Grande guerra, scrittore restaura le vecchie tombe

Lo scrittore Emilio Del Bel Belluz fa restaurare la tomba di un aviatore polacco caduto a Pasiano durante la Grande guerra affinchè la storia non sia dimenticata

PASIANO. Lo scrittore Emilio Del Bel Belluz fa restaurare la tomba di un aviatore polacco caduto a Pasiano durante la Grande guerra affinchè la storia non sia dimenticata. Venerdì mattina, nel giorno del centesimo anniversario della morte, porterà un fiore sulla tomba.

«Sono diversi i soldati stranieri deceduti nel primo conflitto mondiale sepolti nei cimiteri pasianesi, penso in particolare a quelli di Rivarotta e Visinale, ma anche di Cecchini e Ghirano: dato che sono tombe antiche e abbandonate a sé stesse, ho deciso di restaurarle un po’ alla volta – spiega Del Bel Belluz – Ho ereditato da mio padre il rispetto che dev’essere portato verso ogni soldato caduto in guerra. Gli anni passano ma la storia deve essere ricordata affinché non si ripetano le guerre».

Recentemente lo scrittore ha restaurato la tomba dell’aviatore polacco Bronislaw Josef Saloni, nato in Polonia il 13 marzo 1893 ma, come suggerisce chiaramente il nome, di origine italiana. I suoi ascendenti, perseguitati politici, abbandonarono l’Italia nell’Ottocento e trovarono rifugio in Polonia, dove Bronislaw nacque nella città di Kolbuszowej.

L'aviatore, nelle fila dell’esercito austroungarico, cadde sui cieli di Rivarotta il 10 marzo 1917, tre giorni prima del ventiquattresimo compleanno. La tomba, nel cimitero di Rivarotta, venne fatta erigere da Ferruccio Luppis, console in Polonia e Grecia.

Sulla lapide in marmo fece scrivere la breve storia di questo soldato dell'impero in polacco e in italiano: «Forzatamente servendo in nemiche schiere lontano dalla patria nella terra d'Italia, i cui figli sinceramente amava. Possa Iddio ricompensarlo per la sfortuna  della sua giovane vita». La lapide è corredata da un’aquila di colore bianco.

Quando lo scrittore Ferruccio Luppis tornò dalla guerra a Rivarotta, trovò la sua villa saccheggiata. Girando per il territorio trovò le croci di alcuni soldati austriaci. Si soffermò su quella di Saloni, decidendo di erigergli una tomba. Nel suo diario scrisse: “Fra quelle croci mi colpì un nome italiano: Saloni. Si, anche un italiano giaceva fra coloro che avevano combattuto contro di noi.

Egli doveva trovare la sua tomba in quella terra, che fu la sua  e contro la quale la mostruosa politica l'aveva costretto a combattere. Lo seppellimmo poi nel cimitero di Rivarotta, ergendo a suo ricordo un piccolo monumento, con l’Aquila bianca che ricorda l’ironia della storia e il destino dei popoli, costretti a trasformare in odio il loro amore. Questo nostro sentimento, a onor del vero, fu sempre rispettato dalla popolazione locale, anche quando Mussolini osò proclamare liquidata la Polonia».

Da diversi anni Emilio Del Bel Belluz ha raccolto l’eredità di Ferruccio Luppis e restaura le sepolture dei caduti in guerra. «Ogni volta penso a quelle madri che probabilmente non hanno saputo più niente del figlio e non hanno avuto neppure una tomba su cui piangere – chiosa lo scrittore-restauratore – Per questo dobbiamo preservare e tramandare la nostra storia».

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