L’architetto dei due mondi che combattè sul monte Rest

Rinaldo Fabbro è morto a 94 anni nei giorni della commemorazione della battaglia. Emigrato in Australia, aveva voluto che le sue opere fossero costruite dai friulani

TRAMONTI DI SOPRA. La cerimonia per ricordare i sette partigiani morti nella battaglia del monte Rest nell’ottobre 1944, ospitata a Tramonti di Sopra, quest’anno non ha visto la partecipazione di uno dei protagonisti di spicco del combattimento valligiano, che pur abitando agli antipodi dell’Italia non mancava mai a quello che per lui era un appuntamento imperdibile.

Il destino ha voluto che il 94enne Rinaldo Fabbro, comandante del battaglione Monte Canin della 18ª divisione Osoppo, si spegnesse a Sydney mentre in Val Tramontina si ricordavano i suoi vecchi compagni di battaglia, che sul monte Rest hanno perso la vita.

Originario di Magnano in Riviera, dopo avere interrotto gli studi universitari, a 22 anni si era unito alle formazioni partigiane. “Otto” era il suo nome di battaglia. A capo di una trentina di uomini, aveva operato anche in Val Tramontina, lottando contro repubblichini, tedeschi e cosacchi.

Dopo la guerra, Rinaldo si era laureato in architettura a Venezia ed era emigrato in Australia, terra in cui ha avuto successo. Il periodo di militanza nella Resistenza era comunque rimasto indelebile nella sua mente: a segnarlo, in particolare, la battaglia del Rest.

Ogni anno, in ottobre, si recava in Friuli per essere presente alla cerimonia commemorativa celebrata davanti al monumento di passo Rest dai Comuni valligiani. Quando parlava di quegli avvenimenti, si commuoveva, come hanno ricordato i familiari. Rinaldo aveva scritto un memoriale, che l’autrice medunese Paola Valle aveva riportato nel suo libro “Memorie”.

Nell’opera, il partigiano parla dei successi professionali in Australia come architetto. Il grande ingegno e le sue tecniche di costruzione innovative lo avevano fatto conoscere pure in diversi Paesi: era stato definito «l’architetto dei due mondi». Sydney, Melbourne e altre città dell’Australia sono state, per buona parte, costruite da lui.

Rinaldo era anche una persona altruista: non aveva dimenticato i “suoi” partigiani, cui era rimasto molto legato. Quando in Australia gli era stato assegnato il primo importante lavoro, era stato chiaro coi committenti: avrebbe eseguito le opere solamente se, per quel progetto, fossero stati reclutati operai friulani. C

on l’aiuto della sorella Ornella (partigiana osovana col nome di battaglia “Adria”), di un cugino e altre persone, era riuscito a fare sbarcare in Australia 380 friulani, tra i quali tutti i suoi partigiani.

“Otto” è voluto essere riconoscente agli uomini che avevano combattuto al suo fianco e lo ha dimostrato in maniera concreta, dando loro la possibilità di avere un futuro migliore. In Australia si è sposato con Giulia, con la quale ha costruito una famiglia numerosa: ha avuto cinque figli e tanti nipoti, cui ha raccontato la lotta contro fascisti, tedeschi e cosacchi.

Alcuni anni fa, è tornato in Friuli anche con alcuni figli e nipoti interessati a conoscere i luoghi in cui era stato partigiano. Una mattina sono partiti da Udine per raggiungere il passo del monte Rest, indossando un abbigliamento simile a quello dei partigiani. Al collo portavano il fazzoletto verde dei combattenti della Osoppo.

Rinaldo lascia in Australia la moglie Giulia, figli e nipoti e a Udine la sorella Ornella e il fratello Alberto.

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