Ecco gli sfidanti in corsa per Procura e tribunale

Pordenone. L'elenco di chi aspira a diventare capo dei magistrati d’accusa e di palazzo di giustizia. Nell’elenco l’ex pm di Mani pulite Tito

PORDENONE. Un palazzo di giustizia, due incarichi di prestigio scoperti, oltre venti candidature al vaglio delle autorità competenti.

Chi saranno i successori di Francesco Pedoja, presidente del tribunale di Pordenone, e di Marco Martani, procuratore della Repubblica già titolare di numerose importanti indagini, prima fra tutte quella sull’omicidio dei fidanzati Teresa Costanza e Trifone Ragone, che ha fatto discutere l’Italia?

Sino ad ora era noto che entrambi gli incarichi erano in attesa di titolare, ora siamo in grado di rivelare anche i nomi di chi si giocherà queste delicate partite in ordine di anzianità, criterio che ha il suo peso nelle nomine.

Per la prima poltrona, occupata da Pedoja, sono in lizza Piervalerio Reinotti, Gaetano Appierto, Angelo Risi, Licia Consuelo Marino, Andrea Mirenda, Andrea Zuliani, Lanfranco Maria Tenaglia, Eugenio Pergola e Riccardo Merluzzi. Di questi magistrati tre, Appierto, Marino e Zuliani, sono già in servizio all’interno del tribunale di Pordenone con diverso incarico.

Per l’incarico di procuratore della Repubblica, invece, le opzioni al vaglio del ministero sono dodici, sempre in ordine di anzianità: Francesco Bruno Bruni, Giovanni Francesco Cicero, Sandro Raimondi, Raffaele Tito, Francesco Dall’Olio, Silvio Franz, Daniele Barberini, Enrico Luigi Tito Cieri, Paolo D’Ovidio, Federico Facchin, Patrizia Castaldini e Claudia Danelon.

Balzano agli occhi i nomi di due magistrati che i pordenonesi conoscono molto bene: Raffaele Tito e Federico Facchin.

Il primo, Tito, è stato, da sostituto procuratore della Repubblica, il protagonista assoluto delle inchieste di mani pulite a inizio anni Novanta prima a Pordenone e poi a Milano, dove entrò a far parte del pool di Borrelli, Di Pietro, Davigo e Colombo.

Il secondo, Federico Facchin, che dopo la partenza di Martani adesso regge le sorti della procura, è stato a sua volta autore, dopo la partenza di Tito, di inchieste per reati contro la pubblica amministrazione, in particolar modo nel settore della sanità.

Sia i candidati già conosciuti in sede locale sia quelli attualmente in servizio fuori provincia rappresentano soluzioni valide per un comparto, quello della giustizia, che ha bisogno, a Pordenone in particolare, di scelte rapide quantomeno per le pedine chiave dello scacchiere della giustizia.

Il nostro è un tribunale tradizionalmente veloce ed efficiente e c’è particolare attesa per l’assegnazione dei due incarichi dalle rose di nomi che oggi siamo stati in grado di svelare.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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