Sfratti, rischio processo per i proprietari impulsivi

Pordenone. Gli sgombera il garage per il mancato pagamento dell’affitto e finisce imputato. La procura chiede l’archiviazione, ma il caso potrebbe creare un precedente

PORDENONE. Sgombera il garage in affitto all’insaputa del suo inquilino, lamentando il mancato pagamento del canone di locazione e finisce nei guai con l’accusa di esercizio arbitrario delle proprie ragioni.

La Procura ha chiesto l’archiviazione, l’inquilino, assistito dall’avvocato Francesco Ribetti, si è opposto. Il caso è stato discusso ieri dinanzi al gup Roberta Bolzoni, che si è riservata.

«Ci siamo opposti per scongiurare un precedente giuridico molto pericoloso – ha precisato l'avvocato Ribetti –. Non può passare il concetto che il locatore può riprendersi l'immobile senza seguire le vie legali, ma facendosi giustizia da sé. Peraltro non mi risulta che siano mai stati notificati al mio cliente sfratti per morosità o atti per il recupero di eventuali crediti».

Il proprietario del garage, un anziano pordenonese, difeso dall’avvocato Ladislao Kowalski, aveva chiesto la restituzione dell’immobile con una certa urgenza, perché lo doveva vendere. L’inquilino aveva assicurato che avrebbe provveduto, nell’arco di qualche settimana.

Quando è arrivato, però, il garage era vuoto. Tutti i suoi beni erano stati portati via dal locatore che ha chiesto all’inquilino di pagare i canoni arretrati. Il conduttore ha sporto così denuncia per recuperare i suoi beni.

Al di là del caso specifico, l’avvocato Kowalski nella sua veste di presidente dell’Uppi,Unione dei piccoli proprietari immobiliari, mette in guardia i locatori dai potenziali rischi giudiziari nei quali si può incorrere in queste situazioni, che si verificano con una certa frequenza.

«Se l’inquilino non utilizza più i locali, ma non vi è una formale restituzione, sorge il dubbio se il proprietario possa o meno accedere liberamente all’immobile – ha osservato Kowalski –. Nel caso in cui il locale risulti abbandonato o con la serranda aperta, si può ravvisare una volontà manifesta da parte del conduttore di lasciare l’immobile».

Cosa succede se l’immobile, invece, è chiuso? «Se dentro – risponde Kowalski – c’è ancora l’inquilino, bisogna ricorrere alla procedura di sfratto, che si conclude solitamente dopo 8-9 mesi. Comporta, però, costi rilevanti di assistenza legale. Se l’inquilino non c’è, ma il locale è chiuso, si può fare una procedura di esecuzione, ma nel frattempo si continuano a pagare le imposte fiscali su un reddito inesistente fino alla convalida dello sfratto. Se l’inquilino ha lasciato beni o effetti personali, il proprietario ne diventa il custode e deve conservarli con la dovuta cura. Meglio invitare l’ex conduttore, con una diffida, a venirli a prendere».

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