. Insieme, fino alla fine. A caccia del massimo, come si sono reciprocamente abituati a fare.

Uno accanto all’altra, giorno dopo giorno. Nella buona e nella cattiva sorte.

A pochi metri di distanza, come in questi giorni a Pordenone, o a 9.500 chilometri, come avverrà dal 18 agosto a Rio de Janeiro, non saranno un Oceano e una malattia a separare una campionessa, Alessia

Trost, dal suo storico coach, Gianfranco Chessa, allenatore anche della compagna di Nazionale Desirée Rossit. Lo hanno ribadito, insieme, Gianfranco e Alessia, nel giorno dell’annuncio e del dolore.

Nelle ore in cui lui, Chessa, l’uomo che ha portato a Pordenone la scuola federale di salto in alto, ha voluto rendere noti al mondo, via Facebook, i suoi problemi di salute.

Un atto di coraggio, dettato anche dalla volontà di sgombrare il campo dalle voci di un distacco dalla Trost, dopo l’assenza del tecnico (e ora si capisce perchè) a bordo pista agli Europei ad Amsterdam, i recenti risultati non brillanti e le successive parole di Gianmarco Tamberi («Alessia ha chiesto a mio padre di starle vicino a Rio»).

E lei, la Trost, la pupilla dei suoi occhi, gli ha risposto pubblicamente, sempre via Facebook: «Non dovrei commentare questo post e altrettanto probabilmente dovrei nascondere e proteggere i sentimenti che abbiamo vissuto, che viviamo ogni giorno e che vivremo – ha postato –. O forse no. Forse dovrebbero solo sciogliersi dentro e, goccia dopo goccia, distillare nel profondo una pozione esplosiva: una pozione, perché magica è la forza che muove una persona verso il proprio obbiettivo; esplosiva, perché è stata alimentata quotidianamente per produrre un effetto di fuoco.

Siamo quasi arrivati, Gianfranco, siamo quasi arrivati alla fine di un percorso che avevamo immaginato diverso, più semplice e sicuramente meno imperfetto; questo, però, non sbiadirà l’immagine che voglio portare dentro quella pedana per nessun motivo, ci abbiamo messo tanto per colorarla. Te lo prometto».

«Nessun avvoltoio o malalingua potrà rovinare quello che in due anni abbiamo costruito – le ha fatto eco Desirée Rossit –. L’impegno, la passione e la pazienza a volte a fior di pelle che ci abbiamo messo, una doppia Olimpiade», seguito dall’icona di un quadrifoglio portafortuna.

Tra gli innumerevoli attestati di solidarietà, anche quello, particolarmente significativo, di Gianmarco Tamberi: «Sempre avuto un’immensa stima per te coach... e sempre ne avrò! Buona guarigione, in un modo diverso guarderemo entrambi quest’Olimpiade da un posto in cui non saremmo voluti essere. Ma ciò che abbiamo fatto fino a ieri rimarrà scritto, e ciò che faremo domani rimarrà nella storia. Un abbraccione coach, fatti forza!».

Tra poco dalle parole si passerà ai fatti. Arriverà ciò per cui Chessa e la Trost hanno lottato da anni, uno a fianco all’altra: le Olimpiadi. Rio, la gara delle gare, da affrontare a testa alta, per raccogliere il massimo.

Prima dell’unica battaglia ancora più importante, per il mentore di Alessia, con un solo risultato a disposizione. Insieme, come ogni giorno, senza mollare. Fino alla fine.

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