«Inni del duce in sala Degan, è apologia»

Pordenone. Il presidente dell’Anpi provinciale, Giuseppe Mariuz: «Non mancherò di denunciare il reato nelle sedi competenti»

PORDENONE. La notizia del ciclo di conferenze sulla innografia per Benito Mussolini, finita al centro di un’interrogazione del Pd, porta il presidente dell’Anpi provinciale, Giuseppe Mariuz, a esprime un commento sarcastico.

«Noi teniamo rapporti istituzionali con tutti gli enti pubblici, anche se non ci facciamo eccessive illusioni su alcune amministrazioni, come quella di Pordenone. D’altronde – continua Mariuz – il titolo stesso del ciclo di conferenze, “La innografia per Benito Mussolini, artefice della rivoluzione fascista e duce della Nuova Italia”, riprende di pari passo l’espressione fascista, usata durate il ventennio, per esaltare il culto di Mussolini, le nefandezze e le miserie del fascismo. Voglio solo far notare – osserva Mariuz – che l’apologia del fascismo in Italia è ancora vietata».

Il coordinatore delle conferenze ha già chiarito che non si tratta di apologia bensì di una lezione di storia, l’amministrazione ha rinviato la scelta dell’organizzazione alla giunta Pedrotti, ma l’ex assessore ha respinto ogni paternità.

Secondo Mariuz, «tutta l’innografia del fascismo è intrisa di odio per la democrazia e per gli avversari politici che, negli anni Trenta, quando venivano sfornati gli inni al duce, erano fucilati e rinchiusi in galera. La legge Scelba, ancora in vigore – nota il presidente dell’Anpi – colpisce anche la propaganda razzista di Faccetta nera. Per quanto riguarda l’Anpi, posso solo assicurare che, oltre alla doverosa organizzazione di una adeguata risposta democratica, non mancherò di segnalare, nelle sedi appropriate, l’apologia di fascismo messa in atto in un luogo simbolo della cultura, la biblioteca civica e, per essere precisi – aggiunge Mariuz – in quella sala dedicata alla professoressa Teresina Degan. Solo nominandola, gli amministratori dovrebbero provare vergogna nel consentire di suonare inni fascisti in quel luogo».

Aggiunge Mariuz: «Voglio ricordare che Teresina Degan, giovane studentessa, aveva organizzato gli antifascisti pordenonesi subito dopo l’8 settembre 1943, alla stazione ferroviaria di Pordenone, per aprire i chiavistelli dei vagoni dei carri bestiame e permettere la fuga dei soldati italiani, catturati dai nazisti, diretti ai campi di sterminio in Germania».

Teresina Degan, di famiglia antifascista - il padre Vincenzo è stato assessore nella prima giunta socialista di Pordenone del sindaco Guido Rosso – a solo 18 anni sosteneva il movimento partigiano a Pordenone. In seguito, insegnante esemplare, è diventata preside proprio nell’attuale sede della biblioteca, allora Istituto per geometri che, una volta trasferito nella nuova sede, il consiglio di istituto, su sua proposta, ha voluto dedicare al Presidente partigiano Sandro Pertini.

Storica e scrittrice di primo piano, Teresina Degan ha regalato alla città una bibliografia fondamentale per ricostruire le vicende del movimento operaio, antifascista e della Resistenza a Pordenone. Forse la professoressa Teresina Degan poteva immaginare che nella sua scuola le venisse dedicata un’aula, non certo, rimarca l’Anpi, l’apologia del fascismo.

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