Euroink: «Contiamo sull’aiuto di tutti per ripartire al più presto»

Fiume Veneto: il contitolare della fabbrica devastata dall'incendio, il rivignanese Alberto Pighin, lancia un appello a dipendenti, fornitori e concorrenti. L’azienda aveva già vissuto l’incubo di un grosso incendio nel giugno 2008

FIUME VENETO. Un incubo che si ripete, per titolari e dipendenti della Euroink di Praturlone, azienda già devastata da un incendio la mattina del 29 giugno 2008.

Ma oggi come allora si cerca subito di mettere da parte lacrime e rabbia per ricominciare da zero, con tanto lavoro da fare e contando sulla solidarietà. Che già si sta manifestando, anche da concorrenti dell’azienda. I danni sono ingenti e la tempistica per ricostruire il capannone al momento è ignota.

Il legale rappresentante di Euroink, il rivignanese Alberto Pighin, è giunto sul posto pochi minuti dopo l’allarme, anche lui tenuto a distanza di sicurezza dai carabinieri. Non riusciva a darsi pace, così come alcuni dei 15 dipendenti, vedendo la sua fabbrica andare in fumo.

E ieri titolare e maestranze erano ancora lì, a breve distanza dal cumulo di macerie dello stabilimento di via Fratelli Zambon. «Il primo pensiero va ai dipendenti e all’assoluta volontà di riprendere al più presto il lavoro», ha detto Pighin, attorniato dalle maestranze.

Assieme sono come una famiglia. Tanto impotenti di fronte all’avanzare delle fiamme, l’altra sera, quanto uniti per ripartire. Una famiglia che si allarga.

«Siamo certi dell’aiuto che ci daranno dipendenti, collaboratori, tecnici, fornitori e pure concorrenti – ha aggiunto il contitolare –. Sono sicuro che possiamo contare su tutti loro, con cui abbiamo ottimi rapporti e un’eccellente reputazione».

Sì, anche i concorrenti sono nell’elenco. E in giornata, infatti, arrivano le prime chiamate. E’ ancora presto perché qualcuno offra, per esempio, una nuova sede e macchinari. Ma «al momento – ha confermato Pighin – c’è la disponibilità a 360 gradi da parte di diverse realtà per le opere di messa in sicurezza».

La sede è compromessa, c’è ben poco da salvare. «Sono stati bruciati tre lotti su quattro del capannone, all’interno dei quali c’erano inchiostri e macchinari. Si è salvato quello degli uffici, ma è seriamente danneggiato».

E’ presto per una stima dei danni, che potrebbe essere milionaria. I tempi assicurativi, inoltre, si prospettano lunghi. «L’aspetto monetario è quello che preoccupa meno – ha osservato Pighin –. Il problema è la tempistica. Vogliamo ripartire al più presto. Come faremo non lo so. Contiamo sull’aiuto di tutti».

Pighin sulle cause non si è sbilanciato, escludendo il dolo. Dal punto di vista ambientale ha rassicurato che non si tratta di sostanze pericolose: «C’erano soltanto inchiostri a base acquosa e resinosa. L’amianto nelle strutture era assente».

Incendio a Fiume Veneto

Anche perché furono bonificate dalla fibra-cemento dopo il devastante incendio del 2008, dal quale la ditta si era saputa rialzare.

Allora si ipotizzò che le fiamme fossero scaturite in magazzino, che andò distrutto, da un bidone di inchiostri parzialmente vuoto, surriscaldatosi. Un incendio, in quel caso senza gravi conseguenze, si registrò anche lo scorso anno.

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