Stangata alla banda dell’ “oro rosso”

Quattro condanne a 3 anni di carcere, 11 mila euro di risarcimento al Comune. A incastrarli il Dna sui mozziconi di sigaretta

CORDENONS. Furto di rame da oltre 10 mila euro nel cimitero di Cordenons. I responsabili del colpo erano stati individuati grazie all’impegno investigativo della polizia di Stato. A incastrarli definitivamente avevano contribuito i risultati degli esami del Dna eseguiti su tre mozziconi di sigarette rinvenuti sul luogo del furto.

Ieri mattina, per quel raid ladresco risalente alla notte tra il 25 e 26 aprile del 2013, sono arrivate quattro pesanti condanne per furto aggravato a 3 anni di reclusione più mille euro di multa. Al Comune, parte civile, 11 mila euro di risarcimento più 3.447 euro di spese.

A processo, davanti al giudice monocratico Licia Consuelo Marino, erano cinque moldavi e un cittadino ucraino. Condannati a tre anni il 56enne moldavo Ilic Severin, l’ucraino 55enne Sergiy Sagan, entrambi residenti a Pordenone, Adrian Arama, moldavo 24enne e Victor Arama, moldavo 22enne, entrambi residenti a Padova. Assolti per non aver commesso il fatto gli altri due imputati, i moldavi Vasile Rotari, 23 anni, e Sergiu Teut, 24 anni, anch’essi residenti a Padova. Tutti i sei imputati erano difesi dall’avvocato Giovanni Bonora del foro di Pordenone. Il Comune di Cordenons si era costituito parte civile con l’avvocato Luigi Bonomo.

Nella notte tra il 25 e il 26 aprile di quattro anni fa erano stati rubati circa 80 metri quadri di lastre in rame (per la precisione 79,20 metri quadri) che fungevano da tetto e manto di copertura per alcune cappelle funerarie. Al cimitero, verso l’alba, era giunto il custode comunale. Accortisi della sua presenza, erano scappati a bordo di un furgone. La polizia, nell’ambito dell'attività investigativa finalizzata a combattere il fenomeno dei furti del cosiddetto “oro rosso”, si era messa immediatamente sulle tracce dei ladri.

Mese dopo mese erano stati raccolti elementi che avevano portato a individuare i presunti responsabili. Decisivi si erano rivelati gli esiti degli accertamenti sulle celle telefoniche vicine al cimitero, che avevano “agganciato” i cellulari dei sospettati, e l’esame del Dna sui mozziconi. Due dei sospettati, tra l’altro, risultavano lavorare per una ditta che provvedeva al rifacimento delle coperture di rame.

I furti di “oro rosso”, negli ultimi anni, sono ormai diventati una consuetudine in provincia di Pordenone come nel resto del Paese. Anche a Cordenons si erano registrati episodi analoghi (non imputabili, peraltro, ai quattro condannati ieri). L’impegno profuso dalle forze dell’ordine nel contrastare il fenomeno, tuttavia, consente sempre più spesso di risalire agli autori dei raid ladreschi.

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