Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui
Esci

Un prete predisse il disastro del Vajont con 18 anni di anticipo

Era parroco a Casso, ebbe il sogno premonitore della tragedia. Indicò i punti dove la frana sarebbe caduta, ma nessuna autorità lo ascoltò

ERTO E CASSO. «Altro che visionario, don Guido era un vero mistico che predisse il Vajont con chiaroveggenza e che merita di essere ricordato per il suo impegno sociale».

Don Matteo Pasut, storico prete di Erto e noto autore di libri sulle tradizioni locali, vuole “riabilitare” a tutti i costi il collega bellunese Guido Bortoluzzi: il presule, attivo a Casso negli anni Quaranta, aveva avuto una visione del disastro del Vajont.

Ne parlò a molti ma nessuno gli credette. Salvo poi ricordarsene 18 ...

Paywall per contenuti con meter e NON loggati

Paywall per contenuti con meter e loggati

Paywall per contenuti senza meter

ERTO E CASSO. «Altro che visionario, don Guido era un vero mistico che predisse il Vajont con chiaroveggenza e che merita di essere ricordato per il suo impegno sociale».

Don Matteo Pasut, storico prete di Erto e noto autore di libri sulle tradizioni locali, vuole “riabilitare” a tutti i costi il collega bellunese Guido Bortoluzzi: il presule, attivo a Casso negli anni Quaranta, aveva avuto una visione del disastro del Vajont.

Ne parlò a molti ma nessuno gli credette. Salvo poi ricordarsene 18 anni dopo, a sciagura avvenuta. Da anni don Matteo sta raccogliendo del materiale sul sacerdote della frazione, morto in odore di santità nel 1991.

L’intenzione è quella di scrivere un saggio che approfondisca non tanto la figura del confratello (già oggetto di amplissimi studi) quanto la specifica vicenda della premonizione della frana.

«Glielo dobbiamo di cuore perché cercò in tutti i modi di evitare duemila vittime – racconta don Matteo –. Lo presero per pazzo. Anzi, continuano a denigrarlo e ciò non va bene. Tutti noi che abbiamo conosciuto da vicino le vicende della catastrofe dobbiamo fare la nostra parte, documentando e testimoniando la sua umanità».

In effetti la vicenda è ancora avvolta da un alone di mistero: è il 1945 e don Guido, nato a Puos d’Alpago nel 1907, si trova a Casso. In quel momento solo al ministero dei Lavori pubblici si sa del progetto di costruire una diga sul Vajont.

L’autorizzazione venne infatti rilasciata il 13 ottobre del 1943, in pieno caos istituzionale legato all’armistizio di un mese prima. Di conseguenza nel 1945 a Erto e Casso nessuno sa ancora del futuro bacino idroelettrico.

Del resto quelli sono mesi difficilissimi, con la guerra che imperversa, i nazisti che braccano i partigiani tra le vette della zona e la carestia che obbliga più di qualcuno a emigrare.

Una notte don Bortoluzzi viene sconvolto da un sogno talmente realistico da lasciarlo senza parole: da quel momento il sacerdote descriverà con 18 anni di anticipo i punti in cui si sarebbe staccata la faglia del monte Toc.

Indicò alcuni punti del territorio per spiegare come sarebbero stati modificati a seguito dell’evento, parlerà di migliaia di morti e sfollati, offrendo persino una panoramica della tipologia dei danni (a Casso le vittime furono colpite dai detriti schizzati in alto più che dalla furia dell’acqua).

Gli abitanti della borgata che hanno avuto modo di parlargli in quella fase cruciale sono ormai mancati da tempo ma figli e nipoti hanno ancora in mente i racconti su don Guido e la sua crociata contro la diga.

Come conferma don Pasut, nessuna autorità gli diede ascolto, neppure quando di lì a qualche anno le ruspe arrivarono davvero in paese per i primi scavi sul greto del Vajont.

In pochi restarono a fianco del presule di Casso, da quel momento guardato con sospetto dai superiori per timore di sobillazioni popolari e falsi predicatori.

Le sue lettere a sindaci, vescovi e giornali vennero cestinate e molte sono andate perdute. Per don Bortoluzzi iniziò una sorta di “osservazione” ecclesiastica che terminò solo con la sua morte.

«Sembra una leggenda ma si tratta di fatti documentati» , ha concluso il sacerdote pordenonese che ora vorrebbe approfondire meglio la vicenda con un nuovo scritto.

E intanto la fama di Bortoluzzi inizia a superare i confini nazionali grazie a un gruppo di sostenitori che hanno aperto un sito internet.

©RIPRODUZIONE RISERVATA