Missioni militari pagate con buoni ferie 

Pordenone, una madre di famiglia chiede al ministro della Difesa di intervenire: «Non mangiamo con quelli, né saldiamo le bollette»

PORDENONE. Partecipano ad una esercitazione internazionale di quasi tre mesi e lo Stato anziché riconoscere l’indennità liquida il dovuto in “buoni ferie”. «Ma con questi non si mangia né si pagano le bollette».

È una madre di famiglia a prendere carta e penna e a scrivere al ministro della Difesa Roberta Pinotti, dopo che un’interrogazione depositata a suo tempo dalla Lega nord non ha avuto esiti.

Una cartella fitta fitta, molto garbata, quella che la donna, madre di famiglia del Pordenonese e moglie di un militare, invia alla massima autorità politica delle Forze armate, il ministro appunto, e alle massime autorità militari, i capi di stato maggiore di Difesa ed Esercito. Una lettera scritta col cuore, elencando i “conti della serva”, perché questi si sa che per molti non sono tempi d’oro.

Il caso riguarda il settimo reggimento Trasmissioni di Sacile, facente capo alla Brigata corazzata Ariete, «ma risulta che anche altri stiano vivendo la stessa situazione».

Una sessantina di soldati, tra ottobre e dicembre dello scorso anno, hanno partecipato a “Summer Tempest 2016”, esercitazione internazionale di diversi reggimenti e corpi, in Sardegna.

«Verso metà marzo di quest’anno – spiega la madre di famiglia nella lettera – è stato comunicato che non ci sarebbe stato alcun compenso monetario per il periodo in Sardegna, ma una “retribuzione in ore di ferie” per un totale di circa due mesi e mezzo.

Come Lei può ben capire, noi famiglie non possiamo accettare un baratto del genere da parte dello Stato: noi non paghiamo le bollette con le ferie né esistono buoni ferie per fare la spesa».

Nella lettera si fa presente che alcuni comandi presenti in Sardegna sarebbero già stati pagati, sebbene in percentuale variabile.

«Dall’alto viene comunicato – continua la lettera indirizzata al ministro della Difesa – che non ci sono soldi per il compenso monetario, obbligando il personale a consumare i giorni di ferie scambiati per paga e allo stesso tempo viene richiesta la presenza degli stessi a prossime esercitazioni su suolo italiano e internazionale».

L’interrogazione parlamentare è stata depositata dal capogruppo della Lega nord alla Camera Massimiliano Fedriga il 28 marzo. «Non ha avuto alcun riscontro». Così, gli interessati sono «costretti ad affidarci agli avvocati per un nostro diritto».

Da donna a donna, da madre al ministro, è il tono delle successive annotazioni destinate al ministro. «Lei può ben immaginare il disagio che comporta l’assenza di un padre di famiglia, considerando che ad ogni uscita vengono anticipati dei soldi per necessità.

Alcune famiglie hanno dovuto affrontare altre spese, come una baby sitter e nel mio caso la chiusura di un’attività artigianale a cui ho dovuto togliere tempo per l’assenza di mio marito».

La conclusione: «Le chiedo se nell’Esercito sia previsto personale di serie A e di serie B e con quali criteri di valutazione venga suddiviso. Il reparto di Sacile non è l’unico interessato; altro personale, in diverse parti d’Italia, si sta muovendo per vie legali.

Le chiedo, cortesemente, di considerare la mia segnalazione come un aiuto per risolvere questa situazione che sta creando diversi gravi disagi alle famiglie».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Video del giorno

Juve-Roma, il labiale di Orsato: ''Sui rigori non si dà vantaggio, se poi li sbagliano non è colpa mia''

Gallinella su purea di zucca, patate croccanti e cavolo riccio

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi