Deve togliere le slot, ricorso a Mattarella

Il Comune: «Il bar è troppo vicino alla scuola, il regolamento parla chiaro». L’esercente si rivolge al Capo dello Stato

PORDENONE. Un caso che farà discutere e soprattutto che farà scuola, almeno in città, dove il fenomeno dell’azzardo è cresciuto negli anni della crisi. La titolare di un bar ha ricevuto dal Comune l’ordine di sbarazzarsi delle slot machine nel suo locale perché troppo vicine a un istituto scolastico. Per tutta risposta lei ha presentato ricorso al Capo dello Stato.

I fatti. Il 3 agosto scorso, come si legge in delibera, il funzionario dello sportello unico delle imprese del Comune ha ordinato la disinstallazione immediata delle macchinette che si trovano nell’esercizio in Viale Grigoletti (al civico 21/b) e che risponde all’insegna “Caffetteria Sunsets”. La titolare dell’impresa, Li Jianmei, si è quindi rivolta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nell’ultima giunta comunale, l’amministrazione ha dato mandato agli uffici legali pdi roporre atto di opposizione per il trasferimento in sede giurisdizionale del ricorso straordinario al Capo dello Stato, ma anche di costituirsi e resistere nell’eventuale giudizio davanti al Tar in eventuali ricorsi successivi.

L’oggetto del contendere è la vicinanza del pubblico esercizio al collegio don Bosco. Due anni fa la Regione Friuli Venezia Giulia ha approvato una norma sul gioco d’azzardo. In base a quella legge le nuove sale non possono essere aperte entro 500 metri dai cosiddetti punti sensibili: scuole, asili, casa di riposo. Quelle precedenti alla legge restano, ma fino alla scadenza dell'autorizzazione. Dopo quella data è facoltà di chi concede l'autorizzazione rinnovarla o meno.

A dicembre 2015 la norma è stata ulteriormente affinata: equiparando alla nuova installazione il rinnovo del contratto stipulato tra esercente e concessionario per l'utilizzo degli apparecchi, la stipulazione di un nuovo contratto, anche con un differente concessionario, nel caso risoluzione del contratto esistente, l’installazione dell'apparecchio in un altro locale in caso di trasferimento della sede dell’attività. Questo consente alle amministrazioni comunali qualche strumento in più per limitare attività che comunque sono pienamente legali.

«I regolamenti parlano chiaro e l’ufficio ha fatto altro che applicare la norma – dice l’assessore al commercio Emanuele Loperfido –. Il ricorso presentato è interessante perché ci consentirà di fare chiarezza su eventuali interpretazioni». L’amministrazione ha in animo di stabilire regole più severe anche per altre tipologie di attività commerciali. «Penso ai “compro oro” – evidenzia Loperfido –. Anche in questo caso servirebbero delimitazioni rispetto ad alcuni luoghi sensibili».

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