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Medico condannato per la morte di Molent

Un anno al professionista della Pallacanestro Gorizia, assolti gli infermieri Atti al pm su due testimoni, da decidere il risarcimento ai familiari del cestista

2 minuti di lettura

A sette anni dall’accaduto e dopo una quindicina di udienze che hanno visto alternarsi tre giudici diversi si è concluso ieri al Tribunale di Gorizia, con la sentenza di primo grado, il processo per la morte del cestista Matteo Molent, 21 anni, deceduto all’ospedale di Udine lunedì 28 dicembre 2009, otto giorni dopo essere stato colto da malore al PalaBigot durante la partita tra Pall. Gorizia e Codroipese.

La giudice Rossella Miele ha condannato a un anno di reclusione Umberto Tommasini, medico della Pall. Gorizia che domenica 20 dicembre 2009 era al PalaBigot e prestò le prime cure a Molent, colto da malore in panchina dopo la sostituzione.

Secondo l’accusa sostenuta dal pm Laura Collini, che ha chiesto la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, Tommasini non era tempestivamente intervenuto per rianimare Molent. Di qui l’accusa di omicidio colposo.

Assolti invece gli infermieri volontari de La Salute, Elisa Mingolla e Renato Federici. Erano in servizio anch’essi al PalaBigot. Per loro la pm ha chiesto un anno di reclusione.

Ma il caso Molent non è chiuso. La giudice Miele ha disposto il rinvio alla Procura della Repubblica degli atti relativi alle deposizioni di Roberto Gaier e di Ida Brumatti che avevano testimoniato citati dalle difese. Significa che la giudice non ha ritenuto credibili queste deposizioni. Sarà la Procura a valutare l’opportunità di avviare un’indagine.

Le difese - avvocati Lippi e Macor per Mingolla e Federici e avvocati Nereo e Vanek Battello per Tommasini - hanno chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste per i loro assistiti. L’avvocato Nereo Battello ha inoltre chiesto che alla giudice di procedere all’incarico di una nuova perizia, del giudice appunto, in quanto le perizie disposte dal gup e dalla Procura non avrebbero portato a una ragionevole certezza sul momento esatto in cui Molent ha avuto l’arresto cardiaco.

Molto si è discusso in questo processo sull’effettiva idoneità all’agonismo dello sfortunato cestista. Se da una parte il fatto di essere schierato in campo (campionato nazionale di serie B) comportava il possesso del certificato di idoneità agonistica rilasciato dalla Medicina dello sport, dall’altro è emerso che il ragazzo soffriva di problemi cardiaci.

Consulenti della difesa hanno dichiarato nel procedimento che «con un cuore così Molent non doveva giocare», mentre consulenti dell’accusa hanno confutato affermando che «Molent aveva un cuore di atleta» con ciò spiegando l’anomala dimensione dell’organo.

I difensori hanno rappresentato alla giudice che il medico Tommasini ha prontamente e correttamente operato seguendo quelle che sono le linee guida del primo soccorso, ovvero ripetuti massaggi cardiaci. Il defibrillatore è stato usato per otto volte dai medici del 118 intervenuti tempestivamente al palasport. Le motivazioni della sentenza chiariranno i molti punti ancora aperti della vicenda.

Soprattutto si spera possano far luce sul quesito di fondo che ha accompagnato il processo: le malformazioni cardiache di cui soffriva Molent quanto hanno inciso sulle sfortunate pratiche di soccorso? E ancora non è stato possibile appurare l’esatta tempistica del primo intervento.

Nella discussione le difese hanno ricordato come a pochi giorni dell’accaduto, ma prima del decesso, la società Pallacanestro Codroipese avesse inviato a Il Piccolo una lettera per ringraziare i sanitari del pronto intervento. Questo il testo pubblicato su Il Piccolo il 22 dicembre: «L’associazione dilettantistica pallacanestro Codroipese ringrazia i sanitari dell'associazione La Salute di Lucinico, il 118 di Gorizia e il medico sociale della Nuova Pallacanestro Gorizia, dottor Umberto Tommasini, per il grande impegno e professionalità dimostrata nei momenti difficili del soccorso».

Ma l’avvocato di parte civile Francesco Gasparinetti ha riferito che la società ha disconosciuto quel testo. «A distanza di sei anni dalla morte di Matteo la famiglia ha avuto il riconoscimento dal Tribunale che quel giorno la vita di Matteo poteva essere salvata». Così l’avvocato di parte civile Francesco Gasparinetti appena sentita la condanna del medico Tommasini. Il quale è stato condannato anche a pagare le spese processuali e di costituzione di parte civile. La giudice Miele ha invece rinviato al giudice civile la determinazione dell’indennizzo ai familiari di Matteo.

La richiesta avanzata in aula è stata di 372mila euro al padre, 365mila euro alla madre e 165mila euro alla sorella. Matteo Molent nel 2009 aveva 21 anni, era considerato uno degli elementi più dotati tecnicamente del basket regionale.

Originario di Azzano Decimo, Molent giocava nel ruolo di centro. Nell’aprile del 2009 era stato convocato al raduno della nazionale under 22 della Lega nazionale dilettanti. Lì aveva potuto vivere l'ebbrezza di indossare la maglia azzurra che di sicuro avrebbe portato a lungo sulle spalle.

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