Messa per l'inizio della scuola: tanti no e qualche apertura

Pordenone. Tra chi prende le distanze dall’iniziativa di Ciriani e Basso c’è il sindacato Flc Cgil. Il dirigente emerito Chiarotto: «La proposta non doveva arrivare da loro»

PORDENONE. «Carissimi sindaco Alessandro Ciriani e consigliere delegato all’istruzione Alessandro Basso, grazie per l'invito a messa, ma noi non ci saremo». Lo strappo, ieri a Pordenone, è stato quello del sindacato Flc Cgil.

«La scuola – il leader sindacale Mario Bellomo ha preso le distanze dai riti religiosi – è pubblica e laica». Risolto il problema? Sino a un certo punto: la pattuglia “No messa” ha alzato la voce e il contraltare è stato quello dei possibilisti. Tutti alla conta nella chiesa del Sacro Cuore, venerdì alle 18.

I possibilisti. «Prender messa non fa male a nessuno: la proposta però doveva arrivare dagli insegnanti di religione oppure dal vescovo monsignore Giuseppe Pellegrini».

Sergio Chiarotto, dirigente emerito, nel 2010 aveva risolto così il problema con la messa ecumenica nel liceo Leopardi-Majorana a San Giorgio.

«Spero che il sindaco Ciriani e il delegato Basso, che hanno invece organizzato la messa, si ricordino dei profughi e degli immigrati – è l’auspicio di Chiarotto –. La scuola accoglie e integra: lo dicevano don Milani, padre David Maria Turoldo e lo dice Papa Francesco».

I negazionisti. Libera Chiesa in libero Stato: tutti d’accordo. «E’ sbagliato che una pubblica amministrazione inviti la cittadinanza al rito di una particolare religione – la pensa così Luciano Bellomo, vertice Uaar –. L’Unione degli atei, agnostici e razionalisti boccia questa iniziativa».

Michele Negro di Rifondazione comunista non ha dubbi: «E’ una chiara manifestazione propagandistica giocata sul piano mediatico per dimostrare che, come hanno commentato alcuni, “si valorizzano le radici cristiane”. Ma la scuola, quella pubblica e di tutti, ha bisogno di radici oppure di risorse?».

Niente messa. «Gli studenti islamici non hanno questo tipo di tradizione e non vanno a messa», ha tagliato corto sulle scelte Ahmad Butt che, nella moschea in Comina, prega il Corano ogni venerdì con circa 300 fratelli musulmani.

«La scuola è una cosa e la fede è un’altra – ha separato ragione e fede il pakistano immigrato a Pordenone –. Ogni popolo ha le sue tradizioni da rispettare e la nostra comunità prega il Corano».

La scuola è doppia per i ragazzi islamici: quella statale italiana sei giorni su sei e quella in arabo ogni domenica nel Centro culturale islamico.

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