Trucidò Irina, ora è in cella a Pordenone

Tensioni al carcere di Santa Bona: il 19enne doveva essere scortato per evitare contatti coi detenuti

PORDENONE. Mihail Savciuc, il 19enne originario della Moldavia, accusato di aver trucidato l’ex fidanzata ventenne Irina Bacal, incinta di sei mesi, è stato trasferito nel carcere di Pordenone, nella sezione protetta per i detenuti accusati di reati particolarmente gravi o di crimini di natura sessuale.

Il trasferimento è stato deciso per scongiurare tensioni nel carcere di Santa Bona dove la direzione aveva dovuto adottare misure di sicurezza particolari per la custodia di Savciuc.

Il giovane di Godega di Sant’Urbano non era ben visto dagli altri detenuti: il brutale assassinio della fidanzata incinta non è contemplato nel codice d’onore dei carcerati. Saviciuc era stato pertanto messo in semi-isolamento, per evitare i contatti con gli altri detenuti e per ogni spostamento nelle aree comuni di Santa Bona doveva essere scortato.

Una situazione potenzialmente esplosiva, che ha spinto la direzione del carcere a trasferire il detenuto nella sezione speciale di Pordenone.

Savciuc, studente di 19 anni, ha confessato l’omicidio alla polizia tre giorni dopo la scomparsa della ragazza, sparita domenica 20 marzo.

A incastrarlo, il fatto che aveva tentato di rivendere collana e cellulare appartenenti a Irina. La mamma della giovane l’aveva cercata ovunque. Poi i sospetti si erano concentrati sull’ex fidanzato Mihail Savciuc, con il quale la ragazza doveva incontrarsi per un chiarimento dopo una relazione interrotta da qualche mese. Da Mihail, però, Irina aspettava il figlio che aveva in grembo. Una gravidanza a cui lei non aveva voluto rinunciare: questo sarebbe stato il movente del delitto.

Lo stesso 19enne ha fatto trovare il corpo di Irina vicino a un ruscello di Formeniga, in via Manzana.

Era stata colpita con una pietra, strozzata, derubata. Morti lei e il feto.A bordo della Renault Clio di Savciuc sono state trovate tracce ematiche, sul tappetino lato passeggero e nel bagagliaio. Le tracce hanno reagito al luminol passato dagli inquirenti.

Dovranno essere eseguiti ulteriori esami di laboratorio, per verificare a chi appartengono quelle tracce ematiche. Gli esperti della polizia scientifica sono andati alla ricerca di macchie di sangue, invisibili ad occhio nudo.

A bordo della Clio Savciuc aveva portato la ragazza nel boschetto di via Manzana. Lì, a quanto ha riferito, si è consumato il delitto e si è poi sbarazzato del cadavere. Per stabilire a chi appartengono quei residui e se siano riconducibili al delitto, dovranno essere recuperato eventuali tracce di dna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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