Roraigrande in festa per i suoi alpini: "Cittadini onorari"

Il sindaco di Pordenone: un riconoscimento al mondo del volontariato. Il vicepresidente Ana: prima valori e doveri, poi i diritti

PORDENONE. Alpini cittadini onorari di Pordenone. Vorrebbe essere questo il riconoscimento dell’amministrazione comunale nei confronti delle penne nere e non solo per la buona riuscita dell’adunata nazionale 2014, ma anche per le tante opere buone che mettono in pratica in maniera del tutto volontaria.

Il proposito lo ha anticipato il sindaco Alessandro Ciriani che, con l’assessore Emanuele Loperfido (alpino), ha partecipato al 35° di fondazione del gruppo Ana Roraigrande.

«Non avete mai tolto l’uniforme, vi distinguete in maniera nobile per rispetto e senso civico, che si stando disperdendo, e soprattutto siete il collante che tiene insieme i valori che ci trasformano in popolo».

Ha quindi prospettato la cittadinanza onoraria agli alpini, «non solo per l’adunata, ma per il vostro quotidiano impegno per Pordenone». Un punto di riferimento ribadito anche dal tenente colonnello Antonio Esposito (comandante di compagnia di Loperfido sotto naia), per la Brigata Julia.

Mattinata di festa, per l’Ana di Roraigrande, nata 35 anni fa, il 18 ottobre 1981. «Non sono momenti esaltanti – ha premesso il capogruppo Luigi Falcomer, con i “suoi” alpini e il vice Gianpaolo Guiotto – tra crisi, immigrazione, guerre.

La speranza è che i nostri figli e nipoti sappiano fare loro gli ideali che furono dei nostri padri, di chi dovette combattere, di noi alpini».

Inno nazionale cantato dal coro Ana Montecavallo per l’alzabandiera e onore ai Caduti al Sacello di via Superiore, quindi la messa, celebrata dal parroco don Giorgio Bortolotto, nella chiesa di San Lorenzo.

Tra i presenti, il presidente dell’Istituto del Nastro Azzurro Aldo Ferretti, dell’associazione Famiglie caduti e dispersi in guerra Julia Marchi, il past president Ana Giovanni Gasparet, il console dei Maestri del lavoro Daniele Pellissetti, alpino iscritto a Roraigrande per 14 anni direttore de “La più bela fameja” e tuttora impegnato a trasmettere alle nuove generazioni «i valori e i doveri, e poi arrivano i diritti», per dirla col vicepresidente vicario della sezione Ana Mario Povoledo.

«La gente ci vuole bene – ha detto – perché sa che può contare sulla nostra serietà. Non ci giriamo dall’altra parte, davanti ai problemi e alle cose che non vanno.

Tenendo gli occhi aperti guardiamo anche le miserie del mondo, le guerre, le ferite di uomini e donne privati della dignità del lavoro, della casa, di tanti valori sognati da coloro che hanno sacrificato la loro vita».

Ha quindi concluso: «Cosa sarebbe della nostra Italia, se non ci fossero stati gli alpini? Sicuramente sarebbe più povera. Viviamo in una nazione bistrattata e umiliata, ma la difendiamo e la amiamo».

Dopo la messa con recita della preghiera dell’alpino, “rancio” al centro comunitario con concerto del coro Ana Montecavallo.

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