Sacile-Gemona, Rfi ristruttura: "Ora la Regione metta i treni"

Il senatore Sonego parla del contratto di programma tra ministero e società proprietaria della linea. «Il problema delle risorse non esiste. Anzi, Trieste dovrebbe restituire i fondi incamerati dal 2012»

MANIAGO. «Il contratto di programma 2016-2021 tra il ministero dei Trasporti e Rete ferroviaria italiana è positivo, ma per la Sacile-Gemona è solo la conferma di una cosa assodata da sempre: Rfi è tenuta a mantenere la linea in esercizio e così farà, riattivandola del tutto entro l’anno. Il servizio, ovvero la circolazione dei treni, è invece compito della Regione, che per tale funzione riceve tutti gli anni dallo Stato i fondi necessari: anzi, anche qualcosa in più.

I denari arrivano grazie a un decreto del 2004 che ho negoziato io, da assessore regionale ai trasporti». Il senatore Pd pordenonese Lodovico Sonego torna nuovamente sull’argomento ferrovia Pedemontana, dopo alcuni mesi di silenzio. E lo fa a modo suo. Pungolando chi sta a Trieste. «Il problema delle risorse non esiste – evidenzia – Anzi, a rigore, se lo Stato eroga i denari alla Regione per il servizio della Sacile-Gemona e questa il servizio non lo fa, quelle risorse dovrebbero essere restituite allo Stato».

Risorse incamerate dal 2012, quando la circolazione venne sospesa dopo lo svio del Minuetto a Meduno. Quattro anni abbondanti in cui non s’è visto circolare nulla, a parte qualche corsa per verifiche tecniche.

I lavori. Rete ferroviaria italiana ci mette più o meno 17 milioni, tanto vale la sistemazione della Sacile-Gemona, come definito nel protocollo d’intesa siglato a Roma dalla Regione nel novembre scorso. Tolta la ruggine ed eliminata l’erbaccia infestante, sui binari vanno fatti circolare i treni. Undici quelli previsti giornalmente tra corse di andata e ritorno, inseriti nel contratto di programma 2016-2021 tra Rfi e ministero.

A chi spettano? «Non ci sono dubbi: al servizio ci deve pensare la Regione»: puntualizza il senatore. Come? «Attraverso Trenitalia, un passaggio obbligato visto che è stato prorogato il contratto di servizio precedente. Oltretutto dispone del personale e dei convogli da impiegare sulla linea». I Minuetto? «Già». Vista così rispetto al 2012 non cambierà nulla, a parte qualche corsa in più per la gioia dei pendolari che si battono da tempo per il ritorno del treno, stanchi del bus sostitutivo.

La linea. La Sacile-Pinzano-Gemona, 54 chilometri a binario unico non elettrificati, prima della sospensione delle corse era il “regno” dei Minuetto. Convogli formati da tre unità inscindibili, sovradimensionati per il servizio: 122 posti a sedere di seconda classe e 24 di prima classe, più 200 in piedi, quando le ultime corse sulla Pedemontana prima della sospensione registravano una bassa presenza di passeggeri.

Sottolinea Sonego: «Undici treni giornalieri in servizio commerciale sulla Pedemontana sono in linea con altre tratte a bassa frequentazione, come la Udine-Palmanova-Cervignano (13 convogli), o la Casarsa-Portogruaro (17 convogli)». Perchè i costi di esercizio, a questo punto, non paiono un problema? «Per il semplice fatto che sono un non problema.

Mi spiego: se prendiamo una linea trafficata, come la Venezia-Udine, vediamo che i ricavi da sbigliettamento rappresentano il 24, 25 percento delle entrate nel bilancio d’esercizio. Quindi, un esercizio ferroviario, anche il più “virtuoso”, sarà sempre in perdita se non adeguatamente supportato». Problema non nuovo: è ciò che accade per il trasporto locale con i bus.

La Regione. «Riattivare la linea nel 2012 sarebbe stato più semplice: per fortuna Rfi ne aveva deciso soltanto la sospensione, e non la chiusura, per cui siamo potuti intervenire» aveva spiegato a novembre al Messaggero Veneto l’assessore regionale ai trasporti, Mariagrazia Santoro, a margine della stipula del protocollo d’intesa tra Regione e Rfi.

Quello che garantisce i lavori milionari per riattivare la linea. «Le ultime corse prima della sospensione dell’esercizio avevano una media di 12 passeggeri, insufficiente per continuare a garantire il mantenimento dei collegamenti» aveva rilevato Santoro, aggiungendo: «Rfi ha appoggiato il progetto perché non è soltanto a valenza regionale, ma interessa, e impegna in prima persona, i territori».

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