Arlecchino celebra l’eterna giovinezza dei maestri d’arte

Il festival fondato da Contin e Merisi compie vent’anni «Pordenone città ricca di “giardinieri” della cultura»

Pordenone si appresta a immergersi nella ventesima edizione del festival dell’Arlecchino Errante, che si terrà dal 4 settembre al primo ottobre. C’è ancora da attendere qualche giorno per conoscere nel dettaglio l’edizione di quest’anno, ma ad anticipare qualche considerazione sul festival è Claudia Contin Arlecchino, cofondatrice assieme a Ferruccio Merisi. «Dobbiamo il felice titolo di quest’anno, “Quelli che amano hanno sempre vent’anni” – rileva –, ricco di sincero entusiasmo e di competente energia, a un’idea del regista Ferruccio Merisi che, per festeggiare la ventesima edizione dell’Arlecchino Errante, ha voluto benedire l’eterna giovinezza dei maestri d’arte, ovvero di coloro che in gergo teatrale noi chiamiamo oggi le “vecchie guardie” del teatro e della cultura, coloro che hanno saputo attraversare il secolo denso e schizofrenico del Novecento per catapultarsi in piena salute creativa nel Terzo Millennio delle novità veloci e sfuggenti».

Un’edizione che ha un valore intrinseco, come spiega l’ormai celebre interprete della maschera di Arlecchino: «Questo titolo è la traduzione propositiva della prima idea “Resistenze - Competenze - Eccellenze” e contiene il significato di tutte e tre quelle parole chiave, come incoraggiamento e augurio per i giovani professionisti che si stanno formando oggi. La passione per il proprio mestiere e l’amore per i destinatari del proprio servizio è ciò che permette di eccellere in esso, di approfondirlo, di rinnovare e aggiornare le proprie competenze, di sentirsi più che utili, necessari, indispensabili al miglioramento del mondo. Questo è un modo di vivere nell’eterna giovinezza del sentire e del fare. Per chi, invece, cade semplicemente nella trappola della carriera specialistica, fredda e cinica, beh, si può dire che “è già vecchio a vent’anni”».

Quella di quest’anno sarà anche l’occasione per celebrare vent’anni di attrattiva per attori e artisti provenienti da tutto il mondo: «Creare vent’anni fa a Pordenone un polo di riflessione sul confronto tra culture e sull’antropologia teatrale, vista attraverso gli occhi ironici e autoironici della maschera di Arlecchino, ha generato un interesse allargato e condiviso in tutti i Paesi del mondo, in cui abbiamo esportato le competenze della Commedia dell’arte italiana. Gli allievi che nel corso di questi vent’anni sono approdati a Pordenone da tutto il mondo sono venuti qui a cercare tanto le competenze della nostra cultura teatrale quanto la restituzione coerente di una connessione con le loro stesse culture d’origine».

Infine un pensiero va alla dinamicità culturale della città: «Pordenone ha sempre dimostrato una naturale fertilità nei confronti delle iniziative culturali, ovvero una sana capacità di attecchimento e di fiducia nei confronti di proposte e di progetti anche innovativi. La capacità poi di ogni singolo progetto di radicarsi nel tessuto sociale e nella storia della città dipende dalla costanza e dalla perseveranza dei suoi “giardinieri”, ovvero degli operatori culturali che ne propongono lo sviluppo e ne gestiscono il destino. E di questi “giardinieri” Pordenone è ricca».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

L'Aston Villa batte lo United e i suoi tifosi prendono in giro l'esultanza di Ronaldo

Granola fatta in casa

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi